Wordle è una storia d'amore che viene da molto lontano

(afp)
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Sono tutti lì che giocano a Wordle al punto che ieri quando il pasticciaccio del premier britannico Boris Johnson è deflagrato - mi riferisco alla festa clandestina nel giardino di Downing Street in pieno lockdown - la compagnia aerea Ryanair ha twittato la sua parola misteriosa del giorno, RULES, regole. Quelle che BoJo ha infranto. Non so quanto durerà questa moda, qualche anno fa c’era un altro gioco di parole che sembrava irresistibile e poi è scomparso, si chiamava Ruzzle ed era una app.

Il bello di Wordle è anche la storia che c’è dietro: un gioco creato per amore durante la pandemia da un ingegnere di Brooklyn, Josh Wardle, per la sua fidanzata, Palak Shah. Prima ci ha giocato lei, poi i parenti, infine gli amici e adesso pare che tutti vogliano giocarci, anche se è in inglese, si basa su un vocabolario di circa dodicimila parole inglesi dalla quali la stessa Palak avrebbe estratto le prima duemila (che considerando il limite di una parola al giorno, basteranno per i prossimi cinque anni almeno).

Ma è giusto dire che l’ingegnere innamorato di Brooklyn ha inventato questo gioco? Wordle in realtà è un gioco di parole antichissimo, lo faceva già Tiberio Timperi al suo debutto in tv nel 1992 (Lingo, era il programma), e poi in forme simili, Mike Bongiorno e Giancarlo Magalli. La bravura dell’ingegnere di Brooklyn è stata nel portarlo online con la grafica e le regole giuste, facendone uno spazio che sembra fuori dal tempo, fuori dal web come lo conosciamo: è gratis, non ha pubblicità, non ti profila e dopo che hai esaurito il tuo tentativo, cinque minuti circa, ti rimanda al giorno dopo perché stare troppo online non fa bene. Non è meraviglioso?