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Donà a lezione di baseball con i Mets

Il tecnico trevigiano: «Sogno di vedere gli atleti italiani giocare nell’Academy»

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TREVISO. Il tecnico trevigiano Gianni Donà parla della sua ultima esperienza nell'Academy dei Mets a Boca Chica.

È l'ennesima volta che va alla Instructional League dei Mets. Cosa è cambiato in lei dalla sua prima esperienza? E come l’hanno accolta?

«È la mia ottava Instructional League consecutiva con la franchigia dei Mets. Ora sono più disinvolto. L'accoglienza è magnifica».

Com’era l'ambiente in Academy dopo la stagione esaltante 2015 dei Mets?

«Un'ottima stagione, tutti sono orgogliosi. Ma quando arrivi secondo nessuno si ricorderà di te».

Qualcuno dei coaches gli ha spiegato come mai sono caduti rovinosamente nella World Series?

«Non ne abbiamo parlato. A volte le cause di prestazioni meno buone sono molteplici. Ad esempio le performances di Murphy (vedi contro i Dodgers e i Cubs) furono strabilianti. Lo stesso per Jacob deGroom. Ma mantenere una simile condizione non è così facile. A mio avviso, la pausa dopo i games contro Chicago ha fatto perdere il ritmo».

Ha ritrovato tutto il vecchio staff o ci sono stati cambiamenti?

«Lo staff è rimasto invariato, se non per l'arrivo di un nuovo pitching coach: Rafael Roque ex Major con Milwaukee».

Ha fatto nuovi incontri?

«Ho conosciuto l'All-Star Ambassador Edgardo Alfonzo. Personaggio straordinario, umile e disponibile. Non ha bisogno di presentazioni con i suoi 12 anni di Major League spesi tra Mets, Giants, Angels e Blue Jays. Ricordo una sua frase: “Giovanni, il baseball è semplice, non serve complicarlo”».

Ci sono nuovi talenti e giocatori interessanti che vorrebbe proporre in Italia?

«Tutti i ragazzi dell'Academy hanno talento. I Mets credono in loro. Ma di 100 uno o forse due arriveranno in Mlb. Molti verranno rilasciati. Alcuni giocheranno in Mexico, altri in Nicaragua o Indipendent League. In questa fortunata area è facile trovare buoni giocatori. Vorrei proporre giocatori italiani».

Cosa gli piacerebbe suggerire di fare alla nostra Federazione per il nostro movimento alla luce del suo considerevole bagaglio di esperienza acquisito con la franchigia dei Mets?

«La nostra realtà e quella delle organizzazioni professionistiche sono ancora distanti. Noi possiamo solo lavorare per restringere questo gap. La nostra Federazione con l'Accademia di Tirrenia sta procedendo per la giusta strada».

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