"Due conviventi sono famiglia, faremo valere la sentenza"

Coppie di fatto

Caso Sinaldi, l’Arcigay pronta a dare battaglia dopo la decisione del tribunale. Il presidente Romani: «Parole storiche: la giustizia mette in ridicolo la politica»

«È una emozione grandissima leggere le parole della sentenza del giudice Barbazza. L’aver equiparato finalmente due conviventi a una famiglia è una svolta storica e importantissima. Faremo in modo che questa sentenza attraversi tutta Italia». Flavio Romani è il presidente nazionale di Arcigay. In tarda mattinata riceve copia della sentenza emessa del giudice civile di Treviso sulla causa intentata da Giuseppe Sinaldi contro il Comune di Treviso che, in quanto non familiare, aveva negato a Sinaldi di portare a casa le ceneri del compagno.

È l’ennesimo passaggio di un tam tam iniziato al mattino quando l’esito della causa, svelato dalla Tribuna di Treviso, inizia a circolare tra privati cittadini, circoli, associazioni che tutelano le copie di fatto, omosessuali o eterossessuali. Suona, e spesso, anche il cellulare dell’avvocato Innocenzo D’Angelo, che ha assistito la battaglia di Giuseppe Sinaldi fin dall’inizio portando a casa una vittoria che segnerà il passo per altre contese giudiziarie sui diritti delle coppie di fatto. Le parole scritte dal giudice trevigiano, dopo un’approfondita analisi del caso, sono nettissime: «Escludendosi che con la locuzione familiare si faccia riferimento esclusivamente ai parenti, questo giudice ritiene necessario estendere l’interpretazione del termine familiare anche al convivente more uxorio». «È una sentenza forte, fondamentale», prosegue Romani, «che dimostra ancora una volta come la giustizia stia facendo meglio della politica, stia riuscendo ad intercettare e ordinare davvero quello che accade nel Paese. La giurisprudenza cammina e si evolve, la politica invece resta incredibilmente indietro, fuori tempo, anacronistica».

Flavio Romani

L’ha sottolineato anche l’avvocato D’Angelo, parlando di una sentenza che «interpreta la normativa in maniera logica, e non prettamente materiale». Giuseppe Sinaldi, 80 anni in estate, chiedendo le ceneri di Sergio, la persona con cui aveva convissuto e condiviso tutto per oltre 25 anni, aveva intentato causa «non per fare battaglie, ma per far prevalere il buonsenso, una logica civile». Quella che ora l’Arcigay nazionale vuol far valere in ogni ambito, civile e legale. «È un diritto fondamentale che finalmente viene chiaramente riconosciuto», continua il presidente nazionale Arcigay, «spiace pensare che una persona anziana abbia dovuto muovere legali e tribunale per veder riconosciuto ufficialmente un legale durato anni ed anni. Se l’Italia politica fosse più civile, questo non sarebbe successo. Ma funziona così, purtroppo», continua Flavio Romani, «questa battaglia sui diritti si combatte a suon di sentenze, per sopperire al vuoto totale della politica». Equiparando Sinaldi ad un familiare, il giudice Barbazza gli ha permesso di portare a casa le ceneri del suo compagno di vita morto nel 2011. Il lieto fine di una storia di affetto tra due uomini che ieri ha fatto il giro d’Italia, e continuerà ad essere citato in altre aule di tribunale. «È una sentenza storica», commenta il presidente di Arcigay. E lo stesso aveva detto “a caldo” anche il parlamentare del Pd Alessandro Zan, incalzando il governo: «Aspettiamo un disegno di legge chiaro, non possiamo più aspettare che i diritti dei conviventi siano riconosciuti dai giudici». L’Arcigay parla di «schiaffo ai politici che in queste settimane si stanno adoperando per promuovere istanze a favore della famiglia naturale, intesa però nell’accezione retrograda e discriminatoria che comprende solo le coppie eterosessuali».

A stretto giro di posta, ecco le parole del senatore veneto dell’Udc Antonio De Poli: «La sentenza di Treviso evidenzia un vuoto normativo ma spetta solo al parlamento italiano legiferare in materia. Ma dico “no” a un copia e incolla del matrimonio. Serve piuttosto un disegno di legge, ragionato, sulle unioni civili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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