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Show al Raquet Club. Panatta su Bertolucci: «Faceva colazione con caffellatte e mortadella»

Primo compleanno del club, Adriano dialoga con l’ex compagno azzurro: «Sei Il fratello che non ho mai avuto»

Ubaldo Saini
2 minuti di lettura

La festa per il primo compleanno dell’Adriano Panatta Racquet Club è stata un’escalation di emozioni. Una festa per tutti, dai frequentatori abituali agli appassionati di sport, che hanno potuto assistere ad una chiacchierata tra due leggende del tennis: Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, fedelissimi compagni di doppio e vincitori dell’unica Coppa Davis nel 1976 assieme a Barazzutti e Zugarelli, sono stati abilmente moderati dal giornalista di Sky Stefano Meloccaro.

E’ stata l’occasione perfetta per ripercorrere la carriera e la vita di due tennisti che hanno segnato un’intera generazione e che, curiosamente, si sono spostati in Veneto per amore pochi anni fa. Panatta è ormai trevigiano d’adozione, Bertolucci vive invece a Verona. Ed è stato emozionante rivederli in un ambiente rilassato, a bordo piscina, elegantissimi e completamente a proprio agio davanti ad oltre 200 persone, con la presenza del sindaco di Treviso, Mario Conte. La giostra dei ricordi li porta agli inizi del loro sodalizio: «Era un’amichevole Italia-Polonia, si giocava a Gaeta ed eravamo sul due pari – ricorda Bertolucci – io avevo appena finito di giocare in singolare, e il nostro coach Berardinelli venne da me e mi disse: “Tu giochi il doppio decisivo con Adriano”. Cominciò così».

Due giocatori iconici, l’uno innamorato del rovescio dell’altro: «Il rovescio di Paolo era famoso in tutto il mondo. Sarebbe potuto essere nei migliori dieci al mondo, se c’è arrivato Barazzutti…»”ì La replica di Bertolucci è ancora più al miele: «Adriano aveva un rovescio in back bellissimo da vedere. Penso di aver visto solo Federer con un tocco simile».

Il sodalizio nacque anche per ragioni tecnico-pratiche: «Paolo giocava sia il singolare che il doppio, ma ad un certo punto non aveva più fiato per entrambi. E così si specializzò nel doppio. Del resto gli piaceva mangiare – era soprannominato Pasta Kid, ndr – Gli voglio bene. E’ il fratello che non ho mai avuto. A Formia stavamo in camera assieme, io pagavo l’affitto e lui lavava i piatti». L’amore per il cibo di Bertolucci ha dato vita a gag indimenticabili: «Paolo era goloso, ma era magro. I suoi piedi erano veloci, si muoveva bene e se andava in pasticceria si mangiava pure la commessa». La risposta del toscano non si fa attendere: «In realtà è successo una volta sola. Eravamo a Reggio Calabria, ero a dieta ferrea e una sera sono uscito dopo cena per mangiare qualcosa in una pasticceria locale. Ma nemmeno sono riuscito a godermela appieno, perché qualcuno (ride, ndr) il giorno dopo è andato dal coach per chiedere di pesarci…».

A quel punto Panatta si gioca una delle sue volée vincenti: «Ora vi racconto questa: Paolo amava fare colazione con focaccia e mortadella inzuppate nel caffellatte». Risate, applausi a scena aperta. La conversazione resta sempre leggera, e si comincia a parlare dei grandi campioni del passato: Nastase, Borg, McEnroe. Tempi andati, sfide leggendarie, con una menzione speciale per Jimmy Connors: «Era proprio antipatico. Com’è che si dice da queste parti? M.o.n.a.» Le temperature si abbassano, il sole lentamente tramonta, ma le due leggende continuano a incantare con le loro storie. C’era Sky, c’erano le telecamere. Chissà che non ne esca un altro documentario: dopo “Una Squadra”, ci sono ancora tante avventure da raccontare.

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