Preghiere social e donazioni: l'ultima frontiera di Facebook è la fede

Il social network più popolare del mondo da qualche tempo comincia a offrire servizi per il culto: ma dietro l’afflato religioso potrebbe nascondersi un altro modo per raccogliere i dati degli utenti
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Le chiese si svuotano e chiudono: i credenti sono meno numerosi, ma il motivo è anche la pandemia di Covid. Allora perché non usare la tecnologia per raggiungere i fedeli?

Da tempo diversi luoghi di culto, soprattutto in nord America, permettono di seguire le funzioni in streaming; alcune, come la pioneristica Life.Church, dell’Oklahoma o la Connexus Church dell’Ontario, hanno addirittura un seguito molto più ampio online che dal vivo. Sono esperienze finora rimaste di nicchia, anche se è evidente che, per contrastare la crescente secolarizzazione della società i pastori d’anime hanno dovuto escogitare modi inediti per raggiungere le loro greggi. La paura del Covid e l’impossibilità di assistere di persona alle funzioni hanno accelerato il processo. Indimenticabile la scena in cui Papa Francesco, a fine marzo 2020, in uno dei momenti peggiori della pandemia, da una piazza San Pietro deserta si rivolgeva ai fedeli che assistevano in Tv o connessi in streaming.

Nello stesso periodo, a livello locale, diverse parrocchie ed enti religiosi italiani hanno sfruttato Facebook per raggiungere i credenti: la diocesi di Avellino, ad esempio, ha iniziato a trasmettere in streaming sulla sua pagina Facebook un ciclo di incontri dedicati alla Quaresima; a Roma, le Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù hanno attivato le dirette per recitare il Rosario in comunione virtuale con i fedeli.

 

Preghiere e liturgie su Facebook
Osservando l’impennata di conversazioni e gruppi a tema religioso nel corso della pandemia, Facebook ha colto negli appartenenti ai culti una platea molto ricettiva e una nuova opportunità di business. A fine maggio 2021 ha introdotto in via sperimentale per gli utenti dei gruppi americani, una nuova funzione: le richieste di preghiera. Se l'amministratore sceglie di attivare questa opzione, qualsiasi iscritto al gruppo Facebook può postare un messaggio - chiedere ad esempio di pregare per un parente malato o per un familiare che deve sostenere un esame. Gli altri membri, premendo un apposito pulsante, fanno sapere al postulante di aver esaudito la sua richiesta.

A giugno, il social network ha organizzato un summit virtuale con esponenti di varie fedi religiose per spiegare come utilizzare al meglio Facebook per raccogliere donazioni, far interagire i membri della comunità e organizzare liturgie virtuali.

«Le organizzazioni religiose e i social media sono un abbinamento naturale perché entrambi hanno a che fare con la connessione - ha detto la responsabile delle operazioni di Facebook, Sheryl Sandberg -. Noi speriamo che un giorno le persone ospitino servizi religiosi anche in realtà virtuale o usino la realtà aumentata come strumento educativo per insegnare ai figli la storia della loro fede».

 

Donazioni record grazie a Facebook live
L’aspetto economico è, se non predominante, certamente rilevante. La Chiesa di Dio in Cristo (una comunità pentecostale che si rivolge soprattutto agli afroamericani) ha sperimentato diverse funzioni di monetizzazione proposte da Facebook, come racconta il New York Times,

Per la modica cifra di dieci dollari, per esempio, i fedeli possono ricevere messaggi personalizzati dal vescovo. Un’altra funzione consente alla chiesa di ricevere donazioni in tempo reale, durante la diretta Facebook delle messe. I sacerdoti hanno rinunciato invece a guadagnare sugli annunci pubblicitari che avrebbero potuto essere mostrati durante lo streaming.

Un altro religioso coinvolto nel summit virtuale organizzato da Facebook, un sacerdote della South Bay Islamic Association della California, ha detto di aver raccolto un numero record di donazioni durante la pandemia utilizzando Facebook Live.

Non sono noti i dettagli, ma è lecito supporre che le donazioni in questi casi siano soggette alle stesse regole che valgono di solito per la beneficenza su Facebook, per la quale non viene percepita alcuna commissione. Direttamente, il social network non ci guadagnerebbe nulla. Dove guadagnerebbe, invece, è nella crescita dell’engagement, dei contenuti prodotti dagli utenti e dalla raccolta dei dati così generati.

Un portavoce del social network ha confermato a Reuters che le richieste di preghiera verranno usate per personalizzare gli annunci pubblicitari. Gli inserzionisti non avranno accesso ai contenuti delle preghiere, ma il sistema di machine learning del social digerirà ed elaborerà questi dati per capire quali annunci mostrare e a chi.

 

I servizi forniti dai social network
Ricavi a parte, quello religioso è sicuramente un segmento di utenti molto interessante per un’azienda che si è auto conferita, con linguaggio simil-apostolico, il compito di “dare alle persone il potere di costruire comunità e avvicinare il mondo”. Non è difficile immaginare, ad esempio, l’offerta di esperienze religiose immersive in realtà virtuale, ambito su cui Zuckerberg punta molto e in cui già primeggia grazie alla controllata Oculus.

Il social network si sta muovendo in maniera molto decisa per intercettare le esigenze dei gruppi religiosi, non limitandosi ad accogliere le richieste delle varie congregazioni, ma stimolando e guidando in prima persona il processo. Nei primi mesi della pandemia ha inviato alle chiese dei kit per principianti, con treppiedi e supporti per telefoni per effettuare lo streaming, quiz interattivi e corsi online sulle migliori prassi da seguire.Nello stesso periodo ha pubblicato online “Facebook for Faith”, un insieme di risorse e informazioni utili per chi volesse servire i fedeli da remoto, e ha varato una serie di nuovi servizi: collegamento telefonico per ascoltare l’audio di un video in streaming, sottotitoli automatici, accesso ai video anche senza login.Quest’anno, il social network ha lanciato #MonthofGood, un hashtag e una serie di iniziative per aiutare i musulmani a celebrare il Ramadan su Facebook, Instagram e WhatsApp, dribblando il Covid.

 

I problemi dello streaming religioso
Non mancano le voci critiche: c’è chi come Sarah Lane Ritchie, dell’Università di Edimburgo, sottolinea i pericoli per la privacy, considerato che chi appartiene a una religione spesso condivide con i confratelli dettagli intimi della propria vita: già è delicato farlo di persona, figuriamoci su Facebook. Inoltre, alcuni non si fidano di un’azienda che è al centro di controversie e che sembra interessata soprattutto al profitto. Altri invece ritengono che l’esperienza religiosa online sia un ben magro sostituto di quella fisica.

Piaccia o non piaccia, l’irrompere di Facebook fra i fedeli è qualcosa con cui chi si occupa di religione dovrà fare i conti. In fondo, sulla piattaforma si ritrovano ogni mese circa tre miliardi di persone: più di tutti i cristiani, o di tutti i musulmani, del pianeta.