Percorsi interattivi, realtà aumentata e collezioni digitali: tecnologie innovative per istituzioni culturali in trasformazione

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Laboratori e tour guidati virtuali, applicazioni, digitalizzazione delle collezioni, podcast: nelle molteplici trasformazioni che la pandemia ha portato con sé, le istituzioni culturali non hanno potuto far altro che accelerare la loro propensione al digitale, ponendola come alternativa alla fruizione in presenza. Nuovamente (finalmente) aperti, i musei, talvolta resi all'occorrenza hub vaccinali, come nel caso del Museo della Scienza di Milano o il Museo Archeologico Salinas di Palermo, sono tornati ad accogliere i visitatori. Cosa trattenere da questo slancio verso la tecnologia, che si è improvvisamente reso necessario anche ai più diffidenti?

L’evoluzione digitale che investe il mondo della cultura, in particolare in termini di produzione e fruizione, è al centro di un ampio dibattito scientifico. Siamo in presenza di una nuova forma di espressione, oppure in senso più radicale ci troviamo di fronte a una nuova forma di linguaggio in grado di attivare risvolti sociali?

Dalle evidenze, si evince che se certi tentativi da parte di alcune istituzioni si sono rivelati di vedute contingenti, per esempio sviluppati esclusivamente attorno ai social, altri, si sono articolati in modo più organico e innovativo. Progetti, dunque, non in antitesi ma a complemento della visita in presenza, parte di un processo strategico e dinamico orientato all’allargamento e alla diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni di fruizione.

Degli esempi concreti sono i tre (su 57 progetti candidati da 49 istituzioni culturali) progetti finalisti del Premio Spina, istituito dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano, BreraPLUS+ è la piattaforma online realizzata dalla Pinacoteca di Brera di Milano, che, come sottolinea il direttore James Bradburne “aumenta l'esperienza di visita, al fine di abbinare le due forme per godere del contenuto del museo”. Nei suoi primi sei mesi, la piattaforma, che è in costante aggiornamento, ha ospitato 30mila utenti. Sostituendo il concetto di visitatore con quello di socio e il biglietto con quello di tessera gratuita, si offre all’utente/visitatore una navigazione interattiva e personalizzabile attraverso contenuti multimediali, documentari, programmi speciali, concerti, anteprime.

Realtà aumentata e realtà virtuale sono invece le tecnologie di Circo Maximo Experience, innovativo progetto di valorizzazione promosso dall'Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Per la prima volta il Circo è visitabile in tutte le sue fasi storiche attraverso tecnologie interattive, visori immersivi e sistemi auricolari stereofonici, in un percorso della durata di circa 40 minuti disponibile in otto lingue.

Infine, il progetto vincitore, MArTA 3.0, a cura della direttrice Eva Degl'Innocenti, costituito da una serie di azioni messe in campo dal Museo archeologico nazionale di Taranto: dalle innovazioni tecnologiche per il back office, al tour virtuale 3D, dell'artigianato creativo e digitale del Fab Lab del Museo - tra stampanti e scanner 3D, ma anche tecnologie Arduino e altri dispositivi digitali - fino alla digitalizzazione di oltre 40mila opere in open data e open source. In corso di lavorazione, inoltre, un nuovo allestimento, un percorso espositivo che sarà valorizzato da contenuti immersivi e di intelligenza artificiale. “Il "MArTA 3.0" è un progetto di educazione e ricerca, innovazione, inclusione e sviluppo - sottolinea la direttrice Eva Degl'innocenti - che vede il museo al centro di un processo osmotico e proattivo di formatività sociale, innovazione civica e sviluppo sostenibile in una visione di archeologia al futuro”. I canali digitali, dunque, intesi non soltanto come mezzo di promozione e informazione, ma come strumento di diffusione della conoscenza.

Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, grazie al digitale si è aperta l’opportunità di ripensare il rapporto con l’utente come un’esperienza estesa, nel tempo e nello spazio, in quanto non confinata al luogo e al momento dell’esperienza in loco, ma potenzialmente continua e accessibile da qualsiasi luogo e in qualunque momento.

Nella survey condotta tra febbraio e aprile 2021 su un campione di 561 musei e aree archeologiche italiane, risultano dei dati incoraggianti: se l’80% ha offerto almeno un contenuto online durante i mesi di chiusura, più in generale il 95% delle istituzioni culturali ha un sito web, l’83% un account ufficiale sui social - con una forte crescita della presenza su Instagram rispetto al 2020 -, quasi la metà propone laboratori e attività didattiche online (48%), così come tour e visite guidate (45%) e ben il 70% ha pubblicato la collezione digitalizzata sul proprio sito web. Una piccola percentuale, il 13%, si è lanciato nella elaborazione di podcast. Un’istituzione culturale su quattro mette a disposizione dei propri utenti un’applicazione. Nonostante ciò, le istituzioni che hanno creato un piano strategico di innovazione strutturato e sostenibile sono ancora una minoranza, ovvero il 24%, esattamente come un anno fa.

“Oggi sembrerebbe raggiunta la diffusa consapevolezza che fisico e digitale non si escludano a vicenda - sottolinea Eleonora Lorenzini, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali - ma che piuttosto siano l’uno il complemento dell’altro. Se però nel periodo di emergenza era accettabile un certo livello di approssimazione nella produzione di contenuti digitali, occorre ora investire su prodotti realizzati ad hoc e sulle competenze necessarie per la loro realizzazione, gestione e promozione. Questo al fine di evitare una mera traslazione in digitale di servizi precedentemente offerti in presenza e offrire, invece, una selezione specifica per la fruizione online da integrare con l’esperienza fisica diretta, in modo da garantire una fruibilità impensabile fino a solo pochi mesi fa”.

Per comprendere i processi in atto e le mutazioni degli stili conoscitivi che si stanno compiendo, è indispensabile non opporre le tesi degli apologeti della tecnologia a quelle dei suoi detrattori. Tra “tradizionalisti apocalittici” e “residenti digitali” - come li definiva una ricerca di qualche anno fa di Censis con Istituto Treccani - è possibile quello che Walter Benjamin figurava come un appuntamento misterioso, tra generazioni che sono state e quelle che sono.