Caso ospedale, bufera su Del Favero

Anche la Cgil punta l’indice contro l’azienda sanitaria di Pieve: «Ritardi e disservizi sulle spalle degli utenti»

CONEGLIANO. Bufera sull’Ulss 7 dopo la sentenza del Tar che ha annullato l’assegnazione alla Carron dell’appalto per il nuovo blocco chirurgico dell’ospedale. Pierluigi Damian, coordinatore provinciale della Margherita chiede che «vengano rimossi i dirigenti incapaci», altre forze politiche e la Cgil vogliono il direttore generale Del Favero in consiglio comunale per spiegare la vicenda.

Polemiche roventi sull’Ulss 7 dopo il pronunciamento del Tar che ha annullato l’assegnazione dell’appalto per il nuovo polo dell’ospedale di Conegliano alla Carron, per una clausola, «salvo imprevisti», ritenuta indeterminata. I lavori, da quasi 39 milioni di euro, andranno alla seconda in graduatoria, la Pio Guaraldo. Piovono accuse di esponenti politici e Cgil sulla gestione dell’iter. «Quando si parla dei costi della politica, tutti pensano agli stipendi dei parlamentari o dei consiglieri regionali e si dimenticano di annoverare, tra i costi veramente pesanti a carico della comunità, l’operato inefficiente di certa dirigenza pubblica. Come quella che, nell’Ulss 7, non è riuscita, in 10 anni, a costruire un blocco operatorio di 5 piani all’ospedale di Conegliano, una struttura da tempo attesa dalla cittadinanza e dal personale medico-infermieristico - afferma il coordinatore provinciale dei Dl, Pierluigi Damian - faccio appello a che siano accertate le responsabilità amministrative di tale indecoroso ritardo, che non ha eguali nella nostra provincia, e che la politica abbia il coraggio di rimuovere i dirigenti che non hanno dato prova di efficacia ed efficienza. Così può dimostrare di essere davvero uno strumento a servizio della comunità e non un costo inutile».

«E’ grave che un’opera del genere, da tanto attesa, sia stata gestita in questo modo - aggiunge il capogruppo comunale della Margherita, Paolo Giandon - la procedura nell’ultimo appalto è stata evidentemente portata avanti con qualche imprecisione». «La questione riveste una particolare importanza e credo che, viste le risultanze, sarebbe meglio favorire un’audizione del direttore generale dell’Ulss 7, Angelo Del Favero, in consiglio comunale, al fine di capire come sono effettivamente andate le cose», afferma il capogruppo della «Lista Ghizzo Sindaco», Achille Ghizzo. Anche Carlo Feltre, capogruppo consiliare dei Ds, attacca l’azienda sanitaria. «E’ chiaro che l’Ulss 7 è espressione politica di certe maggioranze e i comportamenti sono affini alle forze che esprime. Noi siamo dissenzienti su certi operati, soprattutto quando si tratta di esigenze primarie e delicate come la sanità e la salute dei cittadini. Se fin dall’inizio ci fosse stata trasparenza, non ci sarebbe stato questo esito, questa perdita di tempo e di denaro. Non essendo il direttore generale dell’Ulss 7 un corpo estraneo alla società, non sarebbe male che relazionasse almeno nei Comuni più grandi sull’iter procedurale».

Infine anche la Cgil chiama a rapporto l’Ulss 7: «E’ decisamente una situazione preoccupante il fatto che da circa 5 anni stiamo discutendo della costruzione di queste nuove sale operatorie ad una condizione favorevole, cioè ad opera finanziata - afferma Ottaviano Bellotto, il coordinatore del sindacato - in pratica i soldi ci sono, ma a fronte di tutto ciò poi c’è una situazione di vizio nella gestione di tutto. Prima perché l’appalto è stato dato a società che non hanno portato a termine i lavori, poi sono stati spesi 750 mila euro per evitare il degrado di quel poco che era stato costruito e in ultimo si sono verificati vizi e leggerezze. E alla fine sono la comunità e i cittadini che pagano il prezzo di queste situazioni. A questo punto serve fare chiarezza, anche alla luce di un eventuale altro ricorso al Consiglio di stato che provocherebbe un ritardo inaccettabile. Chiediamo un incontro con il presidente della conferenza dei sindaci per capire cosa sta avvenendo, con il direttore dell’Ulss e anche con l’assessore regionale alla sanità. Speriamo che anche la parte politica si attivi per fare chiarezza». Intanto il direttore generale Lino Del Favero precisa che «750.000 euro sono stati effettivamente spesi per evitare il deterioramento di muri e altro, tecnicamente per la messa in sicurezza, perchè le opere erano incomplete, ma sono serviti anche a completare il solaio, quindi non sono stati uno spreco ma un completamento. Faccio presente che con la prima ditta fallita, che non aveva ultimato i lavori, siamo in causa per danni».

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