Zaia “licenzia” il primario che lo aveva smentito su ebola

Gallo non è più capo del dipartimento di Prevenzione: incarico ad interim al direttore sanitario La Regione gli ha inviato una contestazione medico-scientifica, il dg Roberti non lo ha riconfermato

Giovanni Gallo non è più direttore del dipartimento Prevenzione dell’Usl 9. È stato sollevato dall’incarico che ricopriva dal 2008. Resta alla dipendenza dell’Usl 9, primario dell’Igiene pubblica, una delle 4 macroaree del dipartimento (le altre sono Medicina del lavoro, Educazione alla salute e Veterinaria). Ad interim, direttore del dipartimento è ora il direttore sanitario dell’Usl 9, Michele Tessarin. Lo ha disposto il direttore generale dell’Usl 9, Giorgio Roberti, che a fine ottobre non aveva rinnovato l’incarico a Gallo, nella delibera di nomina di direzione di dipartimento. Il nome di Gallo è l’unico che non compare nella lunga lista di riconferme.

Un provvedimento senza precedenti. Anche per le ragioni: formalmente sono tecniche. La mancata riconferma è stata adottata dopo che la Regione ha inviato a Gallo una lettera di contestazione tecnica-scientifica su quanto dichiarato dal medico il 7 agosto, nella conferenza stampa convocata dal governatore Zaia a Ca’ Foncello all’indomani del caso lebbra (un caso in un comune dell’hinterland). Il primario aveva preso le distanze da alcune affermazioni del governatore, che dal caso di lebbra si era allargato all’operazione Mare Nostrum ed Ebola, lanciando un «allarme rosso» sull’arrivo dei profughi dal Mediterraneo. Gallo aveva attenuato – e di molto – i toni dell’allarme di Zaia: una presa di distanza scientifica sgradita al governatore. L’entourage di Zaia aveva fatto capire subito come il governatore se la fosse legata al dito, e avesse vissuto il «distinguo» di Gallo come un «affronto» in diretta. La conferenza convocata da Zaia, peraltro, aveva provocato immediate e roventi polemiche: da più parti si era accusato il governatore di aver «mescolato sanità e politica» in una conferenza «anomala» che accostava i riscontri scientifici sul caso di lebbra a quella che molti avevano ritenuto «propaganda» di Zaia.

Di fatto, dunque, le ragioni sembrano essere del tutto politiche. E innescano un caso davvero inusuale ai confini fra medicina, scienza e politica. Tre mesi dopo, per Gallo è arrivato il conto delle sue affermazioni, colpevoli evidentemente di non essere «in linea» con quanto proclamato dal governatore. La lettera di contestazione a Gallo, stando a quanto trapela dal muro eretto fra Treviso e Venezia – cita letteratura medica, dossier e ricerche: la Regione contesterebbe punto per punto le parole di Gallo su tempi di incubazione di Ebola, modalità e ampiezza della profilassi, veicoli di epidemia e la loro pericolosità. In sostanza, la Regione «imputerebbe» a Gallo una linea di valutazione e di condotta troppo «morbida» e «prudente» rispetto ai rischi . Va detto che il paziente colpito da lebbra è nel frattempo guarito, e che in passato Gallo non aveva mai ricevuto contestazioni di alcun tipo. È’ stato il «verdetto» di una vera e propria inchiesta interna della Regione, che aveva acquisito a caldo registrazioni audio della conferenza e rassegna stampa.

«Non disturbare il manovratore», dice più di qualcuno in un ospedale Ca’ Foncello dove il provvedimento ha avuto l’effetto di una bomba, rimbalzata presto a Venezia. Raccontano - ma siamo a livello di rumors - di un colloquio molto franco tra il direttore generale Roberti e lo stesso Gallo. Di pressioni fortissime, da Venezia, su Roberti e sui vertici dell’Usl 9. E si parla anche di una lettera inviata da Gallo alla Regione e Usl 9, in cui si oppone al provvedimento. C’è chi parla anche di possibili iniziative legali da parte di Gallo, ma le indiscrezioni non trovano ancora conferme. Dal diretto interessato, ieri, solo un cortese, ma fermissimo «no comment».(a.p.)

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