Le baruffe chiozzotte di Goldoni: poltrona a teatro per i nostri lettori

Occasione da non perdere sabato 19 e domenica 20 al Del Monaco con la nuova edizione dello Stabile del Veneto per la regia di Paolo Valerio

TREVISO. “Creature, cosa diseu de sto tempo? ” È la domanda con cui Lucietta apre “Le baruffe chiozzotte”, la commedia di Carlo Goldoni del 1761, in scena al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso in duplice uscita sabato 19 alle 20.45 e domenica 20 gennaio alle 16 nella nuova edizione del Teatro Stabile del Veneto con la regia di Paolo Valerio.
 

Il successo di Mosca


Dopo il successo di Mosca la produzione dello Stabile torna a casa per animare la Marca e con il nostro giornale, grazie “A teatro con Noi”, apre gratuitamente “Le baruffe” ad alcune decine di fortunati lettori che si registreranno al servizio online per prenotare l’evento (prenotazioni già aperte https: //eventi. geocal. it/tribunatreviso/events).

Si tratta di una commedia-affresco di grande leggerezza e irresistibile divertimento, dove però si intravede il colore della malinconia e la sensazione del tempo che fugge.

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Sul palco lo Stabile schiera ben tredici attori, evento inusuale in un momento in cui le compagnie cercano di limitare al massimo gli attori in scena, anche per ragioni economiche. In cast vede “Paron Toni” interpretato da Giancarlo Previati, “Madonna Pasqua” da Michela Martini, “Lucietta” Anna Tringali, “Titta Nane” Francesco Wolf, “Beppo” Riccardo Gamba, “Paron Fortunato” Valerio Mazzucato, “Madonna Libera” Stefania Felicioli, “Orsetta” Francesca Botti, “Checca” Margherita Mannino, “Paron Vincenzo” Leonardo De Colle, Toffolo Luca Altavilla, Cogitore Piergiorgio Fasolo, “Comandatore-Canocchia” Vincenzo Tosetto.

La rappresentazione, in fedele lingua originale, si apre sull’attesa del ritorno di mariti, fratelli e fidanzati a bordo della tartana peschereccia, da parte di Madonna Pasqua, Lucietta, Madonna Libera, Orsetta e Checca impegnate fra merletti e chiacchiere.

Arriva Toffolo, che offre della zucca arrostita. Un semplice atto di cortesia si trasforma in un vero e proprio “butterfly effect”, e risentimenti e gelosie si rovesciano come un uragano nella città di Chioggia.

«Una città, Chiozza – scrive l’autore nella prefazione – dove la baruffe sono comuni più che altrove tra il popolo minuto, poiché di sessantamila abitanti ve ne sono cinquantamila di estrazione povera, e bassa, per lo più pescatori o gente di marina».

Il realismo

Le “baruffe” rappresentano il ritorno di Goldoni a quel mondo plebeo che aveva già affrontato ne “I pettegolezzi delle donne”, “Le massere” e “Il campiello”. Un mondo rappresentato non per ambizioni populistiche o addirittura in polemica con la crisi della borghesia veneziana, ma per una necessità connaturale di realismo in cui la donna rivendica un suo posto nella società: “Balèmo, divertìmose…. . ma la senta, lustrissimo – dice Lucietta a Isidoro – ghe vorave dir do parolette. Semo done da ben, e semo donne onorate; ma semo aliegre e volemo star aliegre, e volemo balare, e volemo saltare. E volemo che tutti possa dire: e viva le Chiozzotte”.

Ne esce uno spettacolo corale, dove l’idea di scenografia condivisa da Valerio con Antonio Panzuto, abolisce le sottili pareti delle case per entrare nelle anime dei personaggi. —


 

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