«Vi presento mio fratello»: Sorokaite, ex Imoco Volley, racconta Sorokas, ala di Treviso Basket

Parla Indre, sorella di Paulius: «Nutribullet, fidati. E’ un perfezionista. E gli ho detto che il Palaverde è il massimo»

TREVISO. Una famiglia di sportivi, una nazione che è la Mecca del basket, un rapporto inscindibile che travalica lo sport. Indre Sorokaite, già opposto dell’Imoco Conegliano, racconta Paulius Sorokas: fratello e sorella legati dall’amore per i rispettivi sport e la necessità quotidiana di confrontarsi anche per prendere le giuste decisioni per le rispettive carriere. «Proprio così», spiega Indre, confermata da Scandicci dove ha vinto la Challenge Cup, «Ci parliamo tutti i giorni, sono quasi invidiosa del nostro rapporto, non capita spesso che si sviluppino legami così profondi».

E di cosa parlate?

«Di tutto. Anche di scelte lavorative, ovvio. Siamo complementari, io punto sulla mia esperienza e lui sulla spavalderia. Insieme affrontiamo dubbi, perplessità, decisioni da prendere».

Come quella di Paulius di firmare per la Nutribullet.

«Quando si parla di Treviso, si parla della storia del basket. Mio fratello pareva orientato per il Giappone, ma la pista si è raffreddata, è emersa la possibilità di firmare con TvB, mi ha chiesto un’opinione. Io ho vissuto il Palaverde tanto con l’Imoco quanto da tifosa con la pallacanestro, e gli ho spiegato che se Conegliano rappresenta la cornice ideale per il volley, altrettanto è Treviso per la palla a spicchi. Paulius poi si nutre di sfide e nella sua carriera vuol sempre dimostrare di poter salire di livello».

Nessuna gelosia tra voi?

«Mai. Può sembrare strano ma non esiste competizione, io sono felice per i suoi traguardi e lui altrettanto. E non parlo solo di trofei, per quanto vincere piaccia a tutti: una stagione è fatta di traguardi intermedi, miglioramenti costanti. Sono le sfide di cui parlavo prima».

Lituania, un Paese competitivo. Specie nel basket, che è quasi una religione.

«Togliamo pure il “quasi”. Quando gioca la Nazionale si respira un’atmosfera speciale, tutti si vestono con i colori della bandiera (giallo, rosso e verde ndr), le strade si svuotano. E poi sono di Kaunas, la vecchia capitale, lì c’è lo Zalgiris che ricorda nel nome un’antica battaglia fondamentale per la storia del mio Paese»”. E

Com’è cresciuto Paulius?

«Primi passi sul parquet già a 4 anni, poi le giovanili dello Zalgiris, ottima scuola, anche a livello di cultura sportiva. Non ha mai pensato ad altro che a giocare a basket: il suo gruppo, con Valanciunas, Giedraitis, Domantas Sabonis, è la “generazione d’oro” del basket lituano. La competizione è fortissima, gli ho consigliato io di venire in Italia per mettersi alla prova».

Piacenza, anno 2014.

«Esatto. All’epoca giocavo per il River Volley e chiesi al procuratore di darmi una mano perché Paulius contattasse la Pallacanestro Piacentina: un’esperienza in Italia, anche in A2, gli avrebbe fatto bene».

Come andò?

«Dimostrò subito una forte mentalità, macinando migliaia di chilometri in auto per raggiungere l’Emilia. Vivemmo un anno assieme, quella stagione lo aiutò a crescere come persona. Bisogna sempre partire dalle basi: ora, dopo varie esperienze, raccoglie quanto seminato. E da sorella maggiore ne sono orgogliosa»

A proposito di mentalità vincente, come vede l’Imoco in fase di rinnovamento?

«Conegliano è la dimostrazione di un corretto modo di lavorare, quello della costruzione di cicli. Le Pantere ripartono da tre pilastri importanti come Wolosz, De Gennaro e De Kruijf ma soprattutto da uno staff di qualità e da una platea di tifosi che ha sempre sostenuto la squadra. Non è vero che il rinnovamento impoverisce, le nuove arrivate portano qualità ed energia fresca, giovane; sono convinta che i risultati non tarderanno ad arrivare».

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