Volley, Imoco all’ultimo brindisi: «Vinceremo la Champions»

Pantere in vacanza dopo la serata per celebrare un anno stellare

CONEGLIANO. Alla fine di ogni partita si mettevano in cerchio, unendo le mani e alzandole poi verso il cielo. L’hanno fatto anche martedì sera, per l’ultimo brindisi insieme: l’Imoco chiude un anno speciale e dice arrivederci in ottobre, per una stagione che vedrà le pantere lottare su tutti i fronti e con un obiettivo ben preciso, la Champions League. La serata di gala a Ca’ del Poggio ha coinciso con il rompete le righe per le gialloblù, molte delle quali già ripartite per tornare in patria o per aggregarsi alle rispettive nazionali.

Prima c’è stato il tempo per i festeggiamenti - quasi 300 i presenti - la celebrazione di un’annata a mille all’ora, tanti sorrisi e anche qualche lacrima. E’ stato Daniele Santarelli - uno che durante i timeout pare sempre pronto a farsi esplodere - a commuoversi e a commuovere: «Ringrazio le sconfitte, perchè mi hanno fatto crescere molto. Ringrazio tutti, ma tre persone in particolare: Piero (Garbellotto, ndr), che mi è stato vicino nei momenti in cui sono stato un po’ più in difficoltà, e e mi ha dato una grande ventata d’ottimismo; il Dottore (Maurizio Maschio, ndr) perchè c’è stato a ogni allenamento, mi ha ascoltato e con lui mi sono confidato. E Pietro (Maschio, ndr), perchè mi hai dato fiducia, sei stato un pazzo quel giorno a credere in me, lo ricorderò per sempre. Ultime, le pazze delle mia squadra, che ho avuto l’onore di allenare. Sapevo che sarebbe stato bello, ma non così tanto. Ho sempre creduto in loro, ma mi hanno sorpreso in tutto. Ci siamo fatti un culo quadrato per vincere lo scudetto, era il traguardo più ambito. E la Champions, ci siamo arrivati a tanto così. Se c’era una squadra che doveva vincere eravamo noi, ma a volte lo sport è crudele. Ci riproveremo».

Anche Asia Wolosz, più latina che polacca, si è sciolta: «Mai vista una società così. E grazie a Dani, prima di me qui c’era la migliore palleggiatrice polacca (Skorupa, ndr) ma lui voleva me, per me è stato un grande orgoglio diventare il capitano. Ho visto tante squadre, ma mai una così unica. A voi non l’ho detto mai, ma dopo l’ultima serata tutte insieme vi dico che è stato un piacere giocare con tutte voi. Siamo una squadra pazza, come il prosecco».

Petto in fuori, Piero Garbellotto non può che alzare il tiro: «Questa commozione fa capire i sentimenti di questa squadra. Lo scudetto non è arrivato da solo, ci sono 80 mila presenze al Palaverde a spingerci. E poi l’avventura della Champions: a Bucarest si parlava in veneto, grande cuore di chi ci ha seguito. Lì c’è mancato un pizzico di fortuna, ma il Vakifbank spende 11 milioni di euro. Però è andata bene così, abbiamo conquistato quattro finali, ci resta tanta fame». L’Imoco è già al lavoro per riprovarci, per portare a casa quella coppa solo accarezzata: vogliono la Champions League.


 

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