iPad 9 e iPad mini 6: la prova in anteprima

Il tablet Apple più piccolo di tutti eredita il design dei fratelli maggiori e molte delle loro caratteristiche. Il modello base rimane invece uguale al precedente, ma ha tutti gli aggiornamenti che ne confermeranno il successo presso il largo pubblico

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iPad mini di sesta generazione e iPad di nona generazione, i due nuovi tablet presentati da Apple all’evento California Streaming, non potrebbero essere più diversi. Uno, l’iPad mini, eredita caratteristiche e design dei fratelli maggiori, quegli iPad Air e Pro che fino a questa presentazione facevano squadra a parte nella gamma, con le loro scocche dai bordi decisi e i display Liquid Retina e Liquid Retina XDR.

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L’iPad di nona generazione, invece, è l’iPhone SE della famiglia: stesso vecchio design con le cornici grandi, tasto home, e addirittura il jack audio, per la gioia di pochi sparuti audiofili. Eppure entrambi hanno in comune l’aspetto più importante: sono dispositivi con un’identità forte e un posizionamento facile da capire, due caratteristiche che aiutano a vendere un prodotto tecnologico più di quanto non riescano le specifiche (che pure sono di tutto rispetto per entrambi, in relazione al prezzo).

Per chi, per cosa
L’iPad mini rimane - sorpresa! - l’iPad più piccolo di tutti. Con questo aggiornamento e grazie all’assimilazione con il ramo Pro-Air, ala nobile della casata iPad, Apple conferma però la direzione presa con la precedente generazione: piccolo sì, ma potente e senza troppi compromessi. L’azienda non nasconde di aver puntato molto sull’allure di questo dispositivo per chi l’iPad se lo deve portare appresso per forza, ovvero per lavoro: e quindi commessi viaggiatori (salespeople, se preferite l’anglicismo), medici e personale sanitario, tecnici per assistenze varie. 

Per lo stesso motivo - portarsi l’iPad sempre appresso, ma per scelta personale - l’iPad mini parla anche a quegli utenti che non vogliono o non possono rinunciare al Mac/PC anche quando sono in giro, vuoi perché l’affetto per la metafora del desktop è dura a morire, vuoi per necessità di accesso a gestionali antidiluviani. Era così già per la precedente versione, e quella prima ancora. Questa nuova livrea un po’ Air un po’ Pro consacra ancora meglio l’aspirazione di fondo del mini, però, con uno schermo più grande a (quasi) parità di dimensioni complessive, una decina di grammi in meno e caratteristiche tecniche che lo posizionano di fatto sopra l’iPad Air (di cui si subodora di conseguenza l’imminente rinnovo). 

Con queste premesse si potrebbe pensare che l’aggiornamento dell’iPad di nona generazione, il modello meno costoso, sia per contro deludente. In fondo dal di fuori non è cambiato nulla, il design è indistinguibile dal precedente, gli accessori sono gli stessi, il tasto home è sempre lì a fare clic-clac. Nulla di tutto questo: l’iPad di nona generazione è il tablet di cui ha bisogno la maggior parte degli utenti che ne cercano uno.

L’iPad “ma che gli vuoi dire?”
Grazie a pochi aggiornamenti facili facili come il processore A13 Bionic (non giovanissimo, ma ancora arzillo), il display che ora ha il TrueTone (la funzione per ottimizzare i colori dello schermo sulla base della luce ambientale) e la fotocamera frontale ultra-grandangolare, iPad di nona generazione rimane il tablet Apple più facile da consigliare. L’arrivo di Center Stage, grazie alla sopracitata fotocamera frontale con 122° di angolo di campo, è la ciliegina sulla torta per il tablet che nipoti o figli regalano più volentieri a nonni e genitori (secondo statistiche puramente empiriche basate sulla nostra personale e opinabile esperienza). Altro che salvavita Beghelli. Ora quando nonna si sposta per controllare come va il sugo mentre la chiamate con FaceTime, Center Stage la terrà sempre al centro dell’inquadratura: alla progenitrice sembrerà una magia. Diciamolo, un po’ anche a noi, perché funziona veramente bene. 

Al netto di esempi molto italiani, la generalizzazione che deriviamo da qualche giorno di prova in anteprima è questa: iPad di nona generazione è l’iPad bravo che non si impegna, ma alla fine passa l’anno con la media del 7 e mezzo. Perché è vero, ha un design fuori tempo massimo, ha il processore meno potente di tutti - ma più che sufficiente per fare praticamente tutto, anche il montaggio video - ha gli stessi accessori del modello precedente, non ha il 5G e pesa pure un po’ troppo. Quel che conta è che però non ha di fatto alcun limite: fa girare iPad OS 15 senza problemi e senza limitazioni sulle funzioni; è perfetto per scrivere, per rispondere alle mail per navigare su internet; ha la sua Pencil, che è quella vecchia: si infila sempre maldestramente nella presa Lightning per la ricarica, ma costa meno della Pencil 2 e funziona meglio della maggior parte degli stilo per tablet Android; è il dispositivo ideale per le videochiamate, che siano con il nuovo FaceTime (aggiornato con un bel po’ di funzioni sull’ultimo sistema operativo) o con Zoom, Webex, Teams e simili. 

