Arcuri, seguace di Zeman «Treviso come un pugile»

Calcio Eccellenza. Il nuovo allenatore dei biancocelesti debutta con il Borgoricco «Abbiamo entusiasmo, ma ci serve organizzazione tattica. Ghoshesh giocherà»

TREVISO. Michele Arcuri è il quarto mister stagionale del Treviso, tanti come i presidenti: prima di lui Esposito, Bianconi e Tonella. Se contiamo pure Toardo, mai sedutosi in panchina, fanno cinque. Tarantino di 52 anni, un’altra esperienza trevigiana a Quinto, dicembre 2014. Che diventasse seguace di Zeman era scritto nelle stelle: è nato il 12 maggio, stesso giorno e mese del boemo: ed allora via col 4-3-3, tanto pressing e calcio d’attacco. Sono i propositi dell’allenatore che oggi inizia a guidare il Treviso di Visentin a Giavera (ore 15, arbitra Meta di Vicenza) nella missione, ai limiti dell’impossibile, di levarlo dall’ultimo posto e portarlo alla salvezza. «A me la squadra piace aggressiva», spiega il nuovo mister biancoceleste, «con spirito d’iniziativa: un pugile che le suona, invece di essere suonato. La gente che paga il biglietto vuole divertirsi».

E magari più prosaicamente d’ora in poi sarà sufficiente far punti, lo spettacolo può attendere.

«Innanzitutto fatemi dire che la situazione del Calcio Treviso davvero mi fa specie: la squadra non appartiene a me né al presidente ma solo alla città, qualunque sia la bega con l’amministrazione comunale».

Sono arrivati i rinforzi: Ghosheh e Di Maio.

«Ragazzi con una condizione non certo al massimo: il primo potrebbe esordire già ora, è esperto e viene da categorie importanti, il secondo invece è fisicamente ancora molto indietro e viene da una contrattura. Da parte mia cercherò di fare il possibile, una full immersion ma a questo punto certe cose non si possono fare, occorre farne altre. Io la squadra l’ho vista domenica a Saonara e nei ragazzi ho visto tanta voglia ed entusiasmo: il Treviso è una squadra viva. Ovvio che con il marasma che c’è sia difficile: non esiste solo l’aspetto tecnico-tattico, ci sono anche società e tifosi, e se manca solo una componente la voglia cala. Poi teniamo conto che ci sono tanti giovani: già si fa fatica quando li devi inquadrare, immaginarsi se sono allo sbando: ognuno tira l’acqua al proprio mulino, non c’è organizzazione, ordine tattico».

Intanto iniziamo col battere il Borgoricco.

«Potrebbe essere un avversario alla nostra portata, anche se è più esperto e gioca assieme dall’inizio della stagione. Vedremo di iniziare a fare il calcio che ho in mente: mi piace Zeman ma mi ispiro anche a Sacchi: gioco d’attacco con verticalizzazioni, pressing, ritmo, intensità, i concetti del calcio totale. La partita insomma mi piace farla io. E per fare questo mestiere bisogna avere tanta passione, oltre che professionalità. Se manca la passione non vai lontano».

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