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Due bimbi di sette anni trovano lavoro a un papà disoccupato

Gidion, figlio di ghanesi, confida le difficoltà del padre al compagno di scuola. Gregorio ne parla con il nonno imprenditore, che offre un impiego al papà dell'amico

Diego Bortolotto
2 minuti di lettura
L'imprenditore Oliviero Spolaor e Patrick Aduhene 

CONEGLIANO. Una storia di solidarietà oltre il razzismo e oltre la crisi. Due bimbi di seconda elementare che trovano lavoro a un immigrato disoccupato, papà di uno dei due. L'innocenza di un bimbo di 7 anni, Gregorio, che chiede alla mamma: «Possiamo fare qualcosa per aiutare il papà del mio amico che è senza lavoro da 4 anni?». Lo scenario di questa storia a lieto fine sono le Elementari del Collegio Immacolata. Gideon, 7 anni, nato in Italia assieme a due fratelllini da genitori ghanesi, aveva trovato il coraggio di raccontare le difficoltà della sua famiglia all'amico del cuore, Gregorio. Il suo papà, Patrick, disoccupato da 4 anni, la mamma che lavora ma con un guadagno misero per 5 bocche da sfamare.

Ecco che, dove non arrivano i decreti legge e la politica, dove non arriva la diffidenza degli adulti, arriva la sensibilità di due bambini di 7 anni, che così riescono a creare uno splendido esempio di integrazione e a trovare un posto di lavoro a un papà immigrato. È stato proprio il nonno di Gregorio, un piccolo imprenditore nel settore delle carni di Santa Lucia, Oliviero Spolaor, a offrire un'opportunità all'immigrato, prendendolo nella sua azienda. Patrick Aduhene, quarantenne ghanese residente da tanti anni a Conegliano, aveva bussato a molte porte ma senza fortuna. Ci ha pensato dunque il figlio, con la complicità di Gregorio, a risolvere il problema. A Gregorio era rimasta impressa la confidenza dell'amichetto e un giorno a casa ha chiesto a mamma Francesca se poteva far qualcosa per aiutare quella famiglia d'immigrati. Francesca Spolaor è figlia di Oliverio, 76 anni, imprenditore, insieme alla moglie Rita, a sua volta responsabile del settore produzione dell'azienda alimentare del marito. Negli anni '70 Oliviero e Rita avevano una gastronomia. Nel 1989 hanno aperto un'attività di produzione arrosti nella zona industriale di Santa Lucia. Sposati da 50 anni, sono uniti da sempre anche nel lavoro. Con le altre figlie, Antonella e Giulia, portano avanti la «Capponi & Spolaor», tipico esempio di piccola realtà imprenditoriale a conduzione familiare che ha fatto la fortuna del Nordest.


«La cosa che più mi ha colpito e che mi ha aperto il cuore», racconta nonno Oliviero, «è come bambini di 7 anni, che dovrebbero pensare solo ai giochi, vivano il dramma della crisi e i valori della solidarietà». Le parole del nipotino Gregorio l'hanno commosso a tal punto che si è convinto a convocare Patrick Aduhene e a offrirgli un posto di lavoro. L'immigrato da un paio di settimane è entrato a far parte della ditta. «Non ho fatto niente di straordinario, non voglio pubblicità», si schermisce l'imprenditore, «abbiamo capito che Patrick è una persona valida, è anche laureato in ingegneria». Il ghanese fa ora l'operaio semplice in produzione. Quel lavoro gli ha fatto ritrovare il sorriso. «Ringrazio il signor Oliviero, la signora Francesca e tutta la famiglia. E ringrazio Dio»: Patrick Aduhene è un uomo di poche parole, ma il suo sorriso, ad esprimere la serenità ritrovata, dice tutto. C'è giusto il tempo per una foto con Oliviero, poi il ritorno in reparto. Il più felice di tutti però, dicono i nonni, adesso è il piccolo Gregorio. Nonno Oliviero non poteva fargli un regalo più bello. E soprattutto dargli un esempio dei valori che conserverà: l'integrazione e la speranza nel futuro.

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