I ventisei che fecero l'impresa

Antonio Radovich

Trevigiani nei Mille di Garibaldi: i nomi, le loro storie

 TREVISO. Erano in 26 e i loro nomi sono incisi in una lapide commemorativa in piazza Aldo Moro. Sono i garibaldini trevigiani che nel 1860 decisero di aderire alla spedizione dei Mille comandata da Giuseppe Garibaldi. La nostra provincia, ora così restia nei suoi dirigenti politici a festeggiare il Tricolore, ha invece dato un contributo indispensabile all'Unità d'Italia. I trevigiani costituivano il terzo contingente più numeroso della regione (151 i garibaldini veneti), dopo Venezia e Vicenza.  CHI ERANO? La lista pubblicata nella Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 1878 ne indica provenienza, professione ed età. C'è ad esempio Domenico Andreetta, di Portobuffolè che al momento dell'imbarco aveva appena 22 anni ed era un possidente. Oppure Giovanni Cristiano Berna, che di anni ne aveva 27, era nato a Treviso, faceva il segretario della società del Tiro provinciale e poi il ricevitore del lotto. Sempre dal capoluogo proveniva il parrucchiere Giovanni Battista Fincato, mentre Pietro Piai di anni ne aveva appena 18 ed era uno dei rappresentanti delle classi più povere accorse a Marsala nella speranza di un futuro migliore: di mestiere faceva infatti il bracciante. Il calzolaio Giovanni Battista Marin aveva 27 anni e veniva da Conegliano. Le città da cui provenivano i nostri garibaldini erano Castelfranco, Conegliano, Godega di Sant'Urbano, Motta di Livenza, Oderzo, Portobuffolè, Povegliano, Treviso, Vittorio Veneto e Spresiano.  CHI NON E' TORNATO. C'è anche chi nella spedizione o nei mesi successivi ha perso la vita. Ed è in loro ricordo che molte associazioni domani scenderanno in piazza. Fra questi ad esempio Ernesto Belloni, di Treviso, che appena diciannovenne morì combattendo, ferito a morte all'inguine a Reggio Calabria, o come Pietro Zenner, 22 anni, di Vittorio Veneto. Nella lista c'è Giuseppe Coccolo, 20 anni, morto invece a Milano nel 1861. Luigi Giuseppe Marchetti, di Ceneda (futura Vittorio Veneto), morì invece a Campo Ligure nel 1861. Nacque e morì poi a Treviso nel 1861 il ventenne Gustavo Meneghetti, mentre il sottotenente nella cinquantatreesima fanteria Giuseppe Soligo venne a mancare nel settembre del 1861 a Radicofani. Molti comunque sono tornati alle occupazioni e agli studi, qualcuno invece avrebbe seguito la vita militare.  IL COMBATTENTE. Fra questi ultimi c'è Antonio Radovich, protagonista di una pubblicazione del 1990 scritta da Giuliano Simionato ed edita da Marini. La sua storia è quella di un vero combattente risorgimentale. Nato nel 1837, appena undicenne cooperò al sabotaggio di Ponte della Priula. Nel 1860 segue il generale Sirtori all'imbarco da Quarto sul «Lombardo» (il vapore che, insieme al «Piemonte» iniziò a discendere il Tirreno) agli ordini di Bixio. Divenne amico durante la traversata di Menotti Garibaldi, combattè a Calatafimi, Partinico, Monreale e Palermo. Nell'esercito regolare ottenne poi il grado di sottotenente. Si ritirò nel 1869, ma l'anno dopo fu lo stesso Garibaldi a inviargli un telegramma in cui lo chiamava a combattere nella guerra franco-prussiana, divenendo poi maggiore sul campo. Morì in tarda età nel 1923 a Dueville. I suoi cimeli sono custoditi al museo del risorgimento di Vicenza (fra questi ciocche di capelli e della barba, o brandelli della camicia dell'Eroe dei due mondi, spartita fra i suoi fedelissimi come trofeo venerato).  LA CAMICIA ROSSA. Anche il museo civico di Asolo ha deciso di esporre i cimeli del periodo risorgimentale. La mostra, aperta fino al 17 aprile, è un'occasione per ammirare anche nella nostra provincia la camicia rossa garibaldina divenuta simbolo della nascita del Regno d'Italia, appartenuta a un asolano, Giovanni Martini, uno dei volontari che hanno partecipato alla spedizione di Garibaldi. La giubba è stata recentemente restaurata ed è esposta assieme alla testimonianza delle battaglie del 1866, in una lettera che Martini scrisse alla madre. Le celebrazioni asolane per l'Unità comprendono anche la notte tricolore. Oggi, dalle 20.30 fino a mezzanotte, saranno visitabili la Rocca medievale e il museo civico. In Sala Ragione si terrà il concerto Tricolore con l'Orchestra Malipiero di Asolo, seguito dalla visita alla mostra «Il Risorgimento ad Asolo (1848-1870)».  

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