Almanacco dell'Innovazione - 17 agosto 2005

Per (non) fermare il terrorismo islamico, il decreto Pisanu spegne il wifi

Silvio Berlusconi (a destra nella foto) con l'allora ministro Pisanu  
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Il 17 agosto 2005 sulla Gazzetta Ufficiale venne pubblicato il decreto Pisanu e per Internet in Italia iniziarono tempi difficili che ha senso ripercorrere in questi giorni in cui il ritorno dei talebani al potere di Afghanistan ha fatto tornare indietro di un ventennio le lancette dell’orologio.

E dunque l’attentato alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001, l’intervento militare in Aghanistan per colpire il terrorismo a casa sua diremmo oggi, e poi i nuovi, sanguinosi attentati in Europa, a Madrid e Londra. Fu proprio dopo quello di Londra del 7 luglio 2005 (una serie di esplosione suicide sui trasporti pubblici causarono 56 morti e oltre 700 feriti), che il Parlamento italiano in tutta fretta, appena 3 giorni, e a larghissima maggioranza, convertì in legge il decreto varato dal secondo governo Berlusconi e che prende il nome dall'allora ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu.

Nel decreto c’erano diverse misure di contrasto al terrorismo e, all’artticolo 7, una potente stretta al wifi pubblico. Va detto che allora (era il 2005) la copertura di Internet era davvero scarsa: c’era al massimo la rete 3G mobile e navigare col telefonino era complicato. Per questo proliferavano gli Internet Café, locali pubblici (spesso bar) che offrivano connettività gratuita ai clienti (in qualche caso pagavi, ma cifre abbordabili). Insomma il wifi pubblico era il modo di stare in Rete quando il divario digitale era troppo ampio ed era quindi indispensabile per fare crescere la consapevolezza e la cultura digitale degli italiani. Ma il decreto Pisanu stava per fermare il tempo.

Dopo la conversione in legge del decreto governativo a fine luglio, il 16 agosto il ministro emanò un decreto attuativo dell’articolo 7 (quello relativo al wifi pubblico), che dettagliava meglio il fatto che per offrire il servizio wifi un esercente pubblico doveva chiedere la licenza al questore, identificare tutti i clienti con un documento da registrare (altro che Green Pass) e infine conservare i dati della navigazione per eventuali indagini di polizia. Praticamente fu la fine del wifi pubblico.

Successive analisi hanno dimostrato che la misura non ebbe reali effetti sul contrasto al terroriismo islamico. Infatti quasi subito partì un movimento di opinione per la sua abrogazione. E però la norma restò in vigore a lungo: ogni anno, anche il decreto Pisanu entrava in quello che viene chiamato decreto Milleproroghe e quindi i suoi effetti venivano prolungati ancora. Fino al 2010, quando un altro governo di centrodestra si arrese all’evidenza e il ministro dell’Interno di allora, Roberto Maroni, nel Milleproroghe inserì l’abrogazione dell’articolo 7 del decreto Pisanu a far data dall'1 gennaio 2011.

Ricordo che nelle settimane precedenti, ai giornalisti che gli chiedevano se anche lui non fosse ormai d’accordo sul fatto che il wifi pubblico andasse liberato, Pisanu rispondeva gentile: "Non lo so, io non capisco molto di tecnologia...".