Appaltopoli, riparte il processo

Tornano in aula gli imprenditori accusati di avere truccato le gare d’appalto

Un processo che va avanti da anni, costellato da battute d’arresto. Ieri, ancora una volta, si è riaperto il processo per la cosiddetta Appaltopoli della Marca, costola trevigiana di un’inchiesta nata in Procura a Vicenza. Anni di attesa per un procedimento che di fatto ha avuto inizio nel 2009.

Un anno fa era stato necessario un lunghissimo rinvio per permettere ai nuovi attori del procedimento di studiare le centinaia e centinaia di carte. Oltre al pubblico ministero che aveva istruito il processo, nel frattempo era cambiato pure il giudice. Ecco spiegati i motivi dei lunghi rinvii. Il reato di cui tutti - tra imprenditori e loro dipendenti - dovranno rispondere (sono 24 gli imputati) è quello di turbata libertà di incanto. Nel corso del procedimento è caduta invece la più grave contestazione di associazione per delinquere formulata nei confronti di alcuni indagati. Il procedimento giudiziario è nato cinque anni fa con l'inchiesta della Procura di Vicenza.

Sarebbero state truccate le gare d'appalto (nove nella Marca) che venivano spartite sempre tra gli stessi costruttori. Gli inquirenti avevano ipotizzato l'esistenza di una vera e propria organizzazione finalizzata appunto al controllo di tutti i lavori pubblici in diverse province del Veneto. Sotto inchiesta erano finiti imprenditori di grosso calibro nella Marca. Le difese avevano fin da subito contestato l'associazione per delinquere sostenendo che non vi era alcuna organizzazione a monte.

Ricostruzione, questa, condivisa dalla Procura di Treviso (a cui Vicenza inviò gli atti di competenza): in sostanza, per gli inquirenti, gli imprenditori si mettevano d'accordo per aggiudicarsi le gare di volta in volta mentre non esisteva alcun cartello preventivo.

Fabiana Pesci

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