Dainese spezza l’incantesimo nella città del Tricolore

Alberto Dainese (Dsm) trionfa a Reggio Emilia

Il corridore di Abano Terme della Dsm batte in volata Gaviria, Consonni e Demare. “Dedicata a tutti quelli che hanno creduto in me”

REGGIO EMILIA. Si chiama Alberto Dainese, è un padovano di Abano Terme Ha 24 anni, la faccia pulita d’un giovane che ha coronato il suo sogno. Prima tappa vinta al Giro, la corsa finora più importante della carriera. Prima frazione vinta da un italiano in questa corsa rosa, un trionfo, guarda caso, ottenuto a Reggio Emilia, la città del Tricolore.

Ma, soprattutto, il veneto ha fatto un capolavoro tecnico in volata, dimostrando potenza e scaltrezza degna d’un grande sprinter.

La volatona di Reggio Emilia

Tappa piattissima, il belga Dries De Bondt (Alpecin-Fenix) che sogna il colpaccio ma viene preso dal gruppo affamato all’ultimo chilometro. La Groupama di Arnaud Demare prepara alla grande il botto, Fernando Gaviria (Uae), rabbia di uno che vuole tornare a vincere al Giro dopo anni, pregusta il sorpasso. Ma non fa i conti con Dainese. Spettacolare.

Rimonta poderosa, sorpasso anche a Simone Consonni (Covidis), che punta a fare lo stesso. E vittoria. Netta. Bellissima. Un dato preso da Velòn, la “bibbia” del ciclismo tecnologico: Gaviria ha raggiunto in volata una velocità massima di 75 km/h sprigionando 1.500 watt di potenza.

Festa grande in casa Dsm a fine tappa

Dainese ha fatto di più. È salito sul podio, ha trovato la bottiglia di Prosecco aperta per evitare guai, ma vista l’origine veneta se la sarebbe cavata, poi si è “sciolto”, prima al “Processo alla tappa” Rai, quindi davanti ai giornalisti. Intanto in tv s’è preso i complimenti d’un grande come Alessandro Petacchi e di una conterranea come la brava Giada Borgato. Poi ha raccontato: passione per il basket da bimbo (ha ancora un canestro in giardino ad Abano), non cresce, si butta sul ciclismo perché a casa dei nonni guarda le corse in tv.

La festa di Dainese sul podio

«Ho iniziato col ds Ciano alla scuola ciclismo del Vo Euganeo, poi Zalf Fior, Padovani e dilettanti alla Zalf». Talento, vittorie, piazzamenti.

«Ho corso due anni alla Academy in Olanda - spiega –. Ho imparato tanto là, così come in Italia. Il nostro movimento dicono che sia in crisi, ma invece ci sono talenti e risultati».

Campione d’Europa ad Alkmaar nel 2019 è passato professionista con l’olandese Sunweb, poi diventata Dsm. «Due anni duri – continua – nel 2021 un secondo posto e due terzi alla Vuelta». E questo Giro in salita, fino alla mattna di mercoledì 18 maggio in Romagna.

«Non mi sentivo bene e non avrei dovuto nemmeno fare la volata, puntavamo su Kool. Invece Romain Bardet, il nostro capitano, mi ha pilotato alla grande e ho coronato il mio sogno». Inevitabili le dediche: «A tutti quelli che hanno creduto in me – spiega Alberto – ai miei genitori, alle mie due sorelle, ai miei nonni».

Ora batte gente come Gaviria, Demare («Lo ammiro molto, lo so è francese, ma è così»), Cavendish. S’è preso i complimenti di Petacchi («sei solo all’inizio, continua così», gli ha detto Alejet), dice di preferire lo spritz con l’Aperol invece che il Campari, e chissà, con la il bel carico di consapevolezza con cui ha lasciato la città del Tricolore strizza l’occhio alla scontata volata di casa a Treviso, fra una settimana. Ripensando a quando all’inizio a casa dei nonni le corse in tv gli sembravano solo noiose .

Piccola novità nella generale: Richard Carapaz (Ineos) sprinta a un traguardo volante e rosicchia 3”, sale al secondo posto a 12” dalla maglia rosa Juan Pablo Lopez (Trek), che oggi verso Genova darà spazio ai fuggitivi di giornata e se la caverà.

a.simeoli@messaggeroveneto

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