Il Benetton “strappa” con Crowley. Andrà via un anno prima, a giugno. Le ragioni del divorzio

Divorzio anticipato, il coach non gradisce: «Sono deluso, ma ho 5 mesi per rifarmi».  Pavanello: la fine di un ciclo. Paga crisi di gioco, gruppo diviso, scelte non condivise

TREVISO. La crisi senza fine dei Leoni porta sul banco degli imputati coach Crowley. E paga anche lui: andrà via a giugno, un anno prima di quanto prevedesse il contratto (2022).

La società ritiene chiuso il suo ciclo. Ha messo sul piatto, prima del verdetto, il Pro 14 di sole sconfitte, la Challenge iniziata benissimo ma ora travolta dal Covid e a rischio. Una stagione al giro di boa da buttare (e già la precedente segnalava un’involuzione). E ancora, la spaventosa crisi del gioco, la leadership italiana perduta e uno spogliatoio diviso, se non in frantumi.


Nasce così il divorzio che nessuno si sarebbe immaginato. Separazione anticipata e non consensuale: la dirigenza è sempre più seccata (eufemismo) nel vedere la deriva della squadra, la sequenza di sconfitte senza accenni di reazione. Infortuni, Covid, e sfortune: licenziare Crowley sarebbe stato un controsenso, a buoi già scappati. Da qui alla fine della Rainbow Cup si imposterà la rifondazione, e si cercherà il sostituto, ancora straniero. Contatti agli antipodi e in Europa: con il Covid c’ è poca voglia di muoversi, dall’altra parte del globo. E intanto anche l’intero staff - Bortolami, Goosen, Ongaro e Galon – sembra “avvisato e mezzo salvato”.

Obiettivo il rilancio di una piazza mai caduta così in basso. «Sono deluso dalla decisione del club, ma rispetto la loro scelta di voler andare in direzione diversa», ammette Crowley, 60 anni, «io e mia moglie Sue abbiamo apprezzato gli anni a Treviso, un ottimo posto in cui vivere. Abbiamo incontrato persone eccezionali che voglio ringraziare sinceramente per tutto il loro supporto. È una stagione estremamente difficile, ma ci sono ancora 5 mesi davanti e con staff, giocatori e club faremo del nostro meglio per ribaltare i risultati e concluderla in maniera positiva». Era sbarcato nel 2016, Crowley, prendendo il testimone da Umberto Casellato: in questi quattro campionati era andato in crescendo (decimo posto, quinto e terzo, prima del pur buon quinto dell’anno scorso). Ma il tracollo di quest’anno era l’ultima cosa che Amerino Zatta, che pure ha difeso lo staff fino all’ultimo, poteva immaginarsi.

«L’arrivo di Crowley ci ha consentito di compiere un ulteriore passo in avanti per la crescita del nostro club», riconosce il presidente, «gli siamo grati per i risultati raggiunti che hanno permesso ad entrambe le parti di vivere emozioni importanti, dal raggiungimento dei playoff al suo riconoscimento come miglior coach dell’anno. Resta ora una stagione da portare al termine, consapevoli che lavoreremo tutti nella stessa direzione per chiuderla il meglio possibile».

«Ho lavorato molto bene con lui: nel 2018 il club ha raggiunto i migliori risultati sportivi di sempre dall’ingresso in Celtic, sfiorando le semifinali di Pro 14 e il passaggio in Challenge. Siamo alla fine di un ciclo, è naturale fare valutazioni e prendere decisioni».

Radio Ghirada sussurra che il coach, nei serrati colloqui con presidente e ds, abbia strenuamente difeso il suo lavoro rispetto alle critiche su crisi del gioco, spogliatoio diviso e scelte tecniche non più condivise (preparazione, titolari e riserve, tattica). «Ho il controllo di situazione e gruppo», avrebbe replicato Crowley. La società, per la prima volta forse, non era d’accordo con lui. Ed è nato lo strappo. —
 

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