Piano di Ca’ Sugana: più soldi dall’Irpef

Minori introiti dallo Stato, per il 2015 mancano 6,5 milioni. Gruppo di lavoro per far quadrare i conti. Ma i tagli non bastano

Sei milioni e mezzo. A tanto ammonta la scure sul bilancio di Ca’ Sugana: la mannaia di Roma, altri tagli dai fondi regionali, e i conti sono presto fatti. L’allarme suonava da tempo, per Manildo e la sua giunta: adesso, quando mancano poche settimane alla chiusura dell’anno, il taglio si è precisato in tutta la sua dimensione, e l’allarme è diventato rosso. L’assessore al Bilancio, Alessandra Gazzola, ha convocato la maggioranza, e con un ristretto gruppo di lavoro di consiglieri, (fra i quali Sossio Vitale, presidente della commissione, e il capogruppo del Pd, Giovanni Tonella) ha varato l’operazione del «grande decespugliamento».

Spese passate ai raggi x, voce per voce. Anche quelle da poche migliaia di euro, o da alcune decine, la scure colpirà ovunque, non appena giunta e maggioranza vedranno margini. Ma è evidente che una somma come 6,5 milioni non si raggiunge a sforbiciate. E il primo progetto dell’amministrazione, adesso, è tagliare del 5% tutte le forniture. Facoltà peraltro concessa dalla legge sulla spending review.

Ma il fronte di lavoro destinato ad avere maggiori ripercussioni è quello della tassazione. E non il combinato disposto Imu-Tasi, ma quello dell’addizionale Irpef. I bene informati assicurano che l’assessore debba presentare una serie di simulazioni, ma che la linea sia stata tracciata. Più che le aliquote, verrà toccata la “no tax area”.

Non è improbabile che nel 2015 pagherà l’addizionale anche chi quest’anno ne è rimasto esente. Poco, magari, ma pagherà. Non sono esclusi, ma qui ci sono ancora ipotesi sul tappeto, che si recuperi qualcosa anche sugli scaglioni più alti.

«Non possiamo venire meno al criterio di progressività e di tutela dei meno abbienti che abbiamo seguito sin qui», osserva un esponente della maggioranza, «non cederemo di un passo sulla tutela del ceto medio».

Ma un sacrificio, per quanto minimo, arriverà anche su parte dei redditi più bassi. O meglio, chi ha pagato nel 2014 non avrà aumenti, ma appunto pagheranno lo scaglione minimo anche contribuenti rimasti fuori quest’anno.

Nel mirino anche l’Imu, ma solo quella per canoni agevolati concessi ad altre istituzioni o in base a storiche convenzioni.

Ma non sono escluse altre ipotesi: c’è chi ad esempio ha proposto, nelle riunioni di maggioranza, di intervenire sui premi ai dirigenti e sugli emolumenti extra alle posizioni organizzative. Sui 3 milioni complessivi, la metà va a dirigenti e alti funzionari, il resto è redistribuito fra gli altri. E sembra che ci sia stato chi, all’interno della maggioranza, invoca un deciso cambio di passo rispetto al passato.

Altro possibile capitolo, quella dell’alienazione del patrimonio. E più che di quello immobiliare - non sono tempi belli, questi, si vuol far cassa, e anzi vanno di moda le permute – si è discusso del pacchetto azionario di Farmacia Trevigiana (Ca’ Sugana ha ancora il 20%). Ma a fronte di un valore teorico superiore ai 2 milioni, c’è la prospettiva di incassare molto meno, dal momento che il controllo della società è saldamente in mano alla cordata privata che ne rilevò l’80% in due tranche. Così come non è scontata la vendita della farmacia Santi Quaranta: teoricamente potrebbe portare anche un introito non trascurabile, ma si devono fare i conti, prima, con i vincoli legati al fatto che si tratta di patrimonio ex Eca (anche se c’è chi ricorda come per altri edifici pubblici, vedi la palestrina Verdi nell’omonima via ai tempi del nuovo palazzo di giustizia, i vincoli non furono così stringenti).

E il pacchetto azionario di Aetre? L’amministrazione vuole vederci più chiaro. Su queste e altre ipotesi di alienazione, la linea sembra quella di non vendere nulla nel 2015, e di attendere sviluppi.

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