«Con Panatta legame fortissimo Il caso Djokovic? Troppe bugie»

Corrado Barazzutti, leggenda della racchetta, ospite al Park Tennis di Villorba 

il personaggio

Weekend di grande tennis a Treviso. Gli appassionati della racchetta hanno avuto l’occasione di incontrare, nel giro di due giorni, due autentiche leggende: Adriano Panatta e Corrado Barazzutti, oltre al giornalista di Sky Stefano Meloccaro. Panatta, ormai trevigiano d’adozione, ha ospitato Meloccaro all’interno della Club House del suo Racquet Club per la presentazione del libro: “Colpi di genio” pubblicato lo scorso settembre dal giornalista reatino, legato a Panatta da un’amiciza di lunga data. L’evento è stato l’occasione perfetta per rispolverare aneddoti del passato: Panatta ha raccontato di quella volta a Montecarlo in cui Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio lo raggiunsero in hotel e fecero serata fino alle 2.30 del mattino. Inutile dire come finì.


Teatro diverso - il Park Tennis di Villorba - il giorno seguente per un workshop tenuto da Corrado Barazzutti, già componente della squadra italiana di Coppa Davis più forte di tutti i tempi e allenatore sia della squadra italiana maschile che di quella femminile, con la quale ha vinto quattro titoli mondiali. Barazzutti, che ha raggiunto la posizione #7 nel ranking Atp, è stato anche allenatore di Francesca Schiavone, con la quale ha vinto il Roland Garros nel 2010. Intervistato dal manager sportivo Andrea Vidotti, Barazzutti ha raccontato la sua storia fin dagli esordi sui campi del circolo tennis di Alessandria, dove si è trasferito seguendo i genitori, e dove è rimasto fino ai 16 anni per poi trasferirsi a Roma: «Giocavo soprattutto in estate, in inverno non c’erano i “palloni” e quindi praticavo anche calcio o ping-pong. I miei genitori volevano che finissi gli studi, e ce l’ho fatta anche se non mi piacevano tanto. Studiare otto ore al giorno era difficile, poi mi sono trasferito a Roma e dopo la maggiore età ho cominciato a capire che il tennis poteva diventare un mestiere. E poi ero lo junior #1 al mondo…».

Qual è stata la sua soddisfazione più grande: la Coppa Davis o le semifinali degli Slam? «Quelle avrei preferito vincerle, ma sono molto soddisfatto della mia carriera. La vittoria della Davis rimarrà sempre la più bella, eravamo giovani rampanti e giocavamo in una situazione molto difficile in Cile». Con Panatta eravate rivali: «Avevamo due caratteri e due stili di vita molto diversi, ma tra noi c’è sempre stato grande rispetto. Adriano era un grandissimo campione, abbiamo giocato insieme tornei, doppi, dormito nella stessa stanza. Il tennis ci ha tenuto legati».

Sul futuro del tennis azzurro si sbilancia: «Forse al completo è la squadra più forte del mondo. Berrettini, Sinner, Musetti e Sonego sono giocatori fantastici, credo che solo il Canada possa essere al nostro livello. Ma ci manca il doppio, che nelle competizioni internazionali può essere decisivo». Una battuta in chiusura sul caso Djokovic: «Inizialmente sono stato garantista nei suoi confronti, ma sono state dette troppe bugie. Come farà, se ci riuscirà, a giocare in una situazione del genere? Sembra un condottiero dei no-vax più che uno sportivo in condizione di giocare e vincere gli Australian Open». —

Ubaldo Saini

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