Equinix mette Genova al centro dell’autostrada digitale fra Europa e Medio Oriente

Il colosso americano investe 21 milioni di dollari per la realizzazione di un data center in città: dai suoi server passa il 50% delle operazioni di Amazon, Google, Ibm e Microsoft. Oltre ai film e alle serie di Netflix

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L'aspetto finale di uno degli hub di Equinix

L'aspetto finale di uno degli hub di Equinix

 

Premi play sul telecomando e sulla tv parte il film di Netflix in 4K. Un paio di tocchi sullo schermo dello smartphone e puoi rivedere le tue foto di 6 anni fa su Google Drive. Tre clic col mouse e scegli il tuo prossimo computer e lo compri su Amazon. Per poter fare tutto questo, tu ti colleghi a Internet. Per permetterti di fare tutto questo, loro (intesi come Netflix, Google, Amazon) si collegano a uno dei data center di Equinix. Che è un’azienda gigantesca, ma di cui tutti sanno pochissimo.

Fondata nel 1998 a Redwood, in California, ha una capitalizzazione di 33 miliardi di dollari, quasi 10mila dipendenti ed è presente in 26 Paesi nel mondo, dove si trovano 220 suoi data center, al cui interno stanno i server cui si collegano (anche) i più grandi fra i fornitori di servizi cloud al mondo: per il 40-60% delle loro operazioni, colossi come Amazon, Google, Microsoft e Ibm si appoggiano proprio a Equinix. In Italia, l’azienda di Jay Adelson ha 4 di queste strutture, tutte a Milano; la prossima, che si chiamerà GN1, sorgerà a Genova.

“Abbiamo scelto la vostra città - ci ha detto Emmanuel Becker, managing director della filiale italiana della compagnia - perché è ricca di storia ed è in una posizione interessante, stretta fra mare e monti”. Soprattutto è in una posizione strategica, fra Milano e il resto del mondo, cosa che permetterà al capoluogo ligure di diventare uno degli snodi fondamentali di quella che può essere definita un’autostrada di dati: “Scendendo dalla città tedesca di Francoforte, il nostro principale hub in Europa – prosegue Becker - praticamente in linea retta c’è Milano, l’hub principale in Italia, e poi Genova”. Che aggiungerà al suo porto tradizionale una sorta di “porto digitale”, uno degli approdi del cavo 2Africa: “È un progetto che prevede la posa di un cavo sottomarino che colleghi il Vecchio continente con Africa e Medio Oriente e anche porti la connessione nei Paesi in via di sviluppo”.

Il progetto 2Africa, in cui è coinvolta anche Vodafone, insieme con altri operatori e aziende (come China Mobile, Orange, Facebook ed Mtn), è mastodontico, talmente grande da far impallidire Amitié, il cavo transatlantico che unirà Nord America ed Europa: una volta completato, fra 2023 e 2024, circumnavigherà l’Africa, sarà lungo 37mila chilometri e toccherà 23 Paesi, portando in tutti il collegamento veloce a Internet. Passando dal mare.

mappa: dove sta sorgendo l’hub GN1

L’investimento iniziale: 21 milioni di dollari
Questo è un altro dei vantaggi di Genova: “La città ha già un porto, e se da un lato questo rende le lavorazioni più complesse, dall’altro permette di posizionare i cavi molto in profondità, cosa che li rende più sicuri e meno soggetti a guasti e interferenze”. Già oggi, del resto, oltre il 90% del traffico dati del mondo passa in cavi sottomarini. Inoltre, “nella vostra città saranno posati cavi mai usati prima in Italia, oltre a quelli che già la collegano con Milano - ha spiegato ancora Becker - Genova sarà la porta per l’entrata e l’uscita dei dati da e per il resto d’Italia ed Europa”.

Per la realizzazione di GN1, che sorge praticamente di fronte al cimitero di Staglieno e a poca distanza dal casello autostradale di Genova Est, i lavori sono già incominciati: “Il data center sarà pienamente operativo da inizio 2022, ma alcune funzionalità partiranno prima, già dalla metà di quest’anno”; di più: “Stiamo già cercando, e cercheremo ancora, personale in città per la gestione dell’hub, nell’ottica di un investimento di lungo periodo”. Solo quello iniziale, comunque, è di 21 milioni di dollari, poco meno di 20 milioni di euro.

Secondo quanto anticipato al Secolo XIX, GN1 occuperà un’area di quasi 600 metri quadrati, sarà interamente alimentato con energie rinnovabili e al suo interno troveranno posto 150 cabinet, cioè “armadi” per i server, che sono (semplificando) i computer che gestiscono gli accessi a Internet: ognuno ne ospita 48, capaci ciascuno di ricreare in media 20 server virtuali, ognuno dei quali in grado a sua volta di soddisfare un migliaio di richieste. In totale, dunque, l’hub genovese dovrebbe poterne gestire oltre 140 milioni contemporaneamente.

L'esterno del data center ML5, in completamento a Milano

L'esterno del data center ML5, in completamento a Milano

 

Nella pratica: i benefici per i genovesi
Per il capoluogo ligure e i suoi abitanti ci sono comunque altri vantaggi, ancora non quantificabili, ma immaginabili: “Come accaduto altrove - è la previsione del manager di Equinix - la nostra presenza avrà un effetto attrattivo soprattutto per gli operatori di telefonia, come Tim, Vodafone e gli altri. Nell’arco dei prossimi 12 mesi, tutte le connessioni in città saranno più rapide, la rete di fibra ottica sarà ampliata e potenziata. Genova diventerà la città meglio connessa d’Italia, insieme con Milano”.

Ancora: “Ci sarà un’ulteriore spinta alla diffusione del 5G, cosa che porterà a sua volta a velocizzare la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla nascita di una vera smart city, come quella immaginata dal sindaco Bucci”. A questa Internet più rapida e al data center dell’azienda americana si appoggeranno ovviamente anche la Pubblica amministrazione e gli enti locali, i cui servizi digitali saranno dunque più efficaci.

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