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Livenza e Monticano: allarme fontanazzi

Sotto controllo gli argini dei due fiumi a rischio: il sindaco di Meduna recluta volontari

Claudia Stefani
2 minuti di lettura
Folla di gente sugli argini del Livenza Nel riquadro la sindaca di Meduna Marica Fantuz 
MEDUNA. Massima allerta fontanazzi sugli argini di Livenza e Monticano. In arrivo venti persone dalla Provincia per monitorare gli argini medunesi del Livenza. La lenta decrescita del fiume, in serata 6 cm l'ora, mette a dura prova la resistenza delle arginature, la cui tenuta è fondamentale in questa fase. Durante la giornata di ieri ancora famiglie sfollate e grande lavoro per i volontari della protezione civile.

La notte è difficile dormire: la cittadinanza si ritrova sugli argini. Dopo il livello del fiume da ieri l'allerta si è concentra sul fenomeno dei fontanazzi sia sul fiume Livenza che sul Monticano. Si tratta di sorgenti che si formano per infiltrazioni d'acqua sul lato esterno dell'argine durante la piena del fiume. I fontanazzi favoriscono una più rapida erosione del terreno che costituisce l'argine stesso mettendone cosi a rischio la stabilità. L'unico modo per combatterli è scoprirli il prima possibile e posare sacchi di sabbia attorno al foro in modo da formare una «coronella» a rinforzo dell'argine.

Scoprire i fontanazzi il prima possibile è quindi importantissimo: in tutta la giornata di ieri è stata la maggior occupazione di monitoraggio dei volontari della Protezione civile. Numerosi sono i fontanazzi scoperti sul Monticano e sul Livenza in comune di Motta. A Meduna ne è stato scoperto uno e mantenuto costantemente sotto controllo. I volontari cominciano, dopo tre giorni, ad essere molto stanchi perciò il sindaco Marica Fantuz ha chiesto dei rinforzi. «Ho chiesto aiuto alla Provincia -ha spiegato Fantuz - che invierà al più presto una ventina di uomini. Ho inoltre chiesto a tutti i cittadini che hanno tempo libero di mettersi a disposizione della Protezione civile che potrebbe avere bisogno di qualche aiuto magari a riempire sacchi di sabbia».

La notte scorsa in pochi sono riusciti a dormire nel proprio letto. Il pericolo è troppo vicino ed in tanti hanno scolpiti nella memoria i ricordi dell'alluvione del'66. Si sono cosi radunati nelle vicinanze del ponte vecchio 500 persone che hanno trascorso buona parte della notte ad osservare con impotenza lo scorrere lento dell'acqua del fiume e ad esorcizzare paure e ricordi antichi. Ieri i negozi erano aperti, anche se attrezzati per chiudere in poco tempo, fornendo cosi generi di prima necessità ai medunesi. E' rimasta chiusa invece la farmacia ed i medunesi si sono dovuti recare a Motta. Resteranno ancora chiuse le scuole per oggi, mentre la decisione per la zona industriale verrà presa stamattina.

Scuole chiuse anche a Mansuè, dove la situazione è stata gestita caso per caso dalla protezione civile. Spiega l'assessore Valerio Sarri: «A Cornarè e a Rigole ci sono 40 centimetri d'acqua sulle strade. Ovviamente è entrata negli scantinati e nei piani terra delle case creando problemi di energia e riscaldamento. Abbiamo perciò aiutato le famiglie fornendo sacchi di sabbia, gruppi elettrogeni e pompe sommerse in base alle esigenze. Nella zona della golena Pra' de Gai abbiamo invece sfollato sei famiglie: è una zona soggetta ad alluvione dove abbiamo misurato 1,60 m d'acqua. Alcune famiglie sono sfollate altre si sono rifugiate ai piani superiori». Le scuole riaprono oggi invece a Gorgo. Afferma il sindaco Firmino Vettori: «La situazione sta migliorando quindi a meno di cambi dell'ultima ora oggi saranno aperte le scuole ed anche la zona industriale di Navolè». Nel zona golenale i pompieri hanno effettuato 80 interventi: 13 a Motta, 10 a Gorgo, 10 a Meduna, 7 a San Biagio e 3 a Ponte di Piave.
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