Italian Tech Week

È il momento-Italia, ora dipende da noi

Abbiamo costruito il programma della Italian Tech Week pensando al nostro futuro, al fatto che finalmente abbiamo i soldi per realizzare i nostri sogni, e le tecnologie per lasciare alle spalle il passato. Ma per non riprodurre il mondo di prima, con i suoi difetti, serve coraggio
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Me le ricordo le Officine Grandi Riparazioni prima. Era la fine del 2010 e mi avevano proposto di organizzare al volo una mostra sul futuro in occasione dei 150 anni dell’Italia. Le OGR erano imponenti e fatiscenti; ma decenni di abbandono non le avevano private del fascino che hanno solo le cose importanti, quelle che guardano il tempo dall’alto. La mostra la chiamammo Stazione Futuro, un posto dove arrivare e poi ripartire perché il futuro non finisce mai. La venne ad inaugurare il presidente della Repubblica che quel giorno, il 17 marzo 2021, era letteralmente sballottato fra mille eventi istituzionali. Quando arrivò ormai esausto sulla porta delle OGR, mentre i suoi assistenti lo invitavano a tornare indietro e riposarsi, Giorgio Napolitano chiese “e qui che c’è?”. Presi coraggio e risposi: “Presidente, qui c’è il futuro dell’Italia, il paese che potremmo essere”. Entrò.

La copertina dello Speciale Italian Tech Week 

Sono passati dieci anni e non sono passati invano. Certo, non abbiamo realizzato tutte le promesse della mostra, anzi ne abbiamo mancate moltissime; ma sicuramente l’innovazione non è più un ospite da invitare all’ultimo minuto quando si tratta di riempire il padiglione rimasto vuoto; oggi siede nella stanza principale da dove indica la strada per uscire dalla crisi più profonda che il mondo abbia vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale. Non abbiamo bisogno di ricordarci che senza l’innovazione tecnologica non avremmo avuto i vaccini in settimane invece che in anni; senza una infrastruttura digitale finalmente robusta non avremmo potuto gestire un sistema complesso di identità come il green pass; e senza la rete non ci sarebbero stati lo smart working, la didattica a distanza e quel minimo di socialità che, pur con tutti i limiti, ci hanno aiutato ad attraversare la parte più buia della pandemia.

Questa centralità dell’innovazione tecnologica la dimostrano fisicamente le OGR stesse che, dopo un restauro importante, sono diventate Officine dove si fabbrica il futuro e si coltivano idee rivoluzionarie. Un gioiello. Qui si svolge oggi e domani una edizione che non è esagerato definire “stellare” della Italian Tech Week. L’abbiamo costruita pensando all’Italia, pensando che stiamo vivendo la nostra grande occasione per tornare ad essere un grande paese, sapendo che tutto il mondo ci guarda con rispetto per come abbiamo resistito al covid-19 e che l’Europa aspetta di vedere se saremo capaci di realizzare al meglio il Recovery Plan nei tempi previsti. E’ il nostro momento, i soldi stavolta non mancano, e l’innovazione tecnologica non può non essere lo strumento per costruire un paese migliore, che non lascia indietro nessuno, che si occupa prima degli ultimi, che dà a tutti le stesse opportunità, capace di ascoltare i giovani e aiutarli a realizzare i loro sogni perchè saranno i loro sogni a portarci in un mondo nuovo.

Per molti dei problemi che abbiamo davanti la tecnologia ha una soluzione ma la tecnologia non è neutra. Non è una bacchetta magica. Sta a noi usarla al meglio. E in questo senso anche il nostro ecosistema dell’innovazione deve finalmente fare dei passi avanti: le aziende devono prendere sul serio l’open innovation e non ricordarsene solo per i comunicati stampa; e le startup devono assolutamente migliorare gli indicatori che le vedono al minimo per presenza di donne, di giovani e di stranieri.

Il mondo di prima in scala ridotta. Ma l’ingrediente fondamentale di questa Italian Tech Week non è una tecnologia particolare, è il coraggio. Il coraggio di Elon Musk nel porsi sempre nuove sfide e realizzarle. Ma anche il coraggio di Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto che una sera sotto la pioggia battente di Tokyo, su una pista di atletica, ci hanno fatto piangere di gioia ricordandoci che nulla è impossibile se lo vogliamo davvero.