Garbellotto e Maschio salgono sul trono «Abbiamo vinto tutto, come una favola»

Piero: «Paura? Sì, nel primo set sembrava Berlino. E il tiebreak...». Pietro: «Nove anni fa sognavo solo i playoff...»

CONEGLIANO. «Inizio a focalizzare solo adesso». «Sembra una favola». Uno conclude il concetto espresso dall’altro: insieme si sono buttati nell’avventura Imoco e, nove anni dopo, hanno una bacheca che già scricchiola sotto il peso dei trofei. «Che grandi pantere, sono rimaste segregate per 10 mesi, i sacrifici compiuti da queste ragazze e da tutto lo staff per arrivare a vincere la Champions League sono stati incredibili. A loro va il mio più grande abbraccio, sono stati tutti fantastici». Piero Garbellotto giustamente non trattiene l’entusiasmo, anche se l’aplomb dell’imprenditore delle botti - uno che il vino deve reggerlo praticamente da contratto - resta intatto. Perchè ci vuol poco a perdere il contatto con la realtà. «Egonu qui per questa partita? Ma no, il volley è un gioco di squadra, serve che tutte siano sul pezzo per vincere - insiste - certo, Paola è il nostro fiore all’occhiello, ci ha dato quel salto di qualità in più che è indispensabile per arrivare a vincere. Ma i meriti oggi sono di tutti, dal custode a Paola Egonu».


«Abbiamo vinto tutte le partite, tutti i trofei. Non so se potrà mai ricapitare più nella vita». Pietro Maschio ha iniziato solo nelle ultime ore a prendere coscienza di quanto compiuto: «Il pensiero va a nove anni fa, quando siamo partiti e ci dicevamo che il nostro sogno sarebbe stato giocare un playoff. E ora siamo qui con scudetti, coppe, mondiale e Champions. Ma abbiamo fatto passo dopo passo, questa squadra è stata costruita un po’ alla volta, anche grazie all’aiuto del territorio. Covid escluso, un anno indimenticabile». «Il Mondiale per Club ha una cassa di risonanza ovviamente planetaria, ma a livello di prestigio non c’è niente come la Champions», riprende Garbellotto, «è più difficile, devi stare sul pezzo tutto l’anno, non basta una serie top. Sono felice perchè mi stanno arrivando tantissimi messaggi, “che bello sentir parlare di Conegliano e del Prosecco”. Merito dei nostri 192 sponsor, delle famiglie Maschio, Polo e Carraro, e di tutti coloro che ci seguono. Sarebbe stata una favola perfetta se ci fossero stati i tifosi».

«Aspettavamo questa partita da due anni. Abbiamo imparato dalla sconfitta di Berlino, è dagli errori che si può iniziare a migliorare. E nulla è stato scontato», ricorda Maschio, «perchè le vincere è sempre difficile». «L’Imoco Village? Spero non faccia scuola, spero che la pandemia se ne vada più in fretta possibile», è l’augurio di Garbellotto, «però è chiaro che vivere di fatto in una bolla è stato decisivo. Tamponi sempre, chiunque doveva entrare, fosse anche un congiunto, doveva eseguire il test».

«C’è stato uno spettacolo eccezionale, una partita clamorosa», sono le parole di Maschio, «non nascondo che sono state emozioni fortissime, e che ora c’è necessità di festeggiare». Ma c’è stata anche paura di non farcela. «Sì, lo confesso, e in più di un’occasione», rivela Garbellotto, «Nel primo set, quando le ho viste contratte, e temevo si palesassero i fantasmi di Berlino. E poi nel quinto. Ragazzi, essere sotto 4-0 è come essere 8-0 in un set normale». Spendiamo un istante per dire che in quel momento è entrata Lara Caravello. «Ci tengo, è una favola nella favola. L’anno scorso Lara giocava a Martignacco, in A2, per salvarsi, e al mattino era in ufficio nell’azienda del compianto Ceccarelli. E sabato invece ha giocato da protagonista una finale di Champions League. È il lato più romantico del volley, lontano dallo star system. Significa che c’è un’occasione per ognuno di noi». —
 

Video del giorno

Sgarbi e Al Bano cacciati a fischi dal palco dell'Arena di Verona: era la sera dell'omaggio a Franco Battiato

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi