La squadra dei migranti di Treviso è già promossa: «Vincere è il nostro sogno»

Treviso. Calcio Amatori. La formazione dell’ex caserma Serena sale di categoria. «Parliamo lingue diverse ma siamo una famiglia. Razzismo? Nemmeno l’ombra»

La squadra dei profughi di Treviso si allena in parcheggio: vince il campionato

TREVISO. Gli avversari li temono, anzi, non sanno proprio come fermarli. Eppure loro, i protagonisti di questa storia, si allenano in un parcheggio, anche quando piove, e il loro allenatore si dispone partendo in primis dalle lingue che conoscono. Ma, chiariamoci, chi è sopravvissuto al Mediterraneo non si scompone di fronte ai salti mortali per formare la linea difensiva o un gol sbagliato. La Nova Facility, la squadra dei migranti dell’ex caserma Serena, ha imparato alla perfezione come si vince. L’anno scorso ha trionfato in Serie C, quest’anno ha vinto il campionato – e approda quindi in Serie A – con quattro giornate d’anticipo. Certo, si tratta pur sempre di Amatori, ma la loro vicenda umana va oltre il calcio, va oltre anche ogni tematica sociale. E’ la storia di un gruppo di sopravvissuti, di gente che ha scommesso sui barconi, quindi cosa vuoi che sia provare un dribbling in più.


«Per loro è stato come vincere la Champions», commenta con un filo di malcelato orgoglio il presidente Gian Lorenzo Marinese, «E’ un grande successo sportivo e sociale. Ma agli avversari dico di stare attenti, perché non ci fermiamo qui: arriva l’estate e saremo protagonisti di altri tornei. Credo che la nostra realtà sia unica a livello nazionale, questi ragazzi ci mettono il cuore. E molti di loro sono negli Amatori per caso: invito i dirigenti delle società più blasonate, anche del Treviso, a venire a vederli, noi li svincoliamo a costo zero». Tutti, infatti, hanno un regolare permesso di soggiorno e le visite mediche in regola. Insomma, basta scegliere. Il Basalghelle (Terza Categoria) ne ha tesserati quanti ne poteva, e altre società sono alla porta.



Ma la Nova Facility non si accontenta. C’è chi è in campo fin dal primo vagito della squadra - tre anni fa - come il capitano, Monday («Grande orgoglio, qui ho realizzato un sogno e ora voglio vincerle tutte») e chi, come il difensore Colè, punta a fare del calcio il suo mestiere. Hanno creato un gruppo solido – sfortunatamente per loro, visto che sono in “ritiro” permanente alla Serena - guidato dal mister Enrico Dell’Osso, un lucchese di ferro impegnato ad accoppiare terzini e centrali tra anglofoni e francofoni. «Lavoriamo più che altro sull’aspetto difensivo, dietro siamo granitici e ciò ci consente di ripartire veloci. Ci sono state partite in cui gli avversari tiravano solo da fuori area. Lo dico senza falsa vanità: questo per molti di loro potrebbe essere un trampolino di lancio». Tutto facile? Insomma. «Non avevamo il campo di allenamento, ci restava solo il parcheggio della caserma», spiega Marinese, «ma abbiamo lo stesso dato il meglio di noi, perchè ciò che ci serviva era solo un po’ di fiducia», ne conclude il pensiero il difensore Fofana, «siamo migranti, ma insieme siamo diventati una famiglia».

Dalla prima selezione (erano in 400) ai “Mondiali” in caserma (vinse il Ghana, l’Italia anche in questo caso non classificata) si è arrivati alle ultime due stagioni, con la squadra giocoforza costretta a cambiare qualche elemento (tra chi ha trovato lavoro e chi se n’è andato all’estero). Razzismo? Nemmeno l’ombra: «Scommessa vinta, gli avversari hanno capito che vogliamo solo giocare a calcio», dice Rubèn, terzino destro. Ma gli altri sport premono: in caserma ecco cricket e ping pong, basket e fitness. Lo sport resta la miglior forma di integrazione possibile.


 

Zuppetta di sedano rapa, mela verde, quinoa, mandorle e cavolo nero

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi