la prova

Razer Anzu, gli occhiali connessi per il lavoro smart

L'azienda americana ha realizzato un paio di occhiali per smart working e videochiamate, con vivavoce integrato e filtro contro la luce blu
5 minuti di lettura

Via via che aumenta l'interesse per i computer indossabili, siano orologi, anelli oppure occhiali, sempre più diventa importante anche l'aspetto estetico, cioè l’attenzione per la vestibilità e il look.

L'ha capito molto bene Mark Zuckerberg, che ha siglato un accordo con Luxottica per i futuri occhiali smart di Facebook che promettono meraviglie (ma sono ancora di là da venire), mentre non l'avevano capito Larry Page e Sergey Brin con i loro Google Glass, che forse avevano anticipato troppo i tempi, ma soprattutto avevano trascurato l'estetica e (anche) per questo hanno mancato il bersaglio.

Per capire a che punto siamo abbiamo voluto provare un paio di occhiali smart per il telelavoro. Niente effetti speciali, però: sono semplici occhiali connessi con vivavoce integrato e con un filtro anti-luce blu che si collegano via Bluetooth a basso consumo. Realizzati da Razer, marchio americano di fascia medio-alta specializzato nel settore degli accessori per videogiochi (tastiere e mouse, ma anche poltrone, microfoni e auricolari), non sono pensati come complemento della PlayStation, ma per un altro mercato ancora tutto da esplorare: gli oggetti smart da usare durante la pandemia e per il lavoro da casa.

Occhiali intelligenti
Gli occhiali Anzu di Razer sono prodotti in due modelli, ciascuno in due taglie: occhiale tondo o quadrato, di taglia medio-piccola o grande. Abbiamo testato quelli quadrati di taglia grande, che risultano essere molto flessibili (le stanghette che si allargano bene verso l'interno e l'esterno) e con una vestibilità che si adatta a volti medio-grandi e grandi. Gli occhiali sono di colore scuro, la montatura è classica e leggera, con un ponte che risulta molto comodo anche senza poggia-naso regolabile, mentre le stanghette sono più spesse del solito (c’è un motivo), ma non appesantiscono il design.

Nella scatola molto compatta si trova una custodia di ecopelle con l'immancabile panno di microfibra per tenerli puliti, di dimensioni generose. All'interno, in una tasca separata, c’è il cavetto per la ricarica degli occhiali, mentre manca un alimentatore: è un cavetto a ipsilon con una normale presa Usb da un lato (una Usb-C sarebbe stata preferibile) e due terminali che si attaccano magneticamente alle stanghette dall’altro. I terminali hanno un verso e il magnete, che espone entrambe le polarità, oppone resistenza se si cerca di agganciarli in quello sbagliato.

Come sono veramente gli Anzu
Razer definisce gli Anzu "occhiali smart", ma bisogna capire bene cosa intende. Non pensate di indossare qualcosa che viene da Matrix o Mission: Impossible. Gli occhiali hanno 3 funzioni, nessuna delle quali da film di fantascienza: si connettono con un vostro dispositivo, che sia il telefono, il tablet o il computer, e funzionano da microfono e casse vivavoce molto compatte per le telefonate o le videochiamate. Inoltre, ai lati delle stanghette ci sono due zone sensibili al tocco che permettono di utilizzare una serie di comandi touch programmabili dalla app di Razer (per Android e iOS). I comandi touch possono servire anche per attivare l'assistente digitale del vostro apparecchio, né più né meno di come si farebbe con un paio di cuffie come le AirPods Pro di Apple. Infine, hanno anche una funzione passiva molto interessante, perché sono dotati di lenti che filtrano la luce blu sino al 30% senza essere colorate (ideale per proteggere gli occhi di chi deve stare molte ore davanti al computer o allo smartphone) che possono essere sostituite con lenti graduate, oppure con le lenti polarizzate da esterni fornite in dotazione.

Prova pratica: come funzionano
La ricarica completa degli occhiali richiede circa 30 minuti: entrambe le stanghette hanno la loro riserva di energia, e durano abbondantemente più delle 5 ore dichiarate. Abbiamo potuto verificarlo durante una serie di videochiamate e videoconferenze lunghissime, purtroppo tipiche di questo periodo di pandemia e di lavoro da casa, e non siamo mai riusciti a scaricarle sino in fondo.

Per accendere gli occhiali basta aprirli e indossarli: dagli altoparlanti con driver da 16 millimetri che si trovano nelle stanghette, a un centimetro dalle orecchie, esce la voce che annuncia "Bluetooth On" e "Pairing". Non è disponibile una voce in italiano ma non è un impedimento, perché gli occhiali segnalano solo che si stanno accendendo e spegnendo. L'aggancio con il telefono o il tablet o il Mac (li abbiamo provati con tutti e tre) avviene istantaneamente una volta fatta la prima connessione, che viene gestita dal computer o dallo smartphone. Nella app è possibile cambiare l'equalizzazione dell'audio (ma quella di serie va benissimo) e la sua latenza (ma la modalità a bassa latenza aumenta il consumo della batteria senza un particolare beneficio in un uso normale).

