Saeed Amidi: “Investiremo ogni anno in 20 startup italiane”

Parla il fondatore di Plug and Play, tra i più grandi acceleratori di aziende al mondo. Una piattaforma di innovazione dalla quale ogni anno, solo negli Stati Uniti, passano mille giovani imprese
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Negli ultimi anni il mondo delle startup tecnologiche è stato caratterizzato da valutazioni folli. Non sempre confermate dai fatti: ad esempio Clubhouse, il social network audio è stato valutato quattro miliardi di dollari nell’aprile scorso, ma oggi molti lo considerano un flop; WeWork, startup del coworking (condivisione degli spazio di lavoro)  nel 2019 aveva ricevuto una valutazione da 47 miliardi di dollari, e oggi è scesa a 9 miliardi di dollari.

Italian Tech Week 2021, Saeed Amidi: la storia di Plug and Play, uno dei più grandi acceleratori di startup

È la prossima bolla speculativa pronta a scoppiare? «Sono quarant’anni che vivo nella Silicon Valley e ho grande familiarità con la bolla delle dotcom del 1999 e quelle successive», spiega Saeed Amidi, fondatore di Plug and Play, tra i più grandi acceleratori di startup al mondo, ospite dell'Italian Tech Week. «Senz’altro ci sono valutazioni incredibili, che arrivano anche a 40/50 miliardi di dollari, come per Snowflake o Databricks. Il punto, però, è che oggi la tecnologia è tutto: Tesla è una società tecnologica o di automobili? Le startup del fintech si occupano di finanza o di tecnologia? Ogni settore, anche quello alimentare e dell’agricoltura, sta affrontando una trasformazione digitale ed è per questo che assistiamo a valutazioni del genere e al proliferare di unicorni (startup valutate almeno un miliardo di dollari, ndr). Potrà esserci una correzione, ma non credo che vedremo crolli come in passato».
Una fiducia che non stupisce, da parte di chi è giunto negli Stati Uniti dall’Iran pochi anni prima della rivoluzione dell’ayatollah Khomeini, ha cominciato nel campo del packaging e ha incrociato il mondo della tecnologia quasi per caso. La carriera di investitore di Amidi è infatti iniziata affittando l’edificio acquistato a Palo Alto, nel cuore delle Silicon Valley, alle startup tecnologiche che cominciavano a uscire dai leggendari garage.
Gli inizi
«La prima startup che ho ospitato, e in cui ho fatto il mio primo investimento, è stata PayPal», prosegue Amidi, che sarà in Italia in occasione della Italian Tech Week del 23 e 24 settembre. «Vedere persone come Peter Thiel o il mio amico Pierluigi Zappacosta, fondatore di Logitech, trasformare queste realtà in colossi mi ha permesso di avere un posto in prima fila sull’espansione del mondo tecnologico».
Da quell’edificio sono passati anche i fondatori di Google, Dropbox e altri. Ed è in seguito a queste esperienze che, nel 2006, Saeed Amidi decide di fare il grande salto e fondare Plug and Play, acceleratore e piattaforma di innovazione da cui ogni anno, solo negli Stati Uniti, passano mille startup.
Col tempo apre uffici in Asia e in Europa: da Monaco, Francoforte e Stoccarda in Germania, fino a Parigi, Amsterdam, Barcellona e dal 2019 anche Milano (cui più di recente si è aggiunto l’hub di Modena).
Dove la presenza di Plug and Play è invece più ridotta è in zone del mondo come l’Africa, dove conta comunque uffici a Ben Guerir (Marocco) e Johannesburg (Sudafrica).
Nuove geografie
È possibile che l’Africa mantenga le promesse e diventi la nuova frontiera delle startup? «La prima cosa da considerare è che, purtroppo, l’Africa è ancora vent’anni indietro rispetto all’Europa», spiega Amidi. «Ma ci sono enormi opportunità: cinque anni fa abbiamo investito in una società di fintech chiamata Flutterwave, specializzata in pagamenti digitali e che oggi utilizzata per piccoli pagamenti come per  transazioni tra aziende. Se hai l’idea giusta, in Africa ci sono enormi potenzialità, perché l’innovazione dà la possibilità di saltare le tecnologie attuali, per esempio le carte di credito, e passare direttamente ai pagamenti digitali. Ma in questo continente puntiamo anche su sostenibilità e agricoltura».
Guardando al futuro, quali saranno le innovazioni più importanti? «La robotica diventerà un aiuto fondamentale in campo agricolo e più in generale sarà di grande sostegno a una popolazione che invecchia e ha bisogno di supporto a casa. Infine sono molto affascinato dalle criptovalute: credo che la loro infrastruttura possa diventare la base di ogni transazione e di ogni contratto», conclude Amidi.

E per l’Italia – dove tra le aziende partner ci sono Stellantis, Lavazza, Unicredit, Nexi e altre – Amidi ha piani ben precisi: «Siamo attivi nel fintech, nella mobilità e nella internet of things, ma vogliamo impegnarci anche nel settore dell’energia pulita e dell’innovazione alimentare. Credo che in Italia ci siano ingegneri e imprenditori incredibilmente talentuosi, spero di connetterli con il mercato globale e permettere magari ad alcuni di loro di dare vita alla prossima Facebook o Google». Poi la promessa: «Investiremo in 20 startup italiane ogni anno».

 

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