Almanacco dell'innovazione - 15 gennaio 2010

Così parla Negroponte a Roma: "Il vero lato oscuro di Internet è non averlo"

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Il 15 gennaio 2010 il grande Nicholas Negroponte venne a Roma. Adesso è un po’ caduto in disgrazia per varie ragioni ma ai tempi era un guru, forse il guru del digitale. Lo avevo invitato per partecipare al Festival della Scienza organizzato da Vittorio Bo, per il quale avrebbe dialogato sul palco con l’allora numero uno di TIM Franco Bernabé, che era lo sponsor principale del festival. Ma la vera ragione dell’invito era rendere pubblico il suo sostegno ad una folle campagna che come direttore di Wired avevo lanciato un paio di mesi prima: la candidatura di Internet per il Premio Nobel per la Pace. In realtà non avremmo candidato una tecnologia ma i suoi artefici, identificati sostanzialmente in Vint Cerf e Tim Berners-Lee. 

La prima firmataria era l’avvocata iraniana Shirin Ebadi, che a sua volta aveva vinto il premio Nobel per la Pace; e dopo di lei avevo convinto qualche centinaio di deputati e senatori a sostenerla. Ma, alla vigilia della formalizzazione della candidatura, che sarebbe avvenuta qualche giorno dopo ad Oslo, l’appoggio di Negroponte portava la cosa su un altro piano: uno dei personaggi più ascoltati in materia di digitale, il fondatore e direttore del MediaLab del MIT, l’autore di Being Digital, l’alfiere del progetto One Laptop For Child per puntava a dare un computer portatile a tutti i bambini del mondo, credeva che la nostra idea non fosse così strampalata come alcuni avevano iniziato a dire (oggi devo riconoscere che un po’ strampalata era, ma non priva di senso). 

In mattinata Negroponte incontrò un piccolo gruppo di giornalisti, tra i quali, per Repubblica, Ernesto Assante che ne trasse un articolo che qui cito. 

 

Professore, perché ha accolto l' invito di "Internet for peace"? 

“Non è facile rifiutare un simile invito quando la realtà che conosco e della quale ho esperienza da tanti anni mi ha sempre spintoa pensare questo. Internet è certamente uno strumento di pace, è un' arma di istruzione di massa, sta diventando un' arma di costruzione di massa”. 

Crede che questa candidatura possa avere davvero successo? 

“Non conosco bene le logiche che spingono i giudici del Nobel ad assegnare il premio, quindi non posso fare delle previsioni ragionevoli. Certo è che il premio a Internet è più appropriato che il premio a Obama. Presenteremo la candidatura ufficialmente a Oslo il primo febbraio, con tre dei grandi "padri" di Internet, Vinton Cerf, Tim Berners-Lee e Larry Roberts, che rappresenteranno tutti gli altri che hanno contribuito nel corso degli anni allo sviluppo della Rete”.

C' è ancora chi pensa che la Rete sia pericolosa, il nostro presidente del Senato (Renato Schifani, ndr) ha detto che è più pericolosa del terrorismo... 

“E' vero che la realtà della Rete è confusa, caotica, e che ci sono molte cose che non vorremmo leggere o ascoltare, ma questa è una ricchezza, non un difetto. Internet è uno strumento, così come sono strumenti i telefoni cellulari, usati molto più facilmente dai terroristi o dai banditi. Nessuno però si sentirebbe di dire che i telefoni cellulari sono pericolosi e che le conversazioni che avvengono debbano essere in qualche modo limitate. Gli aspetti negativi della Rete? Non avere la Rete. E' come parlare del lato oscuro dell' editoria, perché si pubblicano libri o giornali con contenuti orribili. E' come pensare di rinunciare all' e-mail perché arrivano messaggi indesiderati o spam”.

C' è un grande dibattito sul futuro dei giornali... 

“La carta sparirà, prima o poi. Non sparirà il giornalismo d'inchiesta o quello investigativo, troveranno nuovi supporti sui quali basare le proprie fortune. Un giornale può essere ovunque, anche sullo schermo di un computer”. 

Resta un grande problema di autorevolezza e di veridicità. 

”E' il lettore che decide a chi credere. La differenza tra un blogger e un giornalista, oggi, è che il secondo è un professionista pagato e il primo no. Ma anche questo cambierà. La realtà è che siamo solo all' inizio di un percorso nuovo e lungo. E che durante questo percorso emergeranno delle realtà nuove e diversamente autorevoli. Le vecchie istituzioni culturali si sono consolidate in un tempo molto lungo, non si può chiedere alla realtà della Rete di creare istituzioni nuove e credibili in tempi così brevi”.