Francesco è il primo karateka di colore a vestirsi d’azzurro

Nato a Bitonto, originario della Costa d’Avorio, trevigiano rappresenterà l’Italia agli Europei juniores di Zurigo

Come diceva la canzone? «Mi chiamo Francesco». Lo chiamano Francesco, ma in realtà lui si chiama Tiemoko Saint Barth Owattara, difende i colori del Ren Bu Kan Treviso e sarà il primo nazionale italiano di colore del karate Filka. Il primo a difendere i colori azzzurri all’Europeo di Zurigo, dal 28 al 30 novembre. Categoria Juniores, perché Francesco ha appena compiuto 18 anni e con l’occasione s’è preso anche la cittadinanza italiana. «In realtà io sono nato a Bitonto, in Puglia, ma da genitori della Costa d’Avorio, papà Gaetano Bassori e mamma Awa. E per avere la cittadinanza ho dovuto aspettare la maggiore età». È simpatico, Francesco, un ragazzone che supera il metro ottanta e che poco ha a che fare con il vivacissimo furetto di colore che portava il tè in cortile alla maestra Ersilia alle elementari Gabelli di Treviso. Al karate, sotto la guida del maestro Michielan, c’è arrivato per disciplinare un po’ quella vivacità. «È stato il mio papà a indirizzarmi là» spiega oggi Tiemoko/Francesco «Ha pensato che fosse un modo di disciplinarmi. E credo abbia fatto benissimo: mi è subito piaciuto, mi hanno subito inquadrato e, dopo aver sopportato qualche bizza di troppo, mi hanno anche capito e instradato bene. Oggi sono felice di aver fatto questo sport».

Che sensazione gli dà il fatto di essere il primo azzurro di colore della Filka? «Di orgoglio» risponde «di grande orgoglio, perché io ci tengo ad essere rappresentante della nazionale. E inusuale? Mannò, guardate altri sport, guardate il calcio, l’atletica...».

Vero: Balotelli, Howe, Meyers eccetera... Chissà perchè il karate è arrivato tardi...

«Non lo so, ma non dite che è perché è uno sport troppo rigoroso. Io mi trovo benissimo e il karate tradizionale sembra il mio destino naturale».

Peccato che non ci sia, per gli atleti della sua federazione, uno sbocco olimpico... «Sì è un peccato» ammette l’ivorian-trevigiano «Mi piacerebbe tanto difendere i colori azzurri anche alle prossime olimpiadi. Ma io appartengo al karate tradizionale, quello di tradizione, non quello agonistico che sarà ammesso a Rio de Janeiro. E ne sono ultra-fiero. Da noi conta moltissimo la filosofia di vita, la disciplina che ti ispira anche nelle giornate normali, non solo nello sport». Il suo colpo migliore? «Il kizami zuki. Ovvero il pugno in rotazione, improvviso, in avanti. Quello del maestro Ofelio è invece il mae geri, il calcio in avanti. Lui è inarrivabile, per noi ragazzi».

L’inarrivabile, ovvero l’assessore allo sport del comune di Treviso, nonché paroliere per musica con abilitazione Siae, parla di lui con simpatia. «Francesco è ancora da forgiare, ma ha un potenziale grande. In qualità di ct della nazionale ho deciso di portarlo agli Europei Juniores e so che non mi farà fare brutta figura. Per il resto, ha il diritto di crescere passo passo».

Per arrivare dove, a cosa? «Non ho ancora le idee chiarissime, anche perché sono un po’ in ritardo con la carriera scolastica al liceo linguistico al Duca, ma mi piacerebbe far parte delle forze dell’ordine, ovvero della Polizia di Stato. Intanto potrei provare entrando come volontario dell’Esercito, poi capirò meglio se quella disciplina fa per me». Non resta che attendere.

Lattuga al forno con alici e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi