A Torino show in vista: «Nibali può fare il colpo. E dico Bardet in rosa a Verona»

Romain Bardet (Dsm), il favorito per Beppe Conti

Cuneo, Torino, Cogne: Beppe Conti, opinionista Rai, ci guida alla scoperta delle tre frazioni tra Piemonte e Valle d’Aosta. “Affollamento in vetta? Mi ricorda il Giro 1981”

GENOVA. Tre tappe tra Piemonte e Val d’Aosta, fine della seconda settimana, tempo di primi verdetti a Ovest. Tra passato, presente e futuro Beppe Conti, torinese 70 anni, una vita a Tuttosport e ora opinionista Rai, è l’apripista perfetto alle prossime tre tappe.
Venerdì 20 maggio a Cuneo?
«Fuga da lontano o volata, non si scappa. La tappa è facile, ma Cuneo ritorna centrale nell’economia del Giro dopo l’abbuffata dal 1990 al 2005, quando il cuneese entrò prepotentemente sulle mappe del Giro capendo prima di altri, grazie a Ferruccio Dardanello come il ritorno d’immagine di un territorio grazie al Giro non abbia eguali. La corsa rosa è sempre la corsa rosa con le località dello stivale che fanno a gara per averlo».

Beppe Conti, 70 anni, opinionista Rai al Giro e storia penna del ciclismo


Poi sabato a Torino la musica sarà diversa.
«Completamente. Per fortuna dovrebbe esserci bel tempo perché il circuito di 36 km a Torino da ripetere due volte con il colle di Superga e la Maddalena farà male. Curve, salite. E anche discese dove uno come Nibali potrebbe tentare il colpo. Sarebbe bellissimo farlo dove vinse il Giro 2016».
Il peso della città al Giro?
«Enorme. Un esempio: nel 1961, centenario dell’Unità d’Italia, la corsa partì da Torino con addirittura due squadre, la Carpano e la Baratti. Torino ha espresso corridori come Defilippis, Coletto, Conterno, Balmamion, c’erano il motovelodromo, gare per giovani. Tutto fagocitato da Toro e Juve».

Nibali (Astana) all'arrivo sul Blockhaus


Fine del tris: domenica a Cogne tre belle montagne.
«E qualcuno potrebbe pagare la tappa di Torino che sarà molto dispendiosa anche dal punto di vista nervoso. Si partirà da Rivarolo Canavese, terra di quel Franco Balmamion che a 82 anni si gode ancora le maglie rosa del 1962 e 1963, ultimo degli italiani a vincerne due consecutivi».

La storica vittoria al Tour 1992 di Chiappucci

Nel suo “Ciclismo a Sestriere, le grandi sfide”, in abbinata in questo periodo con i giornali Gedi, racconta le imprese su quella montagna: tra la cavalcata di Coppi nella Cuneo-Pinerolo 1949 e quella di Chiappucci al Tour 1992?
«Coppi fece l’impresa del ciclismo, quella di Chiappucci mi resta nel cuore. Io e il collega Gianfranco Josti seguimmo con l’auto il “Diablo” che a un certo punto riuscì ad avere 7 minuti di vantaggio su Indurain prima che Bugno avviasse l’inseguimento. Al traguardo Umberto Agnelli mi disse che mai aveva visto così tanta gente in quella località».
Conti, c’è grande affollamento in vetta. Si ricorda di un precedente simile?
«Forse nel 1981, l’anno di Battaglin. Ma attenzione, da qui a domenica le cose cambieranno».
Chi vincerà il Giro?
«Bardet, Carapaz e Almeida: ecco il mio podio». Fosse così immaginate che battaglie in quest’ultima settimana.

a.simeoli@messaggeroveneto.it

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