Daverio: «Quel cemento è un crimine»

Asolo, il critico d’arte condanna il piano che porterà a una massiccia edificazione: «Basta con la politica del “capanòn”»

ASOLO. «Ogni metro cubo di cemento in più per Asolo è un crimine contro l'umanità» con queste parole Philippe Daverio, critico d’arte, docente di architettura nonché scrittore e conduttore televisivo notissimo per la sua trasmissione “Passepartout”, condanna il Piano di assetto del territorio asolano. Un piano che prevede quasi 350 mila metri cubi di nuove edificazioni. In 10 anni l'area che si sviluppa lungo la statale Bassanese di Casella, proprio ai piedi di uno dei borghi più belli d'Italia, rischia di essere sommersa da un cimitero di capannoni e case così ripartiti: 150 mila metri quadri destinati alle industrie, 135 mila metri cubi ad area residenziale cui ne vanno aggiunti altri 150 mila già recepiti nel vecchio Piano regolatore. Contro il Pat, che verrà portato in consiglio comunale domani, sono scesi in piazza i cittadini che domenica hanno stretto il loro prezioso borgo in un abbraccio simbolico.

Se la giunta di Loredana Baldisser, per bocca del vicesindaco Federico Dussin, giustifica l'operazione con l'intento del riordino e del completamento delle aree esistenti, decisamente diversa è la posizione di Daverio, tra i più ferventi sostenitori del “patrimonio Italia” tanto da aver fondato il movimento di salvaguardia nazionale“Save Italy”: «Oggi mutare l'equilibrio di Asolo va contro il buon gusto e contro gli interessi degli stessi abitanti. Questo non vuol dire che non si possa costruire ma Asolo è un caso talmente emblematico, non è un paese qualunque è un “bene storico” che necessita di un'attenzione tutta particolare. Spesso ne parlo ai miei studenti a lezione come esempio di “rivolta contro il passato”, la Pedemontana fa da punto di discrimine, il lato che guarda le colline è intatto, quello verso la pianura è “svaccato”. Vogliono svaccarlo ancora di più? È ora che ci si fermi un attimo. Occorre un grandissimo progetto di ridisegno del paesaggio, per il bene del suo avvenire».

Bellezza e fragilità quindi che vanno protette continua Daverio: «Ad Asolo non si deve agire per “aggiunta” la vera miglioria sta nel ripulire la zona dagli “sbagli edili” fatti in passato. Costruire oggi non è necessario». Come rispondere allora alle esigenze dei Comuni di fare cassa, specie di questi tempi, con gli oneri di urbanizzazione? «Consideriamo che i soldi servono, è vero, ma lavoriamo su una pianificazione consapevole, stabiliamo delle unità minime di abitanti da non superare, creiamo un comprensorio intercomunale che lavori a una distribuzione tra i vari enti partecipanti. Non si può più ragionare singolarmente destinando un po' all'edilizia, un po' all'agricoltura, un po' all'industria». Il risultato di questi processi consolidati è quello di aver distrutto la “diversità” del paesaggio, non c'è più distinzione tra area urbana e campagna.

Continua Daverio: «La ghigliottina veneta è il capannone, la faccenda va ripensata. La storia è fatta di tesi, antitesi e sintesi. Il rapporto in cui l'interesse privato si contrappone al bene pubblico deve essere superato, una volta per tutte. Diamo un futuro ai luoghi, diamo un destino ad Asolo e non assassiniamo il patrimonio col “capanòn”».

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