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Basket Supercoppa; Milano vince facile, ma solo contro una Nutribullet versione baby

Treviso eliminata dopo 7 vittorie consecutive: ma un match dopo nemmeno 20 ore di riposo dalla Champions è un errore

CASALECCHIO DI RENO (BO). Non chiamatela partita. Scrimmage, allenamento, amichevole senza equilibrio sono termini sicuramente più adatti per un confronto impari, voluto da una Legabasket miope nell’ambito di una manifestazione priva di qualsivoglia valenza agonistica e tecnica. Il previsto tracollo della Nutribullet, infarcita di tantissimi e volenterosi ragazzini, contro una corazzata da Eurolega si completa con il punteggio di 108-60 per la sola gioia dei rilevatori statistici che devono aggiornare il libro dei record alla voce maggior scarto inflitto/subito.

Ma che dire di quaranta minuti sostanzialmente privi di una parvenza di valenza reale, con almeno uno se non addirittura cinque juniores in campo a misurarsi con veterani d’Italia e d’Europa in un confronto ovviamente impari e dunque assurdo? Nulla, se non rimarcare quanto già si sapeva: LBA non ha pensato a garantire un diritto fondamentale, le 48 ore di riposo tra due partite di una squadra impegnata in competizioni differenti, falsando quel basilare principio chiamato equità competitiva. Tutto per concentrare al sabato le quattro partite di una Supercoppa dal format così stiracchiato che ha già perso sufficiente appeal come trofeo ufficiale, divenendo una sorta di calendario fisso di amichevoli preordinate col rischio infortuni dietro l’angolo – a tal proposito, il gomito di Matteo Imbrò e lo staff medico di TvB sentitamente ringraziano.

Evidentemente era scomodo o illogico per gli organizzatori invertire l’ordine della kermesse bolognese, spostando al sabato le inutili dimostrazioni delle vecchie glorie e del minibasket per rimandare alla domenica le partite con un minimo di interesse. Così non è stato. E quindi la Nutribullet, che meno di ventiquattr’ore prima ha festeggiato lo storico ingresso in una Coppa europea nove anni dopo la propria nascita societaria, ha scelto di conseguenza.

A riposo con certificato medico Russell, Dimsa e Sims; Sokolowski e Akele nei 12 ma inutilizzati per scelta tecnica e spazio alle seconde, terze e quarte linee. Ma mantenendo alto l’orgoglio e la dignità, come dimostrato da Bortolani galvanizzato dal confronto con la Milano che lo ha spedito in prestito nella Marca, da Casarin che pur non essendo un play si arrangia in regia, da Poser che parte in quintetto e diventa miglior rimbalzista di squadra, da Pellizzari che a 16 anni gioca senza timore reverenziale contro dei mostri sacri della pallacanestro. L’Olimpia vince, anzi stravince (108-60)  come è giusto che sia. Da Treviso però giunge un messaggio bello, potente, da non sottovalutare: lo sport merita rispetto, a tutti i livelli. Ed è interessante notare che a fine giornata tocca a Pesaro la non invidiata palma del peggiore attacco con appena 51 punti segnati contro Venezia. La piccola, giovanissima Treviso ha saputo far meglio. E scusate se è poco. 

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