La finale degli Europei vista a un matrimonio: l'incubo peggiore è stato una radiolina

Il racconto di un ricevimento che si è svolto la sera di Italia-Inghilterra. E della tecnologia messa in campo per seguire gli azzurri, battuta a sorpresa da una radio portatile 
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Quando ho ricevuto la partecipazione, almeno tre mesi fa, non ci ho fatto molto caso. Un’amica che si sposa la sera dell’11 luglio 2021. Pensi al caldo, non alla finale di un Europeo. E diciamoci la verità, anche fossi stato il più accanito dei tifosi Azzurri, e avessi segnato da tempo la data sul calendario, non mi sarei preoccupato: nessuno credeva all’Italia in finale, lo ha detto anche Mancini. E invece dopo la semifinale vinta con la Spagna, un po’ per gioco e un po’ per sondare il terreno, scrivo alla sposa: “State preparando un maxi schermo?”. Lei risponde che non hanno molte alternative: meglio una visione collettiva, a questo punto, dei volti persi nello smartphone o nei tablet appoggiati alle bottiglie sui tavoli. Questa era l’idea. Che però non aveva fatto i conti con i limiti della tecnologia.

Arrivati al ricevimento, la prima sorpresa: la struttura non può contare su un decoder Sky o sul digitale terrestre, quindi le due grandi tv piazzate per gli invitati faranno affidamento sulla connessione internet. Sembra una buona soluzione, in fondo: viviamo nell’epoca dello streaming, dei Giga illimitati, delle piattaforme che offrono ogni tipo di contenuto in movimento. RaiPlay da una parte, basta registrarsi, Sky Go dall’altra, basta avere un abbonamento Sky.

Come ci ha insegnato l’ultima stagione di Serie A, con le critiche a Dazn quando il segnale si piantava inaspettatamente, lo streaming ha un grande problema: la qualità della connessione. Dipende anche da chi trasmette le immagini, ma per una fruizione ideale c’è bisogno di una copertura (almeno) 4G.

Nel luogo in cui si è svolto il ricevimento, la rete era buona. Quindi l’incubo della rotella che gira, simbolo del buffering infinito che magari non va a buon fine, non c’è stato. Il problema semmai è stato un altro, che attanaglia lo streaming ogni volta che si segue un evento sportivo in diretta: il ritardo del video insomma, è la leggera differita che si avverte rispetto allo stesso evento guardato su una tv tradizionale.

Parliamo, in genere, di circa 30 secondi, che nel caso di partita di calcio sono un’eternità: una squadra potrebbe aver segnato mentre gli spettatori di una diretta streaming stanno ancora assistendo al rinvio del portiere che ha avviato l’azione. È un problema non di poco conto, che nel corso degli Europei ha prodotto anche video virali, con tifosi che giocavano perfidi scherzi ai loro vicini in ritardo di alcuni secondi, fingendo esultanze o grida di disappunto per gol fatti o mancati inesistenti.

Euro2020, i tifosi guardano la partita in differita: il vicino li prende in giro festeggiando gol inesistenti

Nel mio caso, ero abbastanza sereno. In assenza di digitale terrestre o pay tv, almeno da questo punto di vista potevo stare tranquillo. Entrambi i televisori su RaiPlay e alle 21 si parte. Dopo qualche minuto, nella confusione generale creata da chi guarda la partita e da chi, giustamente, festeggia anche gli sposi, alcuni invitati sistemati nelle posizioni più infelici, rispetto agli schermi, hanno sfoderato l’asso nella manica: smartphone o tablet su cui hanno iniziato a vedere la partita con Sky Go.

Dalle urla di approvazione/disapprovazione, capisco subito una cosa: sono in anticipo rispetto alla maggior parte delle persone che sta seguendo la finale su Rai Play. Passa ancora qualche minuto e ne capisco un’altra: chi guarda l’Italia su Sky Go sul tablet è ancora più avanti rispetto a chi la sta guardando – sempre con Sky Go – sullo smartphone.

Come potete immaginare, l’effetto di questa triplice differita è disastroso. Chi ha il tablet vince su tutti, e quando l’Italia segna si consuma una scena grottesca e al tempo stesso esilarante: gli altri invitati non si rassegnano all’esultanza immediata, attendono il loro turno fissando la tv. E passano così tanti secondi che qualcuno, appunto, crede a uno scherzo.

Invece Bonucci ha segnato, è tutto vero, e dopo 90’ e i supplementari si va ai rigori. Nel momento di massima tensione, e per la natura stessa dei rigori che si battono in modo alternato con un significativo tempo morto tra uno e l’altro, il ritardo fin qui illustrato produce la confusione più grande.

Lo spazio all’aperto dove sono stati sistemati i tavoli è attraversato da continue esultanze e grida strozzate, per un penalty segnato o parato. E con tre segnali diversi nessuno capisce più nulla: se stiamo vincendo, se siamo disperati, se è tutto finito e tu invece sei ancora lì a soffrire. Alla fine, il colpo di scena, davvero inaspettato. L’inglese Saka, quello a cui Donnarumma parerà il tiro consegnandoci la coppa, non ha neanche iniziato la sua camminata verso il dischetto. La voce lontana di un invitato, ai margini del ricevimento, spezza il silenzio tombale: “Siamo campioni, abbiamo vinto! Abbiamo vinto!”.

Nessuno gli crede. È troppo avanti persino per chi sta seguendo la lotteria dei rigori sui tablet. Lo capisco dalla loro espressione. Ma l’anziano signore si avvicina e insiste: “Abbiamo vinto!”. Anch’io non lo prendo sul serio, ho le mani sulle orecchie nel tentativo (vano) di coprire le eventuali urla e godermi il trionfo in diretta.

Ma poi, quando è ormai a un passo, capisco che ha ragione lui, che dice il vero. Ha una vecchia radiolina in mano. Quella non la batti. L’Inghilterra sì, invece, e lo stadio di Wembley è tutto un tricolore. La sposa sventola la bandiera, si festeggia doppiamente in una notte di luglio in cui mai avremmo pensato di vincere un Europeo e mai, sicuramente, avremmo pensato di guardarlo così.

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