Suicidio assistito di Elena, il vescovo: «Vicini a chi soffre»

Il vescovo Michele Tomasi

Ecco la lettera di monsignor Tomasi che sarà letta domenica durante le messe: «Continuiamo ad allearci affinché chi più soffre possa trovare accanto a sé presenze amiche e competenti, perché non prevalgano solitudine e impotenza, perché si possano continuare a offrire concretamente a tutti ragioni di speranza»

SPINEA. E’ con una lettera al parroco di Spinea e, attraverso di lui, alle parrocchie della città e alla diocesi tutta, che il vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, interviene sul recente caso di suicidio assistito di una donna di Spinea: l’imprenditrice Elena Altamira, 69 anni, malata di cancro, che ha deciso di por fine alla sua esistenza in una clinica svizzera accompagnata da Marco Cappato.

Le parole del vescovo invitano alla preghiera, alla vicinanza e all’alleanza nel sistema della cura.

Elena: "Vi spiego perché ho deciso di andare a morire in Svizzera con il suicidio assistito"

Don Angelo Visentin, parroco di Santa Bertilla e di Crea, domenica 7 agosto  leggerà il messaggio del vescovo a tutte le messe, insieme a don Riccardo Zanchin, parroco della comunità dei Santi Vito e Modesto.

«Ringrazio il vescovo per queste parole», sottolinea don Angelo, «e in particolare per l'invito, rivolto a ciascuno, alla preghiera e alla vicinanza nei confronti di chi soffre, all'accompagnamento e alla cura di ogni vita. Come comunità cristiana di Spinea vogliamo fare nostro questo appello».

LA LETTERA DEL VESCOVO

Caro don Angelo,

mi comunichi di domande e di inquietudini nella tua parrocchia in seguito alle notizie riportate dai mezzi di comunicazione di un suicidio assistito da parte di una signora di Spinea.

È sempre difficile prendere posizione su casi personali singoli, perché è quasi impossibile riconoscere i drammi, le fatiche le sofferenze legate a scelte, soprattutto se dolorose ed estreme. In questo caso a maggior ragione, non conoscendo, dei fatti, se non quanto riportato dai mezzi di comunicazione.

Il primo moto è quello della preghiera, per tutte le persone coinvolte, per quanti stanno ora soffrendo, in un momento sicuramente impegnativo. Alla comunità diocesana tutta, alle parrocchie di Spinea in particolare, chiedo di continuare ad associarsi a questa preghiera.

A tutti noi un invito ad assumerci le nostre responsabilità, affinché possiamo essere sempre di più testimoni e promotori di competenza, rigore scientifico e profonda umanità nel sistema delle cure rivolte alle persone che più soffrono, per quanti vivono le situazioni più vulnerabili dell’esistenza.

Persone singole, famiglie, comunità, istituzioni, tutti insieme continuiamo ad allearci affinché chi più soffre possa trovare accanto a sé presenze amiche e competenti, perché non prevalgano solitudine e impotenza, perché si possano continuare a offrire concretamente a tutti ragioni di speranza.

C’è tanto cammino da percorrere insieme, ci sono tante risorse da impiegare, c’è tanto coraggio e coinvolgimento personale da osare e da condividere, anche con coloro che formano e informano su temi di immensa rilevanza e responsabilità che toccano sensibilmente i confini dell’esistenza umana.

Sosteniamo con amore la vita più fragile, accompagniamo con caparbietà chi ha bisogno di non essere abbandonato, prendiamoci cura di ogni vita. Il Signore Gesù, Crocifisso e Risorto ci sostiene sulla strada che Lui stesso ci apre e ci mostra: il dono pieno di sé apre a possibilità inedite, dona di sperare anche contro ogni speranza. E ogni dono d’amore riceve forza dalla presenza del Risorto.

Preghiamo ed impegniamoci insieme, prendiamoci cura gli uni degli altri.

 Michele Tomasi

Vescovo

Treviso, 5 agosto 2022

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