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Alpini, pace con la Diocesi il vescovo riammette i cori

Vittorio Veneto. Vicario generale e vicepresidente Ana firmano l’armistizio Sì a canti e preghiera ai funerali se il parroco è d’accordo: vince il buon senso

di Francesco Dal Mas
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VITTORIO VENETO. Il “Signore delle Cime” potrà essere cantato ancora in chiesa. E la “Preghiera dell’alpino” continuerà a essere recitata a conclusione del funerale di una penna nera. A meno che il parroco non lo vieti espressamente.

Pace fatta, dunque, tra gli alpini dell’Ana e la diocesi di Vittorio Veneto, dopo le disposizioni liturgiche che impongono la massima sobrietà nelle celebrazioni, mantenendo il rigore esclusivamente religioso.

Sta di fatto che, nella messa del recente raduno del gruppo Ana di Follina, la preghiera contestata è stata declamata alla presenza del vescovo monsignor Corrado Pizziolo, presente perché in visita pastorale. «Per la verità non c’è mai stata guerra», precisa Nino Geronazzo, vicepresidente nazionale dell’associazione, «Anzi, abbiamo sempre collaborato. Il fatto è che, in alcuni casi, i nostri gruppi si sono sentiti mortificati dal fatto di non poter accompagnare l’alpino defunto con la tradizionale preghiera dedicata a coloro che ci precedono, recitata in chiesa davanti alla bara, piuttosto che all’esterno». A protestare, nelle settimane scorse, era stato Angelo Biz, presidente della sezione di Vittorio Veneto, ben 3500 alpini. Biz voleva parlarne con il vescovo, monsignor Pizziolo. «Non è possibile», puntualizza, «che in alcune chiese, come è accaduto di recente, sia lo stesso sacerdote a desiderare addirittura il suono del “Silenzio” con la tromba, e in altre veniamo impediti di pregare secondo il nostro stile».

L’incontro chiarificatore c’è stato: tra Geronazzo, che è di Conegliano e che da mesi è impegnato nell’organizzazione dell’adunata nazionale di Pordenone e il vicario generale monsignor Martino Zagonel.

«Ci siamo visti, ci siamo parlati, abbiamo condiviso le scelte, da una parte, le attese, dall’altra», spiega Geronazzo, «e abbiamo concluso che deve prevalere il buon senso. Ovvero, c’è una disposizione liturgica che sconsiglia ai funerali interventi non consoni e invita a non aprire le chiese a qualsiasi concerto. L’Ana intende rispettarla, anche perché quelli non sono ambienti nostri. Ma dove il parroco è disponibile, la preghiera dell’alpino si farà in chiesa».

In caso contrario, le penne nere si schiereranno sull’attenti all’esterno dell’edificio di culto e ascolteranno, appunto, la loro preghiera di intercessione per l’amico defunto. «Buon senso» è stato consigliato da monsignor Zagonel e da Geronazzo anche per i concerti. In chiesa sì, ma canti religiosi o di respiro sociale, non patriottico, tanto meno ricreativo. D’altra parte, il Coro Ana e il Col di Lana, entrambi di Vittorio Veneto, in occasione dell’adunata a Pordenone canteranno in chiesa, il primo addirittura in concattedrale.

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