Il calciatore del Treviso picchiato in campo:«Dopo il secondo pugno sono svenuto»

Calcio. Il racconto dell’allievo del Treviso pestato dal portiere del PortoMansuè: «Sono a casa con il collare e le vertigini»

Il portiere perde la testa e picchia l'attaccante

TREVISO. l giorno dopo l’aggressione che lo ha visto sfortunato protagonista, il giocatore del Treviso ha raccontato al sito ufficiale della sua società il suo punto di vista su quanto è successo a Montebelluna, quand’era quasi finita la finale degli Allievi provinciali trevigiani che ha consegnato un’altra coppa alla stagione biancoceleste ai danni del PortoMansuè.

Il ragazzino si dice ancora «basito e incredulo» per quanto successo e assicura che anche i suoi familiari «sono molto scossi». Dopo i quattro pugni al capo ricevuti dalle mani del portiere del PortoMansuè, tre dei quali andati a segno mentre era a terra, l’attaccante biancoceleste non si è evitato una visita al pronto soccorso di Montebelluna, come invece era sembrato all’inizio: «Non mi sentivo per niente bene e ho vomitato parecchie volte» ammette il 16enne «Gli accertamenti sono stati confortanti, ma comunque i medici mi hanno detto di non abbassare la guardia in quanto sono ancora a rischio di un trauma cranico, che si può manifestare anche improvvisamente».

Il ragazzo dice di non avere idea di cosa abbia scatenato la reazione violentissima del portiere avversario: forse sono volati insulti pesanti che hanno riguardato anche la sfera familiare dell’estremo difensore. Insulti censurabili, certo, ma che non giustificano quella reazione quasi animalesca: «Dopo il secondo cazzotto ho perso conoscenza. Mi sono risvegliato quando lui era già sopra di me», è il racconto che fa l’aggredito.

Dopo un’intera giornata la paura non è passata, e forse non passerà mai. Riguardando il filmato dell’aggressione, ancora presente nella pagina Facebook dell’Acd Treviso, gli viene ancora da piangere: «Mi rendo conto del black-out che ho avuto, perché se mi avessero chiesto di descrivere i fatti non mi sarei ricordato nulla. Poteva andare molto peggio, sono stato fortunato».

Non basta la tanta solidarietà arrivata dal calcio di Marca ad annullare quanto successo: «Me la sono vista brutta, sono a casa col collare e le vertigini, non ho potuto festeggiare come volevo con i miei compagni e ho fatto preoccupare famiglia e amici. Ma un fatto che ritengo grave e vergognoso», prosegue l’allievo del Treviso «è legato ad alcuni commenti che ho letto sui social, dove c’è qualcuno che dà ragione al portiere del PortoMansuè e lo elogia per il suo operato, dicendo che è stato troppo clemente. Si facciano un esame di coscienza».

Non una parola sull’avversario che l’ha aggredito o sulle azioni legali che la famiglia dell’allievo del Treviso potrebbe voler intraprendere. D’altronde è ancora presto e forse questo non è il primo dei suoi pensieri. Al primo posto ora c’è la necessità di recuperare dall’infortunio, anche per tornare a giocare il prima possibile con i suoi compagni di squadra che dopo la partita gli hanno dedicato la vittoria del campionato: «I miei compagni sono straordinari. Li ringrazio a uno a uno ma sono io, a questo punto, che la dedico a loro. Questa è stata una delle più importanti degli Allievi del Treviso».

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