L’iPad 2021 è l’unico che ha ancora il tasto home 

Soprattutto, costa poco per quel che offre: il modello base Wi-Fi parte da 389€ (529€ per il modello cellular) e ha 64GB di memoria. Costa pure meno per gli studenti, che possono sfruttare lo sconto Apple a loro dedicato e sono l’altro segmento demografico, assieme agli anziani, che più ne gioiranno ricevendolo in dono a Natale. È insomma  l’ultimo residuo della vecchia generazione dell’iPad, ma continuerà a essere il modello più venduto e forse pure il più amato (che in fondo a dar retta a Z?iz?ek l’amore si nutre dell’incompiutezza dell’altro, non della sua perfezione). In altre parole: “ma che gli vuoi dire”?

iPad mini, chiaro e deciso
Se il nuovo iPad convince con un aggiornamento che non stupisce, la scelta di traslare l’iPad mini nell’empireo dei Pro e degli Air è stata salutata da analisti e commentatori come la vera sorpresa dell’evento California Streaming. È stato un annuncio inatteso, più che altro per ragioni di collocazione cronologica nell’evento che è di solito tutto degli iPhone e del Watch. Per il resto, a ben vedere, questo aggiornamento lo si poteva pure ipotizzare: che altro avrebbe dovuto fare altrimenti Apple con l’iPad mini? Proporre una sesta generazione con il design precedente, come per l’ultimo iPad? Non avrebbe funzionato, perché l’identità dell’iPad mini non è quella dell’entry level, ma di un dispositivo che può fare molto di più di quanto non suggeriscano le sue dimensioni contenute. 

In quest’ottica, l’aggiornamento alla sesta generazione del mini è un’operazione perfetta, sia dal punto di vista commerciale, sia del posizionamento del prodotto. Fredde analisi di vendita a parte, l’iPad mini è più che altro un dispositivo che si tiene in mano (una sola) con molto piacere. Gli spigoli accentuati del Pro e dell’Air funzionano benissimo a queste dimensioni e agevolano la maneggevolezza del dispositivo. Le cornici ridotte permettono allo schermo di espandersi da 7,9” a 8,3” senza modificare il fattore di forma. Anzi, a confrontare le taglie si nota che questo nuovo iPad è pure leggermente più corto in altezza. E poi c’è tutto il resto che il nuovo design comporta: la porta USB-C, gli speaker riprogettati e riposizionati, la Pencil di 2a generazione con ricarica magnetica. 

Interessante e ben congegnato il riposizionamento dei tasti volume, sfrattati dal lato lungo esterno proprio dalla Pencil: quando è agganciata e in carica prende quasi tutta la lunghezza del dispositivo. Ora il volume si regola dal lato corto superiore (considerando l’orientamento sulla base della posizione della fotocamera) e va bene così. Il salto di generazione della Pencil ha i suoi vantaggi, in primis appunto quella di non dover ricaricare lo stilo infilzandolo nella presa Lightning: sull’iPad mini, date le dimensioni, è sempre stata un’operazione ancora più maldestra che sull’iPad entry level. La Pencil 2 è superiore per qualità e funzioni, ma ha anche lo svantaggio di costare di più rispetto al modello precedente. Se vi piace disegnare sull’iPad, però, è la caratteristica che da sola elegge il mini a perfetto taccuino per gli schizzi in digitale. Le app dedicate - su tutte Adobe Fresco o Procreate - funzionano benissimo, aiutate anche dal nuovo chi A15 Bionic, e non risentono delle dimensioni più contenute dello schermo. 

 

Come va l’iPad mini
Il processore A15 Bionic dell’iPad mini è lo stesso dei nuovi iPhone 13 e contribuisce a un salto notevolissimo rispetto al precedente modello: 40% in più nelle prestazioni generali e ben 80% in più nella resa grafica. Il modello precedente era già capace di far girare decentemente Adobe Lightroom o l’app di montaggio video LumaFusion, ma si percepiva lo scalino rispetto alle prestazioni dei modelli più grandi. Non è più così con il mini di sesta generazione. L’elaborazione delle foto su Lightroom avviene con una velocità e una resa superiore all’iPad Air (ma è una differenza minima) e paragonabile spesso a quella di un iPad Pro: magari non gli ultimi con chip M1, ma di sicuro quelli di precedente generazione. Per quel che contano, i benchmark condotti con Geekbench confermano quest’impressione e il posizionamento del dispositivo. 

