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Alexandra sui libri «Adesso la maturità E per le Olimpiadi avrò un anno in più»

La giovane Agiurgiuculese si sta preparando a Udine «Ho l’ok per la palestra, che brutto vedere le strade vuote»

Mattia Toffoletto
2 minuti di lettura





Era stata la prima trevigiana, nel settembre scorso, a esultare per il pass olimpico. Quel giorno, ai Mondiali di Baku, non avrebbe certo immaginato di dover attendere quasi due anni per vedere realizzato il sogno. Ma Alexandra Agiurgiuculese, 19 anni, stella della ginnastica ritmica, pensava alle Olimpiadi già da bambina, quando ancora abitava in Romania e l’Italia era il Paese in cui aveva cercato fortuna il padre. Non può essere lo slittamento a fletterne la tempra. Benché i programmi siano stati sconvolti.

«L’allenatrice, a inizio febbraio, mi aveva avvisata: “Occhio, per due mesi avremo gare ogni weekend”. Quando la Coppa del Mondo è stata spostata, quando Croazia e Slovenia non ci hanno voluto per due tornei internazionali, ho cominciato a sospettare che non sarebbe finita bene». La chiacchierata diventa sprone ai giovani («Facciamo squadra contro il virus»), ma Alex non dimentica la “sua” Cordignano, fra i Comuni più colpiti.

Come accettare il rinvio dei Giochi?

«È dura, spiace, ma era la cosa più giusta da fare. Non aveva senso rischiare. E zero fascino avrebbe avuto un’edizione senza pubblico. Noi atleti dobbiamo dare per primi l’esempio. Su Instagram, dove ho 70mila follower, cerco di tirare su il morale a fans e piccole ginnaste. C’era una ragazzina, l’altro ieri, piuttosto turbata: “Come resistere a casa, senza ritmica? Come fare senza le tue gare?”. Ho cercato, seppur a distanza, di darle una pacca sulla spalla. Ed è così con tutte, mettendo in chiaro un punto: bisogna rispettare le regole del governo, fare il possibile perché tutti le comprendano. Dobbiamo pensare ai nostri cari. Se tutti le rispetteremo, si tornerà prima alla vita normale».

Complicato dover riprogrammare tutto?

«Può essere complicato per chi non è più giovanissimo e pensava di chiudere la carriera quest’anno. Non è il mio caso. L’Olimpiade era il mio sogno da piccola e non può essere lo spostamento di un anno a metterlo in crisi. Certo, il rinvio mi ha un po’ scombussolata, ma me l’aspettavo. Mi ero resa conto che la situazione era peggiorata, avevo quasi metabolizzato lo spostamento. E, dopo l’annuncio, mi sono detta: “Vabbè, pensiamo al lato positivo. Ho un anno di tempo in più per provare gli esercizi”».

Come allenarsi senza sapere quando si riprenderà?

«Malgrado la passione, è difficile. Al di là delle Olimpiadi, avrei avuto gli Europei: cancellati. C’era la Coppa del Mondo a Pesaro in aprile, ma l’hanno spostata a giugno: si farà? E poi, c’è la Serie A con l’Udinese: abbiamo partecipato a due tappe su quattro in gennaio. E le altre? In autunno?».

Come passa le giornate?

«Sono in appartamento a Udine, dove ha sede la mia società di ginnastica. Con me c’è il moroso, che in questi giorni fa il “casalingo”. Così posso dedicarmi ad allenamenti e studio: quest’anno ho la maturità, frequento a Udine lo scientifico sportivo “Volta”. Non tutto il male viene per nuocere: conciliare Olimpiade ed esame non sarebbe stato semplice. Seguo le lezioni via Skype, mantengo contatti con i fans su Instagram. Guardo le serie tv, mi scateno con la “wii”, mi dedico ai giochi da tavolo. Sa però la cosa più strana?».

Prego, racconti.

«Visto che sono atleta di interesse olimpico, mi è consentito andare in palestra. Siamo soli, io e l’istruttrice. Atmosfera irreale. Ed è ancora più strano, arrivarci a piedi. Senza auto, più o meno 25 minuti. Strade vuote, sei padrona della città. E le poche persone che incontri hanno tutte la mascherina. Una sensazione da fine del mondo».

Questa emergenza virus la preoccupa?

«Cerco di tenermi informata, la situazione mette un po’ d’ansia. Penso ai genitori, non li vedo da un mese. Abitano a Cordignano, malgrado sia un Comune piccolo, si sono contati tanti positivi».

Quando ne usciremo?

«Sento parlare di fine aprile o maggio, ma non si può sapere. Tutto dipende dal comportamento delle persone. O lavoriamo di squadra, o non si va nessuna parte».—



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