Vittorio fa festa al Veneto in fuga

Galoppata tra i colli e le viti. La tappa va al laziale Pirazzi, ma la brigata di casa si fa onore

Tanto tuonò che piovve, ma solo un’ora dopo l’arrivo. E tanto tuonò sull’altro fronte, quello delle presunte furbate del giorno prima, che... non piovve nemmeno il promesso comunicato serale dells Rcs. Insomma, sul fronte della tappa con Gavia, Stelvio e Val Martello, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. E il vantaggio in classifica della maglia rosa Quintana non viene decurtato.

A Vittorio, invece, vince uno che ci provava da 5 anni e che, non essendo una mammola, si sfoga “appendendo l’ombrello” mentre i televisionari ululano come beghine. Stefano Pirazzi, che non ha mai preteso di essere un lord, festeggia “sgruntando” assai. E festeggiano pure la città di Vittorio e la Marca, che ieri ai telespettatori sono parse più belle e partecipi che mai.

Pane, salame e prosecco sono una grande risposta alle ombre che ogni tanto s’impossessano del mondo delle due ruote. Come se solo il ciclismo facesse ricorso ai trucchi. Pane, salame e prosecco hanno fatto da abbondante viatico, ieri, a una tappa forse non importante ai fini della classifica, ma caratterizzata da una vivacissima fuga comprendente, a un certo punto, ben 6 triveneti. Chiaro che la gente, quella con un panino in mano e un calice nell’altro, ha sperato nella vittoria di un enfant du pays, ma poi a prevalere è stata la logica del buon ciclismo. E non avesse vinto un laziale, ma un belga, un australiano o un finlandese, l’applauso della gente assiepata su viale della Vittoria sarebbe stato altrettanto fragoroso. Gente franca, dalle nostre parti, capace anche di lasciarsi scappare qualche moccolo di troppo, ma solo a mo’ d’interiezione. Così nessuno ha trovato da ridire quando il Pirazzi-pensiero s’è tradotto in un’espressione gestuale colorita. «Tutti pazzi per Pirazzi», gridano i tifosi di Stefano. E non importa se le sue fughe son passate alla storia come “impossibili”. La sua tirata di 1,3 chilometri con la muta degli inseguitori a fender li fianchi con l’agute scane (Dante), dà tono e drammaticità ad un finale che comunque è stato tra i più belli della corsa rosa.

Siccome è bello puntualizzare le cose buone, allora diciamo che la squadra del vincitore, la Bardiani, tutta italiana e ammessa solo per invito, ha vinto già tre tappe, ovvero quante la Orica Greenedge stramilionaria.

E dato che ci siamo, ci scappa anche di rammentare che nella fuga decisiva della tappa da Sarnonico a Vittorio Veneto, c’erano ben sei ex portacolori della trevigianissima formazione dilettantistica trevigiana Zalf Euromobil Fior. Compreso il vincitore, anche se la sua avventura a Castelfranco Veneto era durata appena quattro mesi. Oggi si corre fuori Marca. Domani ci si torna. Aspettiamo la sentenza del Grappa. (a.f.)

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