Il nuovo iPad mini non ha alcun problema a far girare Adobe Lightroom 

La sensazione, rispetto all’iPad mini di 5a generazione, è di avere fra le mani un tablet molto più potente in relazione a tutta la gamma. Anche la qualità dello schermo è evidente rispetto al modello precedente, come confermano le prove sempre con Adobe Lightroom: il Liquid Retina, con True Tone e gamma cromatica P3, ha colori più brillanti, più definiti, è luminoso in maniera uniforme. Soprattutto dopo il lancio dell’ultimo Air, non avremmo consigliato un iPad mini di 5a generazione a un fotografo o a chi fa montaggio video, a meno che questi non fosse cosciente dei limiti cui andava incontro. Questo ultimo aggiornamento dell’iPad mini invalida quel consiglio: il “visual creative” ora non ha più bisogno di capire se la potenza del mini possa bastare per l’uso professionale, ma soltanto se la dimensione dello schermo e il taglio di memoria massimo siano o meno sufficienti per l’uso che ha in mente.

Per il resto, c’è tutto quel che serve. L’USB-C innanzitutto, che è perfetta per il trasferimento veloce dei file dalle fotocamere ed elimina la dipendenza dagli adattatori di varie fogge. E poi il Touch ID, che avevamo apprezzato tanto sull’iPad Air più recente. È una soluzione perfetta in tempi di pandemia e mascherine e ci uniamo al coro generale di chi la vorrebbe pure sugli iPhone assieme al Face ID, anche dopo la pestilenza. Il sensore è velocissimo, preciso e posizionato molto bene. 

Poi ci sono il Wi-Fi 6 e soprattutto il 5G nella versione cellular: se usate molto l’iPad per comunicare in movimento è un’opzione da prendere in considerazione, anche se come ovvio contribuisce all’aumento del prezzo delle versioni con connettività cellulare. Infine ecco pure Center Stage, la funzione che durante le videochiamate ci tiene sempre al centro dell’inquadratura. Non fa la differenza come sull’iPad base, ma è una funzione così ben fatta che è una gioia che ci sia: ne sentiamo la mancanza sul Mac quando ci troviamo ancora ad usarlo per le videoconferenze. 

Cosa si poteva fare meglio
La perfezione non esiste, però, e l’iPad mini non fa eccezione. Ci sono in particolare tre cose che non ci hanno convinto. Innanzitutto la fotocamera posteriore singola. È migliorata nettamente rispetto al precedente modello e ora è capace di girare video in 4K e scattare foto a 12MP. I risultati, se confrontati però con quanto si ottiene con iPhone pure non nuovissimi, sono alquanto mediocri. Date le dimensioni del dispositivo, non è peregrina l’ipotesi che in molti lo vogliano usare pure come macchina fotografica. Capiamoci: va benissimo per foto documentali e foto ricordo, ma non aspettatevi di creare dei capolavori. 

C’è poi la questione del multitasking su iPadOS 15, che qui è disponibile con tutte le stesse modalità degli altri iPad. Sullo schermo piccolo, però, lo split screen in verticale è pressoché inutilizzabile e crea spesso due colonne di contenuto non ottimizzate a dovere. Gli sviluppatori devono ancora adeguare molte delle app alla nuova risoluzione del mini, è vero, ma nel caso specifico Apple avrebbe potuto forse limitare lo schermo diviso in due solo all’orientamento orizzontale. Dettagli, che però si notano in una prova approfondita e soprattutto nell’ambito di un aggiornamento di un firmware che a noi pare generalmente ricco e ben riuscito. 

E poi, last but not least, i tagli di memoria. Si può scegliere soltanto fra la versione da 64GB e quella da 256GB. Nell’anno degli iPhone da 128GB si poteva fare di più, anche se ci è chiaro che questa scelta, come sempre, deriva da precisi studi di mercato e del target del prodotto: capiamo e accettiamo che a Cupertino conviene risparmiare sulle memorie flash ingrassando i margini operativi lordi anche a costo di qualche sommessa critica di recensori un po’ pignoli. 

Colori, prezzi, disponibilità
iPad di 9a generazione e iPad mini di 6a generazione si possono già acquistare online. Arrivano ufficialmente nei negozi e nelle case di chi li ha ordinati venerdì 24 settembre.

  • iPad è disponibile nelle finiture argento e grigio siderale: il prezzo parte da €389 per i modelli Wi-Fi e da €529 per il modelli Wi-Fi + Cellular, entrambi da 64GB. Per i modelli da 256GB si passa rispettivamente a 559€ e 699€.
  • I modelli Wi-Fi di iPad mini partono invece da €559 e i modelli Wi-Fi + Cellular con il 5G da €729. Per i modelli da 256GB si passa a 729€ per il Wi-Fi e a 899€ per la versione 5G. I colori sono quattro: rosa, viola, grigio siderale e color “galassia”, che però sembra più un beige brillante che con lo spazio non ha molto a che fare. Ci sono infine anche delle nuove cover “Folio”: costano 65€ e sono disponibili in nero, bianco, rosso scuro (dark cherry), lavanda e arancio elettrico.

 

 

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