Polisia Veneta, il pasticcio Adinolfi riassume Gallina

Il prefetto fa dietrofront sul provvedimento con cui aveva degradato il venetista Il leader del movimento: «Ma questa gente ha studiato per fare il lavoro che fa?»

Novembre doveva essere il giorno in cui Paolo Gallina, comandante dei vigili di Cornuda e uomo chiave della Polisia Veneta (la forza dell’ordine del Movimento di liberazione nazionale del popolo veneto) avrebbe dovuto lasciare il suo ruolo di comandante perchè «degradato» dal prefetto Aldo Adinolfi.

Il 17 settembre infatti, da piazza dei Signori era partita la durissima missiva con cui il ministero annunciava a procedura di sospensione dell'incarico per il quarantesettenne di Volpago che proprio il prefetto aveva nominato «pubblico ufficiale», Cosa aveva indotto Adinolfi a una tale decisione? Il fatto che Gallina fosse al centro, con altri 16 venetisti, dell’inchiesta per il reato di banda armata; che Gallina, come membro del Movimento, avesse più volte manifestato la sua contrarietà allo Stato Italiano, «invasore»; e di qui la palese – e forse pericolosa – incongruenza tra il suo ruolo di pubblico ufficiale nominato dal prefetto e la sua fede venetista. Fede che, scriveva Adinolfi nella notifica a Gallina, lo porta «in diretto e pubblico antagonismo con lo Stato» a cui ha giurato fedeltà e di cui non ha mai disprezzato lo stipendio.

Gallina, incassata la batosta, si è chiuso nel silenzio. Il suo sindaco Marco Marcolin, capendo la difficoltà di ritrovarsi con un comandate dei vigili non più «pubblico ufficiale» che ha fatto? Prima ne ha parlato in giunta, poi ha lasciato la patata bollente in mano al Prefetto: «Devo destituirlo? Me lo deve dire Adinolfi».

Che è successo? Che lo stesso Adinolfi, invece di far valere quella procedura che doveva scattare a un mese dall’invio della missiva – quindi a novembre – ha fatto clamorosamente marcia indietro stracciando il provvedimento o meglio, in burocratese: «non dando luogo, per ora, all’adozione del provvedimento cautelare preannunciato con la comunicazione di avvio del provvedimento di sospensione della qualità di agente di pubblica sicurezza». La ragione? «Approfondimenti nel frattempo svolti (prima si avvia il procedimento, poi si approfondisce, ndr) hanno messo in evidenza l’assenza di un orientamento giurisprudenziale univoco» sulla possibilità di destituire Gallina prima della fine del procedimento penale che lo vede protagonista. A quanto pare, insomma, ad Adinolfi non basta che lui professi la sua opposizione allo Stato Italiano per togliergli la qualifica di rappresentante dello Stato stesso.

Risultato? Grasse risate da parte dei venetisti che prendono il documento del prefetto e lo pubblicano in originale anche in internet. Per cappello il velenosissimo commento del leader del movimento Sergio Bortotto: «Tanto per non smentire la propria ignoranza in materia e confermare l'arrogante pretesa di credersi padroni in casa d'altri, il prefetto straniero italiano a Treviso ha ritirato il procedimento adottato contro il Dr. Paolo Gallina». E aggiunge caustico, citando le ragioni che hanno portato al ritiro del provvedimento: «C’è da chiedersi se questa gente abbia studiato per fare il lavoro che fa». Seguono altri commenti, anche da parte dei militanti.

A decidere sul caso Gallina sarà quindi solo il procedimento penale che proprio recentemente ha avuto una proroga a giugno per la chiusura delle indagini.

Federico de Wolanski

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