Genty, condanna definitiva Istigò all’odio razziale

La Suprema Corte ha confermato la sentenza d’Appello per l’ex sindaco Dovrà pagare 4 mila euro di multa, divieto di partecipare a comizi per 3 anni

La Cassazione ha condannato in via definitiva Giancarlo Gentilini per incitamento all’odio razziale, per le frasi razziste da lui pronunciate contro gli extracomunitari durante un comizio del Carroccio tenutosi a Venezia, il 14 settembre 2008.

L’ex sindaco e vicesindaco di Treviso, lo “sceriffo” della Lega, è stato condannato a quattromila euro di multa e al divieto di partecipare a comizi politici per i prossimi tre anni, con sospensione condizionale della pena. La sentenza della Suprema Corte è stata depositata ieri - l’udienza si è tenuta il 3 marzo - e parla di reato in quanto Gentilini era consapevole «del contenuto discriminatorio delle idee propagandate e poste a base della conseguente istigazione». E infatti le frasi sono state del seguente tenore: «Bisogna pulire le strade da tutte queste etnie che distruggono il nostro paese... basta islamici, che tornino ai loro paesi... non voglio vedere consiglieri neri, gialli, marroni, grigi...». E via di questo passo.

E infatti a nulla è servita la strategia difensiva dell’ex sindaco, che sosteneva che il pubblico ministero avesse fatto «un assemblaggio arbitrario» del suo discorso: la Cassazione ha replicato che le frasi di Gentilini comunque «costituiscono enunciati, non avulsi dal contesto globale del discorso, ma indicanti affermazioni specifiche e puntuali dell’idea fondamentale, di contenuto discriminatorio e razziale, posta a base, in modo esplicito e implicito, dell’intero discorso». La replica di Giancarlo Gentilini, oggi semplice consigliere comunale: «Le toghe rosse prima di Venezia e oggi di Roma uccidono un innocente. Ma sono felice di essere stato condannato, dato che ho la coscienza a posto. Anzi: me ne frego altamente di questa sentenza, una sentenza politica. Razzismo? Non confondiamo i toni da comizio con la realtà», continua Gentilini, «E la realtà è che con me a Ca’ Sugana Treviso era una delle città più ospitali d’Italia, quanto all’accoglienza degli immigrati. Con me Treviso ha fatto il giro del mondo, tutti l’hanno conosciuta. Ma siccome sono un uomo scomodo, lo ero anche per la Lega, ecco che è scattato l’accanimento giudiziario. E ho perso le ultime elezioni solo perché né Lega né Pdl mi hanno davvero sostenuto. Un certo Stiffoni voleva addirittura cacciarmi dalla Lega, ma poi sappiamo tutti come è finita. Per lui. Ma anche per la Lega, che uscito il sottoscritto dalla scena è praticamente sparita. E quando qualcuno dell’opposizione ha chiesto dei miei rimborsi spese, è venuto fuori che avevo chiesto il rimborso solo di due caffé e di due birre. Eppure ora sono un condannato», tuona Gentilini, «Ma, lo ripeto, sono orgoglioso di esserlo. Sono il capro espiatorio della destra e della sinistra, ma l’unico a essere coerente in questa vicenda sono io. Infatti ho la coscienza a posto. E, come sempre, pagherò di tasca mia».

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DI GENTILINI E COMMENTA

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