Addio a Vendrame reduce di El Alamein La sua vita in un libro

Fu tra i pochi a salvarsi dall’affondamento della “Victoria” Un’esistenza avventurosa narrata anche dall’Istresco

SAN POLO. Si è spento a 97 anni Pietro Vendrame, uno degli ultimi reduci di El Alamejn, prigioniero di guerra, salvatosi per miracolo dall’affondamento dell’incrociatore Victoria sotto il fuoco della Raf, mentre la motonave li stava trasportando in Libia. Pietro Vendrame, classe 1917, viveva a San Polo, ma era nato a San Michele, paese che dovette temporaneamente lasciare con la famiglia perché sfollato in Friuli, quando il fronte della Prima Guerra mondiale si spostò sulla linea del Piave. Nel 1939 fu arruolato nel IX reggimento dei Bersaglieri. Fu trattenuto militare l’anno successivo, col grado di sergente, quando l’Italia entrò in guerra. Dopo una breve permanenza in Italia, fu destinato alla guerra di Libia, ma la nave Victoria fu affondata nel bombardamento da parte degli aerei inglesi. Su duemila militari imbarcati a Taranto, si salvarono soltanto in cento tra cui Pietro. Era il 23 gennaio 1942. La presenza in mare di molti naufraghi e delle lance di salvataggio rese problematiche le manovre delle scorte rallentando le operazioni di recupero superstiti, trasformando il Victoria in un bersaglio facilissimo per gli Albacore inglesi. Alle 18.45, nonostante la reazione contraerea delle scorte e l’abbattimento di alcuni velivoli inglesi,il Victoria fu centrato da un secondo siluro e lentamente si inabissò. I superstiti, tra cui Pietro Vendrame, raggiunsero terra a Tripoli sulle coste della Libia per combattere gli inglesi. Vendrame partecipò alla battaglia di El Alamejn, fu fatto prigioniero e rinchiuso in un campo di prigionia in Egitto dagli inglesi, fino al 1946, quando i prigionieri vennero liberati e lasciati rientrare in patria. La sua storia viene raccontata nel libro sui reduci di San Polo “Le voci degli ultimi” di Simone Menegaldo (edizioni Istresco). Pietro Vendrame rientrò in famiglia a lavorare nel settore agricolo. Fu socio della cantina sociale cooperativa di Tezze e della storica latteria di Soligo. Nel 1953 sposò Serafina Cescon e si stabilì in via don Bosco a San Michele, fino al 1960, quando si trasferì di poche centinaia di metri sotto il Comune di San Polo. Lascia quattro figli: Girolamo che prosegue l’attività del padre, Marina ex infermiera agli ospedali di Vittorio Veneto e Conegliano, Danilo, medico di famiglia a Santa Lucia, Silvianna impiegata amministrativa del Comune di Treviso. I funerali di Pietro saranno celebrati mercoledì 7 gennaio alle ore 15 nella chiesa di San Michele.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Val d'Ega imbiancata: le ferite ricucite di Vaia

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi