Imoco Conegliano campione d’Europa: le pagelle della Super Final di Champions League

La straordinaria prova delle pantere che hanno battuto 3-2 il Vakifbank vincendo il loro primo trofeo continentale

CONEGLIANO. Invincibili. Imbattibili. Leggendarie. Hanno vinto tutto. E stavolta non è un modo di dire. Tutto. 64 di fila, 46 da agosto a oggi. L’ultima, ovvio, è la più importante. L’Imoco Conegliano è campione d’Europa, le pantere hanno dato l’assalto decisivo alla Champions League, la Coppa per eccellenza, battendo 3-2 il Vakifbank. 

Una vittoria arrivata dopo una battaglia durata oltre due ore e mezza, contro la squadra di Istanbul che ha vinto primo e terzo set, e che al tiebreak è andata avanti 4-0. Poi si è scatenata la più forte di tutti. Ecco tutte le pagelle delle pantere.

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10 EGONU Bolt, Messi, Lebron James. La pasta è quella. Perché se vinci una finale di Champions League mettendo a terra 41 punti sui 110 della squadra, di cui dieci nel tie-break, puoi avere giocato la partita della vita. Ma se il copione è lo stesso in finale scudetto, e ormai da tre anni a questa parte sulla Terra non si trova una giocatrice in grado di fermarla, allora significa essere una delle più grandi di sempre. Coach Giovanni Guidetti alla vigilia l’aveva detto: «è l’attaccante più forte che ho visto nella mia vita, ma la mercheremo». Imoco Egonu-dipendente? Sarebbe stupido non esserlo, andate a chiederlo ai Lakers di Lebron. Come si può pensare che Santarelli non voglia una Egonu da 41 punti, o peggio che sia “scontato” affidarle i palloni più pesanti? Sarebbe masochista non farlo. Con il Vakif l’opposto di Cittadella si prende anche gli attacchi che le bande non riescono a mettere a terra. Vola a schiacciare palloni che si trovano a tre metri e mezzo di altezza. Gunes, Rasic, Haak nulla possono. Quando Wolosz ha nelle mani la palla per vincere il match, tutti sanno dove la palleggerà. Eppure questo non cambia il destino. Egonu davanti ha Gunes e Haak, non esattamente due facili da superare: con la freddezza di un robot e la precisione di un cecchino trova il polpastrello delle svedese, e porta la prima Champions League a Conegliano.

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8,5 WOLOSZ Alla vigilia la sua sfida con Ognjenovic sembrava una delle più equilibrate del match. Di cosa stiamo parlando? Vince su tutta la linea. Asia qualche errore lo commette, soprattutto con le centrali, ma compensa con intuizioni che nemmeno il suo connazionale Copernico. Se l’Imoco è Egonu-dipendente, è anche Wolosz-centrica.

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9,5 DE GENNARO I salvataggi in difesa li avevamo visti, i primi tempi serviti in bagher anche. In finale ha aggiunto un altro superpotere: il volo. Da dietro i tre metri si lancia verso la prima linea per palleggiare alle attaccanti. Vullo sogna di allenare una squadra con Moki palleggiatrice, ce la lasci per qualche anno ancora.

8,5 FOLIE Una stagione a inseguire un risultato. Con quel maledetto ginocchio che dalla Supercoppa l’ha costretta solo a curarsi fino a quando non sono arrivate le partite da non sbagliare. Ci vogliono gli attributi per non mollare e centrare il proprio sogno. Nella bilancia di Rapha non è chiaro se ci sia più classe o determinazione; di certo ce ne sono a tonnellate. Santarelli la sceglie perché sa bene che quando le partite scottano la bolzanina non si fa tremare le gambe. Fahr, dopo una stagione a non fare sentire la sua mancanza, avrebbe legittimamente meritato qualche minuto in campo, ma avrà altre occasioni. Rapha è una delle più costanti nell’arco del match. Il muro gli regala un solo punto, ma è sempre lì a infastidire. Davanti ha clienti insidiosi e non si fa certo spaventare.

8,5 DE KRUIJF The Queen in avvio sembra aver dimenticato la corona e lo scettro in spogliatoio. Si scoccia, e li va a prendere quando è ora di portarsi a casa la coppa. Una partita in crescendo, schiantando le certezze delle attaccanti turche, Gabi compresa, con cinque muri.

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5 SYLLA Deve assolutamente risolvere il suo problema con le finali. La grinta che mette in ogni sua espressione sportiva rischia di diventare un peso quando c’è bisogno di freddezza. Sbaglia ancora una volta: soffrendo in ricezione e non trovando le traiettorie giuste in attacco. Non bastano due muri a riscattare una prestazione che dovrà farla riflettere. Come in finale scudetto, Santarelli la fa sedere in panchina dopo un set e mezzo, non la fa più alzare. Il percorso netto di Conegliano porta anche la sua firma, il rapporto con le partite decisive va riscritto.

7,5 HILL Grazie di tutto Kim. Alla sua ultima in maglia gialloblù non poteva che mettersi a sistemare qualche pallaccia in attacco, soprattutto andando a cercare il posto 1, e con il solito prezioso lavoro in ricezione. Poco appariscente. La sua assenza lo sarà il prossimo anno.

7,5 ADAMS Si aspettava di guardare la finale dalla panchina, e invece dopo un set e mezzo serve il suo apporto per sistemare le cose. Ancora una volta l’americana non trema, la sua diagonale coglie impreparato il muro turco, e in difesa i polsi non tremano.

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7,5 CARAVELLO Un anno fa difendeva i nove metri di Martignacco in A2 e lavorava in ufficio, ieri è finita a presidiare il taraflex nel momento decisivo della finale di Champions League. Altra pantera a cui la determinazione non difetta. Santarelli l’ha usata col contagocce per tutta al stagione, ieri invece, dopo il solito contributo distillato nei finali di set, la getta nella mischia a metà tie break e non la fa più uscire. Disegna capolavori in ricezione, al servizio è velenosissima. Chissà se si ricorda com’era la Caravello di un anno fa e cosa sognava. La realtà è diventata anche più bella.

7 GENNARI Il sacrificio e la puntualità. Gioca poco, ma quando viene chiamata in causa fa il suo al meglio. Il servizio ad altezza spalle mette in difficoltà la ricezione turca, e toglie qualche attaccante dalle opzioni in mano a Ognjenovic.

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9,5 SANTARELLI «Non lo avrei chiamato». Commenta così Fabio Vullo la richiesta di videocheck sul 14-12 al tiebreak, «No, no lo avrei tenuto per un momento più caldo», conferma Marco Fantasia, interpretando il pensiero di molti, che quel tocco a muro proprio non l’avevano visto. Santarelli invece sì, chiama il videocheck e si prende il punto che fa incidere sulla Champions League il nome dell’Imoco. In alcune fasi del match non riconosce le sue ragazze, ma riesce a trasmettere serenità e a scuoterle. L’ultima chiamata è un’opera d’arte, come la sua carriera: in quattro anni da primo allenatore ha già vinto tutto.

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