Beach Volley, Federica Tonon diventa ct di Vanuatu: «Puntiamo ai Giochi»

La 42enne ha già un’esperienza in “panchina” alle Isole Tuvalu: «Vincere per mostrare a tutto il paese cosa possono fare le donne» 

MOTTA DI LIVENZA. Vanuatu è un paradiso terrestre fatto di 80 isole in mezzo al pacifico. La sua è una delle più piccole delegazioni che partecipa ai Giochi Olimpici. Dall’88 c’è sempre stata, ma al massimo con sei atleti. Questa volta il sogno potrebbe regalarglielo una trevigiana. Federica Tonon, una delle beacher più importanti che abbia mai avuto l’Italia, è stata nominata commissario tecnico della nazionale femminile di beach volley di Vanuatu. Con un obiettivo chiaro: portarla alle Olimpiadi. Una nuova missione per la team manager della nazionale italiana juniores, dopo l’esperienza dello scorso anno a Tuvalu da tecnico della rappresentativa maschile di beach.

Com’è arrivata l’offerta di Vanuatu?


«Hanno visto il lavoro fatto a Tuvalu. A causa dell’emergenza Covid iniziare a lavorare è piuttosto complicato. Avrei già dovuto essere lì, ma una volta ottenuto il visto sono rimasta bloccata perché mi è stato chiesto all’ultimo un tampone negativo. Proprio nei giorni successivi hanno registrato l’unico caso di Covid a Vanuatu, e i passeggeri del volo su cui avrei dovuto salire sono rimasti bloccati un mese in Nuova Caledonia».

Quando partirà?

«Doveva essere domenica, ma alla fine dovrei partire domani. Anche qui con un’incognita burocratica. Posso restare al massimo 24 ore in Nuova Zelanda senza fare la quarantena. Ma lo scalo lì durerà 24 ore e 55 minuti. Ho avviato la procedura per le eccezioni, speriamo la concedano. Nel frattempo sto già allenando, ma farlo da remoto non è il massimo. Se ci sono aspetti da correggere è necessario farlo con tempestività».

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Nella prima esperienza con la nazionale di Tuvalu che beach volley ha trovato?

«Molto arretrato. La loro concezione era di una pallavolo giocata sulla sabbia, quindi ho passato molto tempo a eliminare dei vizi. Di buono c’era che i ragazzi sono molto atletici e mi hanno evitato la parte del lavoro fisico. Sono agili, saltano molto e sono velocissimi, li ho visti arrampicarsi su un albero in pochi secondi. Sulla disciplina invece c’era da lavorare. Facevamo due allenamenti, alle 5 della mattina e alle 16. Ma capitava spesso che non si presentassero o arrivassero in ritardo. Una volta ho dato appuntamento al pomeriggio: “Si coach”, mi hanno risposto. Poi uno di loro è passato al campo in motorino, mi ha salutato da lontano ed è andato via. Ci allenavano accanto alla pista di atterraggio dei due voli settimanali per e dall’isola, si doveva interrompere per i decolli e gli atterraggi. Ma in pochi mesi di lavoro abbiamo portato a casa 2 ori, 2 bronzi e un nono posto al World Tour alle Isole Cook, era il loro primissimo torneo».

A Vanuatu invece che beach volley troverà?

«È a un livello diverso. Lavorano da diverso tempo nel beach, e le ragazze partecipano da tempo al World Tour. Le quattro ragazze del gruppo sono Miller Pata (’88), Sherysyn Toko (’97), Loti Joe (’97), Majabelle Lewac (2001)».



Masauvakalo, il presidente della federazione, ha detto di puntare alla qualificazione olimpica…

«L’obiettivo è quello. Vanuatu ha vinto la prima fase della Continental Cup, che dà un posto per Tokyo, permettendoci di saltare il torneo intermedio. Ora dobbiamo giocare l’ultima fase, probabilmente a maggio, se la vinciamo ci siamo. Le competitor più accreditate sono Australia, Nuova Zelanda e Cina. Sarebbe molto importante anche per mostrare a tutto il paese cosa possono fare le donne. La concezione della donna, soprattutto nei villaggi, non è esattamente moderna. Ma per le ragazze che alleno la pallavolo è una professione, e le più giovani studiano».

Dopo Tuvalu, ora Vanuatu. Non è che vuole stabilirsi lì per insegnare il volley nel Pacifico?

«Non mi voglio precludere nessuna possibilità. Già da tempo giro per le isole del Pacifico, ho studiato alle Hawaii e a Vanautu sono stata una decina di anni fa. Qui c’è meno stress, e le persone sorridono anche quando hanno poco. Però intanto pensiamo alle qualificazioni olimpiche. Sicuramente voglio tornare per i Mondiali U20, anche se non si sa quando si svolgeranno».

Veniamo al volley di casa nostra. L’Imoco sembra inarrestabile. È migliorabile?

«Sì. Prima diciamo che sono fantastiche e stanno vincendo sempre. Hanno una palleggiatrice incredibile, che consente di mettere in campo diversi schemi che altri coach non possono nemmeno chiedere alle loro registe. Però ogni tanto si distraggono. È comprensibile, perché in alcune gare faticano a trovare stimoli, ma credo che ogni punto vada giocato al massimo. Se avessero giocato con il Fenerbahce come con il Nantes non sarebbe finita allo stesso modo».



Omoruyi, una delle U20 azzure, sta trovando spazio nelle ultime partite. Fahr ha 19 anni, ma è già nella nazionale di Mazzanti. Sono il futuro della nostra pallavolo?

«Loveth la conosco bene, non posso che dire cose positive su di lei. Sta crescendo molto e le fa bene allenarsi con le migliori del mondo. Sa bene che le viene chiesto ogni giorno il 101%. Fosse andata altrove forse non sarebbe sempre stato necessario. Fahr non sta facendo sentire la mancanza di Folie. La panchina dell’Imoco non ha sbagliato nulla, credo ben figurerebbe ai playoff».

Le nazionali azzurre a cosa possono ambire a Tokyo?

«Alle Olimpiadi si va per vincere l’oro, non per esserci».  
 

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