Il “ritorno al futuro” di mister Bellotto «Un atto di cuore»

I “suoi” giocatori dell’epoca d’oro spingono l’allenatore tornato in biancoceleste «È un personaggio, ha segnato la storia. Ed è uno che non mollerà mai»



Chissà se il tifosissimo che da distinti del Tenni si sgolava con un “Bellotto cambia” (a volte alternato da un “Cambia, Bellotto”) sarà ancora lì, domenica pomeriggio al Tenni contro il Godega, a ripetere la stessa tiritera, a distanza di vent’anni. Era il primo minuto del secondo tempo, o quasi. I più attenti sostengono il “suggerimento” incriminato sia arrivato anche in quel Treviso-Napoli 5-1, forse la vittoria più prestigiosa della storia biancoceleste, quasi fosse diventato scaramantico. Di sicuro la storia l’ha fatta Gianfranco Bellotto. Il suo “ritorno al futuro” è di quelli che lasciano a bocca aperta: vent’anni fa guidava il Treviso a sfiorare la A per un triennio, ora lo riprende in Promozione. Continua l’operazione nostalgia? Anche, ma ora servono punti, perchè l’Opitergina corre, e prenderla non sarà semplice. Però Bellotto è Bellotto...


«COME IL TRAP»

«Che bella cosa», sostiene Diego Bortoluzzi, uno dei suoi giocatori-modello, con lui fin dalla prima stagione in B, nel 1997-’98, «Treviso ritrova un personaggio, uno dei protagonisti degli ultimi periodi veramente belli del calcio cittadino. Quella squadra in Serie B giocava bene, e creò le basi per ciò che avvenne dopo, fino alla A purtroppo gestita male, che ancora lascia il segno. Però furono tempi straordinari. Conoscendolo, se non è cambiato, è uno che non molla mai. Un po’ come il Trap».

«c’era da divertirsi»

L’anno dopo il Treviso sfiorò davvero la A anche grazie all’innesto in mediana di Giovanni Bosi (allena l’Atalanta U17: «Premesso che mi dispiace per Checco Feltrin, che è una persona per bene e un bravo allenatore, che tiene tantissimo al Treviso, sono le regole del gioco. Con Bellotto c’era da divertirsi, bella squadra, anni belli. Faccio l’in bocca al lupo a lui e Salvalajo».

«Gran colpo»

Poi, l’anno successivo, la rosa venne puntellata con altri acquisti di qualità. «Gran colpo - sono le parole di Paolo Bianco, che attende una panchina - non me lo sarei mai aspettato. Credo che Bellotto abbia accettato la Promozione solo per il Treviso. Di lui ho un ottimo ricordo: all’inizio non mi faceva giocare, però mi diceva “allenati forte, che quando entri poi non esci più”. E così fu: mi mandò in campo alla quinta giornata, vide in me qualcosa di buono e fu coerente. Tanto che a novembre vendemmo un big come Susic».

«atto di cuore»

Era l’anno della coppia Luca Toni - Gigi Beghetto, anche se il secondo aveva già segnato con Bellotto nell’anno precedente: «E pensare che all’inizio Luca non giocava - ricorda il bomber con il numero 9, ora osservatore per l’Inter, «ma poi il mister si accorse che non lo poteva tenere fuori anche se io e lui avevamo le stesse caratteristiche, e cambiammo modulo. Ho grande riconoscenza, ha sempre puntato su di me tanto da volermi anche l’anno successivo a Cagliari. Ha fatto un atto di cuore, è un uomo di calcio, il suo curriculum parla da solo: è una persona seria, non si perde in chiacchiere ma dà comunque molto, anche a livello umano».

Ora, per Bellotto, sarà tutto diverso. Ma anche se a digiuno di panchine da 11 anni - a Novara, se si esclude il mese a Ragusa 5 anni fa - e che abbia fatto più politica che panchina - è stato assessore allo Sport a Camposampiero - rischia di rimanere un po’ senza Morbioli e Guzzo, due insostituibili o quasi. E il Godega di Gava non stenderà certo tappeti rossi per il suo secondo esordio in biancoceleste. —

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