Guerra per cannoni antigrandine «Non dormiamo: o noi o le viti»

I cittadini di Valdobbiadene e Vidor infuriati per le esplosioni provocate delle cantine durante la notte Decine le segnalazioni alla polizia locale: «Sono dannosi e non hanno alcuna valenza scientifica»

VIDOR. Svegliati di notte dagli scoppi dei cannoni antigrandine. La guerra dei viticoltori ai temporali fa infuriare i cittadini di Vidor e Valdobbiadene. Al sindaco di Vidor, Albino Cordiali, nei giorni scorsi sono giunte diverse segnalazioni di privati cittadini. A Valdobbiadene, il malumore nei confronti dei cannoni ritorna puntuale a ogni estate. Sono 16 i cannoni disseminati in tutto il Quartier del Piave: tre a Vidor, otto a Valdobbiadene, cinque a Farra. Non solo c’è chi si lamenta perché viene svegliato dagli scoppi, ma anche chi si chiede se i cannoni (installati anche con finanziamenti pubblici) abbiano una reale utilità nell’evitare la grandine. Le prove scientifiche, finora, sembrano dimostrare il contrario. Si fa portavoce di tutte le perplessità un cittadino di Vidor, Alessandro Carlassare: «Sparano a qualsiasi ora della notte. Chi decide quando farli partire? Ho una mia azienda nella quale non posso superare i 90 decibel, e per questo sono sottoposto a continue prove fonometriche. In Emilia esiste un regolamento per cui i cannoni antigrandine non possono entrare in funzione dopo le 23. Da noi non ci sono regole?». Sembra di no, tanto che il Regolamento di Polizia Rurale, che legifera a 360 gradi sull’attività agricola, non menziona i cannoni antigrandine. Sono azionati da cantine, avvisate dell’arrivo di un temporale. E in questi giorni, con gli acini nella fase decisiva della maturazione e un clima che sembra impazzito, tutti scrutano il cielo con ansia. «Nel dormiveglia di questi periodi, con il caldo che non concilia il sonno, prima fatichi per comprendere la causa dei rumori, poi provi a riaddormentarti ma gli scoppi sono troppo forti», continua Carlassare. Gli scoppi dei cannoni sono percepibili a diversi chilometri di distanza. Servirebbero a frantumare i chicchi di grandine già formati mediante onde d’urto acustiche. Installarne uno costa attorno ai 20 mila euro. «Mio padre era meteorologo dell’Aeronautica Militare. La grandine si forma tra i sei mila e dieci mila metri d’altitudine, secondo lui i cannoni sono trombette ad aria compressa senza alcuna utilità». Alle critiche risponde Dino Bin, tecnico consulente del Consorzio di Difesa. Si occupa della parte progettuale nell’installazione dei cannoni, e della ricerca di finanziamento pubblico, erogato da Provincia e Camera di Commercio: «Impossibile regolamentare gli orari dei cannoni: se un temporale arriva di notte, cosa facciamo? Non ci sono prove scientifiche della loro utilità, ma gli agricoltori storici ricordano che negli ultimi 25 anni, da quando sono apparsi i primi cannoni, non si sono verificate grosse grandinate».

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