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Gatto: ora sogno il Fiandre

Ciclismo. Il professionista trevigiano è alle stelle dopo il successo sul pavé

2 minuti di lettura

Il primo graffio del nuovo anno, il primo della carriera al Nord. Oscar Gatto mette nel sacco l'Attraverso le Fiandre, domando 13 muri della Ronde. Che, dopo La Panne, è il prossimo importante traguardo d'inizio stagione. Il 28enne di Altivole, che da quasi un anno vive a Montecarlo, dove si allena con l'ex compagno Pozzato, parla degli obiettivi del 2013. Forse l'annata della svolta per il talento della Vini Fantini.

Gatto, cosa cambia dopo questa vittoria?

«Magari sono adesso più consapevole dei miei mezzi, mi rendo conto di ciò che posso fare. Essere davanti e vincere in un simile contesto, psicologicamente può darti tanto».

Sarai fra i più attenzionati il 31 marzo, giorno di Pasqua, al Giro delle Fiandre.

«Bisogna essere realisti. Il percorso è solo in parte paragonabile alla classica di Waregem che ho vinto, perché aumentano i muri e ci sono soprattutto 60 km in più. Qualitativamente più difficile, pensando al lotto degli avversari. Non è che mercoledì non ci fosse nessuno... Però con Boonen, Pozzato e Cancellara, la storia cambia. Nel ciclismo globalizzato di oggi, è complicato vincere ovunque. Ancor di più, il discorso vale per il Fiandre».

Cosa prometti per la Ronde?

«M'impegnerò, cercherò di lottare con i migliori, arrivando magari davanti con i primi 10. In modo da trovarti lì, quando conta, come l'altro giorno. Se posso vincerla? Meglio restare con i piedi per terra. Ho dimostrato di essere in condizione, ma al Fiandre cambia tutto».

L'anno scorso, nella prima parte di stagione, eri stato piuttosto scalognato.

«Mercoledì ho superato però indenne lo stesso muro, dove nel 2012 avevo forato all'Harelbeke... Qualcosa forse vorrà dire. Sono corse che mi piacciono, mi affascina il pavé e l'atmosfera del Belgio nel suo complesso».

Domenica ti eri piazzato 20esimo in una Sanremo da tregenda, hai recuperato in fretta...

«Mi sento bene, ho raggiunto una buona condizione, anche un po' in ritardo rispetto alla stagione passata. Il freddo lo soffro poco, quasi nulla rispetto alla media del gruppo. Magari a Waregem, mi ha aiutato pure il clima».

A proposito, ci descrivi la corsa?

«Pioggia ghiacciata e vento. Tensione e fin da subito battaglia con il coltello fra i denti. Ho forato pure stavolta: ho pensato, va male pure oggi. È successo dopo 86 km, sul Nuovo Quaremont, asfaltato. Sono stati bravi i compagni ad aspettarmi. Fra questi, il belga Hulsmans, che per me è un TomTom, conosce ogni via e strappo. Mi ha guidato lui. Davanti siamo rimasti in 15, poi 10. Quando è partito Voeckler, temevo fosse finita. Poi avevo paura di Stannard. Sono rimasto a ruota, ho deciso di partire lungo ed è andata».

C'è una dedica speciale?

«Al team manager Angelo Citracca. Mi ha sempre voluto bene, mi tratta come un Dio, non mi fa mancare mai niente. Dato che ci sono, la dedica è anche per la moglie di Angelo, Ilaria, segretaria tuttofare per la squadra».

I tuoi programmi?

«Dopo il Fiandre stacco e riprenderò al Turchia. Poi il Giro. Approfitterò del periodo di pausa, per studiare e visionare qualche arrivo della corsa rosa».

Che sarà il tuo obiettivo successivo...

«La mia stagione è suddivisa in tre fasi. La prima con Sanremo e corse al Nord. Il secondo bersaglio è il Giro, dove proverò a centrare una tappa (nel 2011, trionfò a Tropea, ndr). Infine, il terzo è il mondiale di Firenze: vorrei meritarmi la convocazione».

Mattia Toffoletto

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