Fulvio Maleville l’anima inquieta dell’atletica

Fulvio Maleville (in foto), classe 1955, un tempo atleta ecclettico, poi manager infaticabile, tecnico esuberante e polemico, che attraverso una genialità ribelle e creativa è diventato punto di...

Fulvio Maleville (in foto), classe 1955, un tempo atleta ecclettico, poi manager infaticabile, tecnico esuberante e polemico, che attraverso una genialità ribelle e creativa è diventato punto di riferimento tecnico credibile per vecchie e nuove generazioni dell'atletica trevigiana. Da ottimo triplista vestì anche la maglia azzurra. Ha da poco fondato la Nuova Atletica San Lazzaro.

«Da noi», precisa, «affluiscono atleti di varia estrazione societaria; l’atleta deve stare al centro del sistema e noi vogliamo offrirgli un sostegno tecnico qualificato, collaborando anche con altri sport e società. Per ora abbiamo solo 6 atleti tesserati. Vogliamo formare il gruppo giovanile senza fretta. Non siamo interessati a buttarci a testa bassa nella mischia di un’attività giovanile caratterizzata da un’esasperata rincorsa alle prestazioni».

Come è lo stato di salute dell’atletica leggera nostrana? «Il movimento trevigiano ha la sua vera forza nei giovanissimi, tra i quali sono molte le società a svolgere attività e a voler emergere. Le potenzialità perdono vigore quando i ragazzi si affacciano alle categorie superiori. Purtroppo l’esasperazione agonistica va di passo con la specializzazione precoce e manca di creare nei ragazzi le corrette basi per la loro futura costruzione. Vi è poi una certa inadeguatezza tecnica nel saper qualificare gli atleti e questo non agevola l’evoluzione del movimento in provincia nelle categorie superiori».

Cosa vede, alla luce della sua esperienza, nel futuro? «Nulla di eclatante. L’atletica in 40 anni ha sempre gli stessi limiti. Non si conosce in modo adeguato cos’è l’attività a un certo livello e questa condizione impedisce di progettare l’azione di rinnovamento e rilancio di una delle provincie più effervescenti d’Italia. Di fondo c’è sempre stata l’errata percezione che basti mettere insieme la gente e cambiare casacca la domenica per fare una società di riferimento. Se ciò è possibile fino alla categoria allievi, dove il talento è in grado di far reggere il sistema; dopo diventa impossibile. Nonostante tutto la Marca in questi anni ha prodotto un discreto numero di buoni atleti, soprattutto nelle categorie assolute. In provincia abbiamo validissimi allenatori, che hanno prodotto ottimi atleti dagli allievi in su. I tecnici andrebbero però seguiti ed accompagnati in un percorso di appropriazione didattica».

Cosa è cambiato dai tempi in cui era sulle piste da atleta? «Oggi forse c’è una maggior presenza dei genitori in campo. Da un lato il fenomeno appare positivo, dall’altro crea problemi a chi non riesce soddisfare le aspettative della famiglia. Questa condizione dovrebbe spingere noi tecnici ad evolvere, farci trovare più preparati culturalmente e professionalmente quando andiamo in campo ad operare con i ragazzi».

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