Microfoni e speaker
Grazie a due microfoni, gli occhiali ricevono la nostra voce in maniera forte e chiara: abbiamo chiesto alla fine di molte videochiamate e telefonate di lavoro o di svago un parere sulla qualità della nostra voce e nessun interlocutore ha evidenziato problemi che potessero essere collegati alla qualità del microfono. Non sono invece due microfoni adatti a registrazioni di alta qualità, come un podcast o la traccia audio di un video per YouTube, perché la voce risulta troppo esile e simile a quella che si ottiene da un telefonino rispetto a un microfono professionale. 

Invece, l'audio che esce dai due piccoli speaker incassati nelle stanghette (che non si vedono se non ispezionando gli occhiali da vicino) ha una resa a metà tra le AirPods e il vivavoce di un telefono, ma con bassi migliori e una presenza audio nel complesso più che soddisfacente. Non sono fatti per ascoltare un concerto di musica classica o moderna, ma sono perfetti per il parlato e abbastanza buoni per i videogiochi. Non c'è una forma di cancellazione del suono perché non c'è modo di chiudere fisicamente l'orecchio, e bisogna comunque fare attenzione perché l'audio è chiaramente percepibile anche a distanza: alla fine si tratta di un piccolo vivavoce molto ben fatto, ma che diffonde un po' di suono nell'ambiente, come un paio di cuffie circumaurali aperte.

La protezione degli occhi
Le lenti non colorate che filtrano il 30% della luce blu dovrebbero avere un effetto positivo sulla protezione degli occhi. Questo è un valore aggiunto non da poco, che si sposa con la comodità della montatura. Si possono indossare gli occhiali tutto il giorno, davanti al computer, senza che si avverta una stanchezza eccessiva. Hanno un peso paragonabile a quello di un paio di occhiali da sole (con le lenti polarizzate ricordano molto il modello Wayfarer di Ray-Ban) e non stancano. 

I comandi touch sono a nostro avviso la parte meno efficace: anche il semplice tap richiede un tocco in realtà leggermente prolungato, come se la sensibilità delle due aree sulla stanghetta non fosse particolarmente buona. Un numero eccessivo di combinazioni (4 comandi impostabili separatamente per ciascuna stanghetta) alla fine ci ha fatto abbandonare questi comandi, anche perché non c'è un feedback aptico o sonoro e, usando prevalentemente gli occhiali davanti al computer, non servono in modo particolare. Gli occhiali non hanno un loro assistente virtuale (a parte la voce di accensione e spegnimento), ma sono compatibili per comandare quello del telefono o del computer.

Una curiosità
Chi scrive non porta occhiali da vista, quindi c'è un effetto novità nell'usare tutto il giorno un paio di occhiali davanti al computer. L’aspetto sorprendente è la risposta dei colleghi e delle persone con le quali si fanno videoconferenze durante la giornata lavorativa e con i familiari: la montatura piace e viene giudicata positivamente, e adatta a una chiamata lavorativa, rendendo in qualche modo più autorevole l'inquadratura che altrimenti sarebbe quella del soggiorno di casa.

Insomma, Razer si è messa d'impegno nel design e ha cercato di nascondere tutte le funzionalità smart per consentire a chi li indossa di non sembrare strano, ma anzi donargli una certa autorevolezza.

Prezzo e concorrenti
Gli Anzu costano 209,99 euro sul sito dell'azienda e includono anche il secondo paio di lenti polarizzate, che si montano facilmente a pressione. Sono occhiali connessi di alta gamma con la funzione microfono più vivavoce: esistono varie alternative anche più economiche, ma sono mal distribuite nel nostro Paese. Xiaomi e B&H hanno realizzato prodotti simili, mentre online si trovano molte varianti di marchi meno conosciuti, la cui qualità non possiamo verificare. È interessante, ma non l'abbiamo provata, la tecnologia di VocalSkull, che ha usato un sistema a conduzione ossea con design a orecchio aperto che dovrebbe avere una qualità audio paragonabile, ma essere silenziosa per chi sta intorno.

Che cosa ci è piaciuto
Gli occhiali di Razer sono belli e comodi da indossare, che forse è la loro caratteristica più importante, perché non sono un semplice apparecchio tecnologico, ma anche un accessorio della persona. Dal punto di vista tecnico la qualità del microfono e dell'audio riprodotto sono quelli di una buona cuffia, ma senza la fatica di tenere tutto il giorno gli auricolari infilati nelle orecchie. La batteria dura veramente tantissimo e la protezione dalla luce blu è una cosa in più che fa molto piacere, anche se non possiamo verificarne in alcun modo l'efficacia clinica.

Che cosa non ci è piaciuto
I comandi touch sono un po' ostici complicati (troppe varianti) e davanti al computer non servono molto; inoltre, sarebbe stato forse meglio avere una voce registrata anche in italiano, anche perché dovrebbe solo solo dire “acceso” e “spento” e “connesso” e “disconnesso”, oltre a “batteria quasi scarica”. Infine c’è la questione del prezzo, che è sensibilmente più alto di altri prodotti simili.