Sdegno e rabbia fanno guadagnare più like sui social

Lo dimostra uno studio dell'Università di Yale, sottolineando che questo meccanismo può contribuire alla polarizzazione politica e alla diffusione della disinformazione online
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I toni usati sui social network e i post pubblicati stanno diventando sempre più forti ed estremi. Un'evoluzione dovuta al meccanismo di ricompensa che è alla base del funzionamento di Twitter e Facebook: queste piattaforme stanno contribuendo nel tempo alla diffusione di post che esprimono sdegno e rabbia perché gli utenti hanno imparato che con tali contenuti ottengono un maggior numero di like e condivisioni. In altre parole, si è creato un circolo vizioso per cui si tende a scrivere messaggi sempre più arrabbiati, visto che questi vengono poi letti e premiati. A dirlo è uno studio dell'Università di Yale, che mette in guardia dalle conseguenze di questo fenomeno. L'indignazione morale infatti può essere una forza che promuove la cooperazione e il cambiamento sociale, ma ha anche un lato oscuro: può contribuire alla diffusione di fake news e disinformazione, alla polarizzazione politica e a generare attacchi nei confronti delle minoranze.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori del dipartimento di Psicologia dell'università americana hanno analizzato i contenuti che manifestano sdegno morale diffusi su Twitter durante eventi controversi realmente accaduti. Hanno inoltre studiato i comportamenti degli utenti in esperimenti controllati ideati per verificare se gli algoritmi dei social media, che premiano chi posta contenuti popolari, incoraggiano la pubblicazione di messaggi che esprimono risentimento e deplorazione. Così hanno scoperto che gli utenti che ricevono più like e retweet quando esprimono sdegno in un loro post continueranno a farlo in quelli successivi. «Abbiamo dimostrato che alcune persone imparano a manifestare sempre più indignazione nel tempo perché sono ricompensate dal modo in cui è stato sviluppato il social media», ha spiegato William Brady, ricercatore postdoc che ha firmato lo studio insieme a Molly Crockett, professore associato di psicologia a Yale. «Gli incentivi previsti dalla piattaforma stanno cambiando il tono delle nostre conversazioni politiche online», ha aggiunto.

Facebook e Twitter hanno spiegato che forniscono solo una piattaforma neutra per delle conversazioni che, diversamente, si terrebbero altrove. Alcuni esperti avevano già supposto che i social media tendono a rafforzare e amplificare l'indignazione che viaggia su internet. Tuttavia, riuscire a dimostrare questo rapporto in modo chiaro è molto complicato, visto che misurare con precisione complesse espressioni sociali come l'indignazione è una grande sfida tecnica. Gli esperti di Yale ci sono riusciti con l'aiuto di un team che ha sviluppato un software di machine learning capace di monitorare questo tipo di reazioni nei post di Twitter. Dopo aver analizzato 12,7 milioni di tweet provenienti da 7.331 profili, gli autori dello studio hanno poi cercato di capire se l'indignazione espressa dagli utenti aumentasse nel tempo e, in caso affermativo, per quali ragioni.

Questo meccanismo ha delle implicazioni anche nei messaggi e discussioni di tipo politico che sono ospitati dalle piattaforme. Secondo i ricercatori, infatti, i membri di reti politiche più estreme manifestano molta più indignazione nei loro post degli utenti che appartengono a network più moderati. «I nostri studi mostrano che le persone con amici e follower politicamente moderati sono più sensibili ai feedback ricevuti che rafforzano le loro espressioni di indignazione», ha sottolineato Crockett. «Questo suggerisce un meccanismo per cui gruppi moderati possono diventare più radicali nel corso del tempo. Le ricompense dei social media creano loop di feedback positivi che rendono più intenso lo sdegno».

La ricerca dà un ulteriore stimolo al dibattito su come queste piattaforme dovrebbero essere regolamentate. La diffusione dello sdegno online e i toni esasperanti con cui viene espresso è anche una conseguenza del modello di business dei social media, che sfrutta al massimo il coinvolgimento degli utenti, spiegano gli autori. «Visto che l'indignazione morale gioca un ruolo cruciale nel promuovere il cambiamento politico e sociale, dovremmo essere consapevoli del fatto che le società tech hanno la capacità di influenzare il successo o il fallimento dei movimenti collettivi con lo sviluppo delle loro piattaforme», ha puntualizzato Crockett, aggiungendo che i dati raccolti dimostrano che i social media non si limitano a riflettere quello che accade in società, ma creano incentivi che cambiano il modo in cui gli utenti reagiscono agli eventi politici nel tempo.