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Dolomite ora è americana Venduto il marchio del K2

Uno dei fondi statunitensi: «Noi avevamo offerto di più» Garanzie occupazionali per una ventina di persone

Daniele Ferrazza
2 minuti di lettura
L'insegna dello stabilimento di Montebelluna 

TREVISO. Gli americani comprano Dolomite, lo storico brand di calzature invernali che conquistò il K2. Ma la battaglia sembra non essere del tutto conclusa, nonostante l’accordo stia per essere perfezionato proprio in queste ore con la vendita agli americani del fondo Symphony del marchio, che ancora per qualche giorno fa parte del Gruppo Tecnica, di proprietà della famiglia di Giancarlo e Alberto Zanatta.

Adesso uno dei due fondi americani che hanno partecipato alla trattativa esce allo scoperto: e lancia addirittura un messaggio di interesse al controllo dell’intero gruppo Tecnica. Un’abile azione di disturbo oppure un concreto interesse a rilevare una delle più importanti realtà industriali del Veneto? Ma chi sono i pretendenti del marchio Dolomite? Il primo si chiama Brand Group International, è guidato da Tom Seavey, Tim Oulette e Bob Corlis ed ha sede a Gloucester, nel Massachussets. L’offerta per l’acquisto di Dolomite, formulata la scorsa primavera, ammonta a 8 milioni di euro più il 30% del valore del magazzino (1,7 milioni). Il secondo si chiama Symphony Global Brands, è guidato da Alvaro Fernandez-Baquera e Maximilian M. Milone, ha sede a Washington D.C. e avrebbe offerto per Dolomite la cifra di 6,7 milioni di euro più il 50% del valore del magazzino. Ed è proprio a questo fondo che finirà il marchio Dolomite.

Le due offerte davano in leggero vantaggio l’offerta di Brand Group International, ma Tecnica avrebbe accettato l’offerta, meno conveniente, di Symphony. Il closing all’operazione starebbe per avvenire giusto in questi giorni, dopo il via libera definitivo delle banche che avrebbero imposto a Tecnica di varare la vendita solo all’interno di un piano industriale complessivo di rilancio e risanamento del gruppo. Adesso uno dei due fondi americani, Brand Group International, annuncia: disponibili a valutare l’ingresso nell’intero gruppo. L’amministratore delegato, Tom Seavey, ci ha rilasciato questa intervista. Qual è il vostro interesse per il marchio Dolomite? «Dolomite ha un'eredità di brand forte con i suoi 117 anni di forte crescita globale così come la capacità di espandersi ulteriormente in Europa, Asia, e Stati Uniti e la capacità di commercializzare e di espandersi in altri segmenti». Qual è il vostro progetto industriale? «L'obiettivo iniziale era di un piano triennale mirato allo sviluppo del posizionamento verso l’alto del brand, sviluppando strategie di prodotto attraverso categorie di chiavi di mercato. Noi offriamo la nostra guida, ma abbiamo intenzione di conservare l'attuale piattaforma industriale e l'attuale squadra di sviluppo. Abbiamo intenzione di aumentare e migliorare l'attuale distribuzione così come di sviluppare canali alternativi di commercio, compreso l’e commerce». Quante persone siete disposte ad ingaggiare? «La nostra idea è quella di tenere 10-15 impiegati chiave che conducano il processo di design, sviluppo e sourcing». Pensate di tenere il brand in Italia e nel distretto di Montebelluna? «Sì, il nostro obiettivo iniziale è quello di prendere il business attuale e portare il brand ai livelli raggiunti alla fine degli anni 90. Da qui fare di Dolomite uno dei maggiori giocatori nell'outdoor senza perdere nessuno dei 117 anni di patrimonio del brand. Con l'obiettivo di mantenere e di capitalizzare su questa autenticità, crediamo che i componenti chiave del brand Dolomite debbano rimanere nel distretto di Montebelluna».

Qual è il valore della vostra offerta? «La nostra offerta formale, inviata il 26 marzo a Tecnica Group attraverso il nostro rappresentante dottor Roberto Palumbo, è stata di 8 milioni di dollari, più il magazzino scontato del 30%». Per quale ragione la trattativa si è arenata? «Siamo stati inizialmente introdotti al signor Giancarlo Zanatta da Palumbo. Attraverso di lui, nostro consulente finanziario/commercialista e legale, abbiamo negoziato e firmato un accordo di non divulgazione. Ci siamo scambiati diverse mail per definire i passi successivi. Il 26 marzo abbiamo formulato la nostra offerta, con scadenza 15 giugno. Alla fine di maggio abbiamo chiesto un incontro con mister Zanatta in modo da chiudere l'accordo o di discutere sui rimanenti punti. Subito dopo aver avanzato tale richiesta, abbiamo ricevuto una risposta dal Ceo di Tecnica Group, Peter Waiver, nella quale ci informava che avevano deciso di accettare un'altra offerta e che non c'era nessun presupposto per ulteriori discussioni. Non abbiamo mai ricevuto nessuna ulteriore spiegazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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